The History Boys - Teatro India (Roma)

Scritto da  Venerdì, 11 Maggio 2012 
The history boys

Dal 2 al 13 maggio. Una delle più celebri commedie del drammaturgo inglese Alan Bennet, “The History Boys”, debutta finalmente a Roma con il suo primo allestimento italiano, che porta la prestigiosa ed inconfondibile firma di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani. Un testo drammaturgico brillante, acuto ed ironico, magistralmente portato in scena con istrionico entusiasmo e sapiente energia, per interrogarsi sull’intrinseco valore della cultura e sul suo rapporto col superficiale cinismo della società contemporanea, sui differenti indirizzi didattici e pedagogici, sul complesso rapporto tra autenticità e verosimiglianza, veridicità e ambiziosa ricerca di affermazione sociale, professionale ed emozionale da parte dell’individuo.

 

Produzione TEATRIDITHALIA presenta

THE HISTORY BOYS

di Alan Bennett per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani

traduzione Salvatore Cabras e Maggie Rose

con Elio De Capitani (Hector), Ida Marinelli (Mrs Lintott), Gabriele Calindri (Il preside), Marco Cacciola (Irwin), Giuseppe Amato (Scripps), Marco Bonadei (Rudge), Angelo Di Genio (Dakin), Loris Fabiani (Lockwood), Andrea Germani (Timms), Andrea Macchi (Crowther), Alessandro Rugnone (Akthar), Vincenzo Zampa (Posner)

luci Nando Frigerio

Spettacolo vincitore di 3 Premi Ubu 2011: Miglior spettacolo, Miglior attrice non protagonista a Ida Marinelli, Nuovi attori under 30 al gruppo dei ragazzi

 

The History BoysUn’opera teatrale di indubbia profondità, caratterizzata da molteplici livelli di lettura ed arricchita da un florilegio di citazioni che attingono alle fonti più disparate (romanzi, poesie, film, canzoni anche di ascendenza decisamente pop) in una costante e perfettamente armonica mescolanza tra cultura alta e popolare, che stupisce per l’effervescente pastiche stilistico che ne scaturisce. Forse proprio questo rappresenta il segreto di “The History Boys”, pièce accolta in patria da un trionfale successo di critica e pubblico tanto da aggiudicarsi ben sei Tony Award, trasformata poi in una pellicola cinematografica con lo stesso regista ed il medesimo cast della versione teatrale ed infine presentata nel nostro paese durante la scorsa stagione, nell’allestimento prodotto dalla compagnia del milanese Teatro dell’Elfo, grazie al sempre lucidissimo ed originale sodalizio artistico tra Ferdinando Bruni e Elio De Capitani. Una reinterpretazione del testo drammaturgico inglese rispettosa e al contempo vigorosamente personale, tanto da conquistare senza riserve l’autorevole giuria del Premio Ubu che l’ha insignita del titolo di “Miglior spettacolo”, riconoscendo al contempo a Ida Marinelli il titolo di “Miglior attrice non protagonista” e all’intero gruppo degli otto giovani interpreti - gli history boys appunto – quello di “Migliori nuovi attori under 30”.

Con sostanziale unità di luogo le vicende narrate si svolgono interamente nell’edificio scolastico di Sheffield tra le cui mura si deciderà, per un imprevedibile intrecciarsi dei sentieri imperscrutabili tracciati dal destino, il futuro di un manipolo di vulcanici studenti e dei loro bizzarri ed appassionati insegnanti. Otto adolescenti, dai caratteri diametralmente dissonanti ma fra loro estremamente affiatati, hanno conseguito il diploma a pieni voti ma, una volta varcato tale traguardo, si dispiega immediatamente dinanzi a loro un altro obiettivo ben più difficile ed angosciante: superare l’esame di ammissione ai college di Oxford e Cambridge, sicuro lasciapassare per un fulgido avvenire professionale. Nel frattempo i ragazzi si trovano ad affrontare i primi turbamenti esistenziali, che tradizionalmente accompagnano la naturale transizione dalla giovinezza alla maturità: la scoperta del sentimento e della sessualità, il conflittuale rapporto con la fede, l’insofferenza nei confronti dell’autorità, l’incertezza sul percorso di vita da intraprendere.

