The Rerum Natura - Nuovo Teatro Nuovo (Napoli)

Scritto da  Italia Santocchio Sabato, 23 Giugno 2012 
The Rerum Natura

Dal 18 al 20 giugno. Cos’è che unisce la vita e la morte? Dio. All’inizio vi fu il logos primordiale, la vita madre. Questo dio superiore non ci ha lasciati soli nella vita, ci ha fornito di un ottimo decalogo di sopravvivenza, ma ci ha abbandonato nella conduzione della via che porta alla morte.

 

 

Produzione Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia

in coproduzione con Babilonia Teatri

THE RERUM NATURA progetto speciale da The End

di Enrico Castellani, Valeria Raimondi

creazione Babilonia Teatri

prima assoluta

 

In un società priva di valori veri, dove quelli che permangono rappresentano solo l’attaccamento a tradizioni che non rispettiamo o che ipocritamente rispettiamo senza farle veramente nostre, per senso comune, perché sono giuste e vanno assecondate, “The Rerum Natura” si fa portatore di un’ univoca voce, ci dice svegliamoci, e interroga il suo dio sulla croce, in un primo momento smantellato e calpestato, successivamente ricomposto e messo al centro della scena. È nel paragone della fiera delle apparenze e delle vanità che si sente la sua carica espressiva, è in una bambina che si interroga sulla vita moderna, sulla trasposizione di sè negli alter ego moderni dei profili Facebook che sopravvivono alla carne stessa, su come ogni cosa appartenente al mondo dell’ immagine o dei cartoni rimanga eterna e non si evolva. L’età dell’infanzia cerca di sfuggire alla morte, trovando nell’immaginazione un eterno ritorno, una protezione ed un nascondiglio che solo nei sogni da piccoli riusciamo a scovare.

Ma lo spettacolo attraversa anche le altre età fondamentali, mostrandoci una donna di età adulta che sfugge alla morte tenendo lontano da sè i suoi più prossimi congiunti, i propri genitori, perché coloro che sono ormai alla fine non debbono angosciare la vita con il loro “puzzo di morte”. Il senso di crudeltà è così efferato nel senso comune, ci allontaniamo da chi amiamo solo perché ormai la vecchiaia e la morte gli è così vicina che abbiamo paura di infettarcene, abbiamo demandato ad altri il peso e la croce delle sofferenze di chi ci ha dato la vita, in nome della vita stessa.

E infine l’ultimo grido è quello di una donna anziana, che non vuole abbandonarsi in modo inconsapevole alla morte, che ripudia la falsità della macerazione della carne, della trasformazione da essere umano a bestia, una volta che si è persa ogni funzione vitale e decisoria del proprio avvenire e non rimane che spegnersi nel tempo più veloce possibile. Ci ostiniamo a non vedere e a non voler sentire, perché la vita ripudia la morte e tutto ciò che le assomiglia, perché è la non conoscenza che ci spaventa e la ricerca di una regola che ci salvi, che ci renda al sicuro, è solo questo quello che vogliamo.

È la morte allora che diventa assoluzione, pace e vita. Perché come diceva Curzio Malaparte “vivere è diverso da salvare la pelle”, c’è gente che ogni giorno, abbandonata a se stessa, salva la pelle un altro giorno ancora e forse anni, ma è l’involucro a salvarsi mentre il contenuto si è spento molto tempo prima.

Particolarmente bella è la scenografia, essenziale e funzionale, di questo spettacolo, il gioco di ombre e luci, di raggi di sole accecanti e di simboli. La prova attoriale eccellente, vi sono tre bravissime interpreti in scena e circa un’ora di spettacolo per emozionarsi.

 

Teatro Nuovo (Sala Assoli) - via Montecalvario 16, 80134 Napoli

Biglietti: biglietti singoli intero € 25, universitari e over 65 € 15, possessori Card generica (verde) 2010/2011 € 18, possessori Card professionale (rossa) € 10

Durata: 50 minuti

 

Articolo di: Italia Santocchio

Grazie a: Viola Tizzano, Ufficio stampa Napoli Teatro Festival

Sul web: www.napoliteatrofestival.it

 

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