The Pride - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Venerdì, 04 Dicembre 2015 

Enigmatico e provocatorio, «The Pride» è il testo scelto da Luca Zingaretti per misurarsi nuovamente con la regia teatrale. Questa volta, l’artista romano si è cimentato con un lavoro che esplora tematiche di varia natura: la ricerca dell’ identità sessuale, l’amore, il tradimento, il perdono. In scena al Teatro Argentina, lo spettacolo sarà replicato fino al 6 dicembre.

 

Zocotoco srl presenta
THE PRIDE
di Alexi Kaye Campbell
traduzione di Monica Capuani
con Luca Zingaretti, Maurizio Lombardi, Valeria Milillo, Alex Cendron
scene Andrè Benaim
costumi Chiara Ferrantini
luci Pasquale Mari
musiche Arturo Annecchino
regia Luca Zingaretti

 

Tre i personaggi coinvolti, due le ambientazioni scelte, tante le tematiche affrontate in modo più o meno diretto. «The Pride», in scena al Teatro Argentina dal 24 novembre al 6 dicembre, è un testo molto particolare che accende i riflettori su diversi argomenti, tutti connotati da un certo livello di complessità. Il lavoro, diretto ed interpretato da Luca Zingaretti, non si concentra solo sulla tematica dell’omosessualità, che è comunque il perno di tutta la struttura narrativa, ma anche su altre questioni fortemente intricate come l’onestà intellettuale, la ricerca della sincerità con se stessi, la capacità introspettiva, la fedeltà, il perdono, i pregiudizi, le sfaccettature dell’amore.

Il drammaturgo contemporaneo Alexi Kaye Campbell, autore di questo scritto provocatorio, mette a confronto due situazioni molto diverse fra loro, ambientate in epoche storiche distanti. Allo stesso tempo, però, si avvale di un registro che compie rimandi continui fra le scene in termini di analogie linguistiche e comportamentali. La prima situazione raccontata, per cominciare, è ambientata a Londra, nel 1958, nel salotto di Sylvia (Valeria Milillo) e di Philip (Luca Zingaretti), una coppia borghese senza figli che si sta intrattenendo con un ospite di riguardo, lo scrittore Oliver (Maurizio Lombardi), in attesa di cenare nel ristorantino individuato per l’occasione. Lei è un’illustratrice, con un passato da attrice di un certo livello. Lui, è un agente immobiliare, che ha rinunciato da tempo alle proprie profonde aspirazioni per prendere in mano la ditta familiare. L’ospite, invece, è un autore di libri che ha scelto di rivolgersi ad un pubblico di ragazzi perché quella è la condizione che, a suo dire, permette di raggiungere una libertà assoluta. Gli uomini si trovano a dover sostenere la conversazione perché pungolati in tal senso da Sylvia, che tiene oltremodo al fatto che fra i due si crei un’armonia. Non si capisce bene per quale ragione la donna sia così concentrata sul buon esito del rapporto, fino a quando non emergerà che fra i due maschi l’intesa va ben oltre una naturale e semplice simpatia.

Nella seconda scena, collocata sempre nella capitale britannica, ci si trova ai giorni nostri, nel 2015. Qui, la situazione è più chiara e lineare. Oliver (ancora Maurizio Lombardi) è un cronista gay che non riesce a non tradire il proprio compagno Philip (Luca Zingaretti) e, di quando in quando, si lascia andare ad incontri occasionali, talvolta anche piuttosto sordidi. Stanco di sopportare la sofferenza che l’infedeltà gli provoca, il fidanzato pluri-ingannato decide di andare via di casa. Fra loro, il ruolo di intermediario è affidato a Sylvia (Valeria Milillo), un’amica comune interprete di teatro che si immola alla causa del suo egoista amico giornalista, sacrificando in qualche misura anche la propria vita privata.

Dunque, i tre personaggi lottano per ottenere ciò che consente loro di essere felici. Ma in che modo? Si arrendono di fronte a quello che vedono e lo accettano? O piuttosto cercano vie più o meno tortuose per negare l’evidenza? L’interrogativo, mai banale e sempre attuale, chiama in causa un po’ tutti. Se scegliere la strada da percorrere nel corso della vita non è mai facile, figuriamoci quanto sia problematico dover attuare un cambiamento di rotta, soprattutto quando questo mette in gioco la profonda identità dell’individuo.

Apparentemente le due realtà descritte si assomigliano ben poco, fatta eccezione per i nomi dei protagonisti e per l’argomento al centro della vicenda. Ma, nel corso della pièce, si assiste ad un continuo rimando di situazioni ed assonanze, facendo scivolare i quadri scenici come in un gioco di dissolvenze: i personaggi, che possiedono sempre gli stessi nomi e sono interpretati dagli stessi artisti, sembrano essere l’uno lo specchio dell’altro e si inseguono in un gioco di luci ed ombre. Poi, per esempio, Sylvia, da un lato è una talentuosa ex attrice che ha scelto di rinunciare al teatro, nell’altro riesce a perseguire il proprio sogno artistico arrivando a vestire i panni di Viola nello spettacolo «La dodicesima notte» di Shakespeare. Oliver nelle due situazioni ha a che fare con la scrittura: nella prima, infatti, è un romanziere, nella seconda un giornalista. Philip, che nella vicenda ambientata nel 1958 è un immobiliarista che reprime la propria creatività, nel 2015 trova modo di dare sfogo al proprio estro sviluppando una forte attitudine verso la fotografia e diventando un photoreporter. In entrambi i casi poi, è il personaggio interpretato da Maurizio Lombardi, scrittore-giornalista, a rincorrere il partner omosessuale chiedendo in un caso di uscire allo scoperto, nell’altro di tornare a vivere la propria relazione passando sopra le varie disavventure.

Il lavoro ha l’ambizione di scendere molto più in profondità di quanto non possa apparire ad una prima lettura. Indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, infatti, ci si ritrova sempre a dover fare i conti con il grande interrogativo della vita: cosa si vuole veramente e quanto si è disposti a mettersi in gioco per trovare la propria identità. L’allestimento, che pecca della scelta di voler adottare un linguaggio fin troppo esplicito, si avvale della scenografia di Andrè Benaim: classica nella prima ambientazione, molto evocativa nella seconda.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: poltrona intero € 30, ridotto € 28; palchi platea I e II ordine € 25 intero, € 23 ridotto; palchi III, IV e V ordine intero € 20, ridotto € 18; loggione € 12
Durata: 2 ore e 5 minuti

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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