Giuseppe AmatoA sostenerli con generosità, affetto e uno spirito educativo indiscutibilmente moderno il loro professore di inglese Hector (interpretato da un irresistibile, carismatico ed emozionante Elio De Capitani), a cui viene affidato il compito di tenere una classe di “cultura generale”. Sebbene questa stessa definizione ed il mero obiettivo del superamento di un esame costituiscano la perfetta antitesi della sua concezione di insegnamento, volta a plasmare l’animo e la coscienza critica ed umana degli studenti a partire dalla letteratura, dal cinema, dalla musica, da tutto ciò che possa costituire uno stimolo intellettuale sincero e fecondo, l’insegnante accetta la sfida: naturalmente le sue lezioni, rigorosamente tenute “a porte chiuse” con un chiavistello ben serrato a frapporsi tra la sua classe e la dozzinale grettezza del mondo esterno, manterranno il proprio carattere eccentrico, trascendendo dal puro nozionismo, per coinvolgere gli euforici allievi in improvvisazioni teatrali in francese ambientate all’interno di un postribolo, sequenze di film recitate da indovinare, poesie imparate a memoria che divengono riflesso di stati d’animo e strumento per scandagliare la propria interiorità (spaziando tra Auden, Eliot, Hardy, Houseman, Larkin e Whitman, sino a citare ripetutamente le tragedie scespiriane) ed intermezzi musicali che oscillano tra la raffinatezza concertistica e la canzonetta pop, interpretati dai ragazzi con l’accompagnamento dal vivo del pianoforte (passando da Edith Piaf a Rachmaninov, da Beethoven a Gracie Fields e ai Pet Shop Boys). Gli studenti riconoscono in questo stravagante docente un solido ed affidabile punto di riferimento e forse proprio per questo motivo gli perdonano qualche frivolezza nei metodi didattici e il suo prendersi qualche licenza di troppo, ad esempio quando riaccompagnandoli a casa in motocicletta – privilegio riservato, si badi bene, solo ai più avvenenti del gruppo! – si diverte ad accarezzarne giocosamente le parti intime.

Di ben altra pasta ci appare invece il preside Felix (personaggio macchiettistico e grottesco, dipinto con intelligenza da Gabriele Calindri), il cui unico obiettivo sarebbe quello di fregiarsi del superamento della complicata prova d’esame da parte del maggior numero possibile di studenti, in modo tale da condurre agli onori della cronaca il suo modesto liceo di una provincia polverosa ed industriale dello Yorkshire. Per questo motivo, non curandosi minimamente delle esigenze didattiche ed umane più profonde dei suoi allievi, affiancherà ad Hector un professore di storia, il giovane, rampante, apparentemente sprezzante e senza scrupoli Irwin (interpretato da Marco Cacciola), con l’intento di raffinare la loro preparazione, conferirle un taglio più aggressivo ed accattivante, all’occorrenza trascurando la veridicità storica e la correttezza metodologica, ma prefiggendosi piuttosto la finalità di stupire e catturare l’attenzione. A nulla varranno le resistenze opposte contro questo nuovo corso da parte della precedente professoressa di storia, la severa ma ironica Mrs Lintott (tratteggiata con superba eleganza e impareggiabile forza espressiva dall’ottima Ida Marinelli), unico riferimento femminile nella vita scolastica dei ragazzi, che aveva sino ad allora strenuamente coltivato in loro una coscienza individuale nell’analisi dei fatti storici e una curiosità intellettuale al di là dei percorsi preconfezionati, facendosi al contempo fiera sostenitrice di posizioni antisessiste ed egualitarie in netto contrasto con il serpeggiante maschilismo che connota sia la pièce che il contesto socio-culturale britannico dell’ultimo ventennio del secolo scorso.

Marinelli - De CapitaniDa questi presupposti si scatenerà un intreccio narrativo estremamente dinamico e coinvolgente, nell’interazione tra gli otto ragazzi, ciascuno con le proprie istanze, i propri desideri e le proprie frustrazioni, i tre docenti e l’austero preside; quest’ultimo in particolare, venuto a conoscenza delle intemperanze sessuali di Hector, coglierà immediatamente l’occasione per costringerlo ad un pensionamento anticipato, rimuovendo quel “sassolino nella scarpa” che da troppo tempo interferiva con la sua concezione antiquata, asettica e materialistica dell’insegnamento. Le conseguenze saranno imprevedibili e, tra le fragorose risate regalate dai passaggi più spassosi ed esilaranti del meccanismo drammaturgico, gli istanti di genuina commozione che inducono lo spettatore a immedesimarsi di volta in volta nei diversi caratteri presentati sul palcoscenico (la maggior parte dei quali connotati con un’affascinante ricchezza di sfumature tali da renderli personaggi a tutto tondo) e gli svariati spunti di riflessione offerti, si verificherà un’accelerazione improvvisa verso un epilogo tragico e doloroso, in qualche modo suggerito sin dall’incipit che aveva visto comparire ad introdurci le vicende un professor Irwin su di una sedia a rotelle.

