The Goldlandbergs - Auditorium Conciliazione (Roma)

Scritto da  Lunedì, 30 Settembre 2013 

Il Romaeuropa Festival, manifestazione che da anni seleziona con cura artisti dal panorama mondiale contemporaneo, inaugura la nuova stagione con un raffinato lavoro del coreografo Emanuel Gat, The Goldlandbergs, in scena all’Auditorium Conciliazione in prima nazionale, nelle serate del 25 e 26 settembre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

THE GOLDLANDBERGS
coreografia Emanuel Gat
creata in collaborazione con ed eseguita da Hervé Chaussard, Aurore Di Bianco, Michael Löhr, Pansun Kim, Philippe Mesia, Geneviève Osborne, François Przybylski, Milena Twiehaus
sottofondo sonoro “The Quiet in The Land”
scritto e realizzato da Glenn Gould
musiche Johann Sebastian Bach, Goldberg variations
piano Glenn Gould
scene e disegno luci creato in collaborazione con Samson Millcent
produzione Emanuel Gat Dance
coproduzione Festival Montpellier Danse 2013, Théâtre de la Ville - Paris, deSingel - International Art Campus - Anvers, Lincoln Center Festival 2014 - New York, CCN Roubaix Nord-Pas de Calais Carolyn Carlson
con il supporto di Conseil Général des Bouches du Rhône
foto Emanuel Gat

 

 

Nel suo ultimo lavoro Gat indaga la complessa natura delle relazioni umane, nelle innumerevoli modalità possibili, nei molteplici legami estemporanei che ne derivano. E lo fa al nudo di qualunque dipendenza narrativa, rinunciando ai facili effetti, ai supporti scenografici e a costumi invadenti.
Una scelta di essenzialità che compartecipa all’eleganza della creazione.

 

The Goldlandbergs è un affresco sulle energie che l’essere umano sprigiona nell’incontro coi suoi simili e all’interno di strutture sociali.

 

Punto di partenza del coreografo israeliano - come egli stesso racconta al termine della performance - è stato il documentario sonoro di Glenn Gould, The quiet in the land, concepito nel 1977 per la radio canadese. Realizzato come una creazione musicale, il documentario di Gould si ispirò ad una comunità mennonita, in particolare ad un piccolo gruppo religioso stanziato sulle sponde del Fiume Rosso, dove vivevano in un isolamento fortemente voluto e difeso.
Così come l’isolamento della comunità mennonita anela alla pace e alla purezza, lontano dai fastidi del XX secolo, così Gat depura la sua coreografia da ogni aderenza a contesti spazio-temporali individuabili, per lasciare aperte, al pubblico e agli stessi danzatori, diverse possibilità di interpretazione ed arrivare al cuore assoluto del meccanismo umano.

 

All’interno delle complessa architettura percorsa dai danzatori, allora, emergono le pulsioni, il bisogno, la guida che si impone spontanea, l’appoggiarsi, l’istinto di imporre e dimostrare, l’accordo; l’armonia poi la stanchezza; ancora lo scherzo, la sensualità e il piacere. Attimi di aggregazione, di stasi, di semplice osservazione, in una geometria di sguardi oltre che di passi.

Ma lo stile di Gat, se è realistico da un lato, dall’altro non cede mai alla classicità e alla pulizia dell’esecuzione.

 

Alla perfetta fusione di musica e movimento, si aggiunge il terzo elemento fortemente caratterizzante l’opera: l’uso della luce. La delicatezza delle tinte è costante, in coerenza con la misura e l’eleganza della parte sonora e di quella dei corpi in movimento.
Non si tratta di semplice accordo tra sonorità, danza e parte visiva in generale. È piuttosto una rara fusione intima dei tre mezzi, che perdono i loro confini di linguaggi distinti, e riescono a coesistere sullo stesso spartito.

 

Al termine della serata, grazie alla collaborazione con Rai Radio 3, l’artista si concede ad un incontro diretto col pubblico. Attraverso la moderazione di Andrea Penna, ci avviciniamo al processo creativo di Emanuel Gat.
Per quanto riguarda la genesi, ci racconta soprattutto i momenti in cui l’opera ha trovato degli intralci; e grazie a quelle stesse esitazioni, ha poi ripreso nuova vita.
Terminata la coreografia su The quiet in the land, infatti, Gat percepì una certa incompiutezza nel suo lavoro. Ha dunque proposto una sfida ai suoi ballerini: ricominciare da zero a lavorare sulle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, in un’esecuzione dello stesso Gould.
Dopo questo secondo estenuante lavoro, ha proceduto ad assemblare i pezzi mediante una singolare operazione di “montaggio”. Solo l’intersezione delle due opere, sia sul piano musicale, sia sul piano espressivo, ha raggiunto la ricchezza che Gat ricercava.

 

Da questo racconto e da altri piccoli aneddoti, arriva netta la sensazione di una sincera fiducia che il coreografo ripone nei compagni di lavoro. Ed è anche per questo che si riferisce a loro come a degli “strumenti musicali”, che possono cambiare l’esito, l’intensità, il timbro e la vibrazione delle sue scelte.
Che il lavoro sia frutto in gran parte delle individualità dei suoi collaboratori, è confermato da un altro aspetto del processo creativo: Gat racconta che, più che aver dettato ciò che doveva accadere, ha dato loro solo regole entro cui muoversi, esprimersi e costruire.

 

Esperienza estetica, incontri e approfondimento: una nota di merito anche al Festival Romaeuropa, se ancora ha senso sottolinearlo.

 

 


Auditorium della Conciliazione - via della Conciliazione 4, 00193 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45553050, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 25 - 26 settembre, ore 20.30
Biglietti: da 35 a 14 €

 

 

Articolo di: Laura Branchini
Grazie a: Matteo Antonaci, Ufficio stampa Romaeuropa Festival
Sul web: www.romaeuropa.net

 

 

 

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