Things that surround us - Biennale Teatro 2018 (Venezia)

Scritto da  Sabato, 04 Agosto 2018 

Dopo aver presentato la sua opera prima “Allege” le due sere precedenti, il coreografo, performer e regista Clément Layes mette in scena per la prima volta in Italia “Things that surround us” (2012), performance con tre interpreti e un gran numero di oggetti. La rappresentazione è incentrata sul ciclo degli oggetti e sulla loro circolazione nella nostra società, dalla creazione allo scarto come rifiuto. Come in “Allege”, alcuni gesti che nella quotidianità diamo per scontati si palesano qui come assurdi, con l’augurio dell’autore che attraverso l’arte possa nascere una qualche forma di consapevolezza per un cambiamento.



THINGS THAT SURROUND US
idea e coreografia Clément Layes
performance e coreografia Felix Marchand, Ante Pavic, Vincent Weber
oggetti e palco Marinus van Eldik
luci Ruth Waldeyer
musica Tian Rotteveel
drammaturgia Florian Feigl
assistente alla coreografia Jasna L. Vinovrski
stampa e produzione björn & björn
una produzione di Public in Private - Clément Layes
in coproduzione con Sophiensæle Berlin e Workspace Brussels
finanziato da Governing Mayor of Berlin - Senate Chancellery - Cultural Affairs e Fonds Darstellende Künste e. V.
si ringraziano BSR, Haver & Boecker, Alfred Kärcher GmbH e Kärcher Center Benne

 

In continuità con la performance “Allege”, incentrata sull’uso insensato delle risorse naturali nel nostro sistema socio-economico, “Things that surround us” pone l’accento sull’assurdità dell’uso compulsivo degli oggetti per cui molte di quelle risorse vengono impiegate. In una sorta di e- (o in-)voluzione delle economie umane, fino a un certo punto non esisteva il concetto di rifiuto perché la risorsa utilizzata ricominciava il suo ciclo: come il ciclo naturale dell’acqua o quello dei nutrienti nell’agricoltura tradizionale, che con le feci di chi si è nutrito tornano alla terra per concimare ancora.

Ad un certo punto, però, tutto comincia a durare meno, serve sempre più materiale vergine e l’intero spazio (col palcoscenico a rappresentare la superficie terrestre) viene inondato di scarti. Dalla fabbrica alla città all’oceano, la plastica e altri materiali fastidiosi rovinano l’aria, la terra e la vita; non è un caso che la platea venga dotata di mascherine per affrontare il delirante crescendo della performance/economia, mentre la temperatura sale (quella interna come quella globale) e gli strati di vestiario vengono meno, almeno tra gli interpreti.

Come ci fa notare l’autore, l’arte vuol qui controbilanciare delle attività economiche assurde; le cose che ci circondando e che usiamo ci fanno muovere, “rendendoci parte di una coreografia”. L’impegno e la scrittura di questa performance risulta ammirevole, e la sua rappresentazione molto apprezzabile.

Difficile non venir scossi e non riflettere criticamente sul vicolo cieco che stiamo percorrendo lasciando alle spalle ciò che più non ci serve e che meno ci aggrada, e sulla via d’uscita che ci viene indicata: sebbene ciò implichi il sacrifico di tapparci il naso lungo il percorso da noi stessi minato e di prendere ispirazione da ciò che siamo stati, l’autore appare alquanto ottimista e sembra suggerirci che ce la possiamo fare.

 

Tese dei Soppalchi - Sestiere Castello, Campiello Tana 2169/F, 30122 Venezia
Per informazioni e prenotazioni: telefono 041 5218711; e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari spettacoli: 27/07/2018 ore 21.15
Biglietti: intero 26.50€, ridotto (over 65, under 26, studenti e altri requisiti) 21.50€
Durata spettacolo: 60 minuti

Articolo di: Silvio Cristiano
Grazie a: Ufficio stampa Elsa Dubois
Sul web: www.labiennale.org/it/teatro/2018

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