The Conductor - Roma Fringe Festival 2017, Villa Mercede (Roma)

Scritto da  Sabato, 23 Settembre 2017 

“The Conductor”, presentato dalla compagnia inglese “La compagnie des divins animaux” al Roma Fringe Festival il 13, 14 e 15 settembre e vincitore della Menzione Speciale Laici.it, è un adattamento teatrale di Mark Wallington e Jared McNeill, diretto dallo stesso McNeill. Il lavoro si ispira al romanzo di Sarah Quigley, da cui prende anche il titolo. Interpretato da Joseph Skelton e Deborah Wastell e impreziosito dalle musiche di Dmitrij Šostakovič suonate dal vivo da Daniel Wallington, lo spettacolo racconta la storia che si nasconde dietro la creazione della Sinfonia n.7 (in DO maggiore, Op.60, 'Leningrado') scritta dal famoso compositore russo nel 1941 durante l’assedio di Leningrado. Una storia vera ma poco conosciuta che mostra come, nonostante i bombardamenti e tutte le atrocità della guerra, la musica di Šostakovič permise alla gente di salvare la propria speranza.

 

La Compagnie Des Divins Animaux presenta
THE CONDUCTOR
adattamento di Mark Wallington e Jared McNeill
tratto dal romanzo di Sarah Quigley
con Joseph Skelton e Deborah Wastell
musiche di Dmitrij Šostakovič
suonate dal vivo da Daniel Wallington
regia di Jared McNeill

 

Terribili pensieri ronzano nelle teste dei protagonisti, quasi in modo convulso. Sul palco gli attori sono tre, ma i personaggi sono molti di più. Ci sono una sedia e un pianoforte. Bastano poche battute, richiami, parole calde, anche non italiane, per restituirci con eleganza e semplicità la complessità del tempo in cui siamo calati. Facce, nomi, ricordi. Un genio musicale schiacciato dal peso del totalitarismo. La gente che muore per le strade infuocate dalle bombe. I protagonisti sono normali cittadini, artisti, che si trovano in un mondo al quale non sono preparati: non sanno come si ci muove nel triste scenario che vivono, non hanno alcun potere per cambiare la situazione. Ma il senso d’impotenza non li fermerà...

Ciò che colpisce subito di questa storia, molto ben rappresentata dalla compagnia inglese, è l’uso che venne fatto dell’arte per affrontare tutto quello che stava accadendo. La musica di Šostakovič, interpretata nella pièce, permise alle persone di compiere insieme un viaggio intriso di paranoia, disillusione, fatica e tristezza, ma diretto verso la salvezza. Questa musica non fermò l'assedio di Leningrado ma offrì alle persone la possibilità di andare oltre la sofferenza del momento e sentire che la vita esisteva ancora in loro.

Lo spettacolo del regista americano Jared McNeill, rispetto al più ampio romanzo di Sarah Quigley, focalizza l’attenzione su alcune relazioni narrate dalla storia, come quella tra Dmitrij Šostakovič e Karl Eliasberg, al tempo direttore dell’Orchestra radiofonica di Leningrado. I due si conobbero durante il conservatorio ma Šostakovič superò presto il compagno, diventando il primo compositore di Leningrado e in qualche modo dell'Unione Sovietica. Eliasberg invidiava e allo stesso tempo ammirava Šostakovič, il quale riuscì ad avere successo anche nella sfera affettiva, al contrario del primo che invece trascorse tutta la propria vita con la madre anziana. Lo spettacolo esplora con particolare attenzione l'intersezione di questi due destini: ‘come’ i due individui si incontrarono, ‘perché’ le loro storie si intrecciarono e il miracolo che nacque dall'unione delle loro arti, ma anche del loro essere ordinariamente imperfetti.

Karl Eliasberg poteva essere un uomo qualsiasi: egocentrico, orgoglioso, invidioso, ostinato e vulnerabile. Šostakovič fece qualcosa di discutibile mettendo a rischio la propria vita e quella della propria famiglia (faceva il vigile del fuoco durante i bombardamenti) per rimanere a Leningrado e finire la sua settima sinfonia. Eppure le gesta di questi due uomini diventarono straordinarie: Šostakovič scrivendo la sua sinfonia e Eliasberg diffondendola e tenendo unita l'orchestra che moriva di fame e di fatica. La gente aveva bisogno di sentirsi viva ancora una volta. La guerra stava distruggendo la loro fede. “Quest’incubo non può andare avanti per sempre”. “Non vogliono prendere la nostra città, vogliono prendere la nostra speranza!”, dicono sul palco. “Forse in altre circostanze non sarebbero stati considerati degli 'eroi', ma la vita ha dato loro l'opportunità di compiere qualcosa di straordinario” ci spiega Jared MacNeill.

Il lavoro fa riferimento anche ad un articolo pubblicato nel 1936 su Pravda, il giornale ufficiale del partito di governo dell'Unione Sovietica. La critica accusava l'opera di Šostakovič “Lady Macbeth of the Mtsenk District” (prima acclamata) di andare contro i principi del Socialist Realism, che erano molto rigidi. Le opere dovevano essere rappresentazioni realistiche della vita ordinaria, comprensibili alla gente comune. Ma soprattutto dovevano sostenere le opinioni dello Stato. E se rappresentare la realtà in maniera rilevante e universalmente comprensibile rischiava di disturbare gli equilibri del regime, cosa succedeva? Riguardo all'opera di Šostakovič, nell’articolo in questione si legge: "It is a game of clever ingenuity that may end very badly" ("È un gioco geniale d’ingegno che potrebbe finire molto male").

Dmitrij Šostakovič continuò a cercare un linguaggio accettabile ma realistico anche durante l’assedio. “Scriverò la nostra storia in musica… è così che io sento la guerra”, dice il compositore durante lo spettacolo. Questa non era più semplicemente musica. E pare che ad ascoltarla lo capirono anche gli avversari. Si racconta che all'udire la Settima Sinfonia, durante la prima a Leningrado - la musica arrivava fino al fronte - i soldati tedeschi capirono che non avrebbero mai preso la città. “Ascoltavano la 'sinfonia degli eroi'“, ci spiega McNeill.

Se a quel tempo ci si fosse domandato che senso avesse cercare una qualche verità in una musica, probabilmente non ci sarebbe stata nessuna sinfonia, e avrebbe prevalso il senso d’impotenza che proviamo tutti di fronte ai grandi e oscuri problemi del mondo. Ma questa storia ci insegna che nessuna azione è mai davvero insignificante. Anzi, se fatta mentre si ricerca la verità, può diventare addirittura straordinaria.

 

Villa Mercede - Via Tiburtina 113/115, Roma (zona San Lorenzo)
Orario spettacoli: palco C 22.30 mercoledì 13 settembre, 19.30 giovedì 14 settembre, 22.30 venerdì 15 settembre
Biglietti: ingresso gratuito a Villa Mercede, area food & drink, area market; biglietto spettacoli 6 euro

Articolo di: Alessandra Quintavalla
Grazie a: Marta Volterra, Ufficio stampa Roma Fringe Festival
Sul web: www.romafringefestival.it

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