La regia impetuosa e trascinante di Bruni e De Capitani esalta la ricchezza tematica e la versatilità stilistica dell’opera di Bennet (caratteristiche che ancora una volta testimoniano lo stato di grazia della drammaturgia britannica contemporanea), attraverso un caleidoscopico alternarsi di flashback, esplosivi momenti d’ensemble, intermezzi musicali suonati e cantati dal vivo, monologhi interpretati sia dai tre professori (portati in scena da De Capitani, Ida Marinelli e Marco Cacciola) che dallo studente Scripps (ne veste i panni Giuseppe Amato), il quale frequentemente sembra osservare la realtà circostante come una voce commentante esterna, un narratore onnisciente capace di farsi interprete dei pensieri e delle emozioni dei suoi compagni di classe e in definitiva di un’intera generazione. La scenografia descrive simultaneamente diversi ambienti dell’istituto scolastico – la classe di cultura generale del professor Hector, l’ufficio del preside Felix, gli spogliatoi per gli studenti – illuminandoli alternativamente e lasciando in oscurità il resto del palcoscenico. Gli attori restano in scena anche quando non direttamente coinvolti nell’azione drammaturgica, semplicemente rimanendo seduti ai margini in penombra; significativo che, proprio accanto a loro, siano state predisposte quattro sedie per ciascun estremo del proscenio ad ospitare otto spettatori che divengono così parte integrante della rappresentazione in un divertissment meta-teatrale di brillante originalità.

Amato - Di GenioEccellenti, davvero memorabili le prove recitative fornite dall’intera compagnia, ciascuna preziosa per le sue peculiarità e al contempo perfettamente integrata nella struttura essenzialmente corale dell’opera. Anzitutto un plauso calorosissimo al sempre incisivo Elio De Capitani, maestoso nel suo carisma attoriale e nella semplicità ed immediatezza con cui plasma il personaggio estremamente complesso di Hector, coinugando la sua brillantezza sopra le righe che talora sconfina in una effeminatezza dal sapore camp con la profondità del suo pensiero e della generosa vocazione didattica che contraddistingue il suo rapportarsi con gli studenti. Di primissimo livello anche le interpretazioni di Marco Cacciola - nel ruolo del suo antagonista, in apparenza granitico, sicuro di sé e spavaldo, ma che progressivamente svelerà insospettabili fragilità e numerose affinità che lo avvicineranno ad Hector e lo legheranno più intensamente del previsto ai suoi giovani allievi – e Ida Marinelli, solida, vibrante e straordinariamente espressiva in tutte le declinazioni del suo personaggio, dalla devozione dedicata all’insegnamento della storia e della coscienza civica ai propri studenti alla sua decisa adozione di posizioni antimaschiliste e progressiste.

Un’indiscutibile punto di forza dell’opera risiede poi evidentemente negli otto travolgenti ragazzi che danno vita all’affiatata compagine di studenti, in procinto di spiccare il balzo verso le difficoltà e le gioie entusiasmanti dell’età adulta: assolutamente convincenti le prove recitative di tutti loro, in particolar modo quelle di Giuseppe Amato (l’estroverso Scripps, riflessivo e profondamente religioso, personaggio particolarmente sfaccettato ed affascinante), Angelo Di Genio (il donnaiolo provocatore Dakin, ambizioso ma capace di indagare la propria interiorità con sincerità e intelligenza) e Vincenzo Zampa (il sensibile e simpaticissimo Posner, ebreo diviso tra la rigida ortodossia della sua famiglia di origine ed i primi istinti omosessuali che si manifestano nella incontenibile fascinazione per il beltenebroso Dakin).

Una pièce decisamente memorabile, che conferma il talento straripante ed il gusto ricercato di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani: tre ore di galvanizzante ironia e passione, che scorrono in maniera impetuosa e gradevolissima, suggellando egregiamente la ricchissima stagione del Teatro India che ormai volge al termine. In altre parole, categoricamente da non perdere.

 

Teatro India – Lungotevere Vittorio Gassman, Roma        

Per informazioni e prenotazioni: ufficio promozione Teatro di Roma telefono 06/684000346

Orario biglietteria: telefono 06/684000311, aperto dalle ore 17 nei giorni di spettacolo, dalle ore 15 la domenica

Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, domenica ore 18

Biglietti: intero €16,00 (+€2,00 di prevendita), ridotto €14,00 (+€1,00 di prevendita)

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma

Sul web: www.teatrodiroma.net

 

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