The Coast of Utopia, Naufragio - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Lunedì, 23 Aprile 2012 
Naufragio

Dal 17 al 22 aprile. Il lavoro di Marco Tullio Giordana si conferma raffinato, proiettato in una dimensione decisamente corale che nella seconda parte distingue maggiormente i piani, l’utopia del socialismo (il maschile) e l’utopia dell’amore (il femminile) che si intrecciano nello loro debolezze. Più facile da seguire, il dialogo sul mito e l’inizio della disillusione della rivoluzione invocata e rincorsa restano al centro e confermano la vocazione di una regia per scene, portata sui grandi temi; meno vocata all’osservazione dell’intimo sentimentale. Scenografia, luci e costumi impeccabili, che non ornano ma raccontano e guidano.

 

Produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Teatro di Roma, Zachar Produzioni di Michela Cescon presentano

THE COAST OF UTOPIA - NAUFRAGIO

La sponda dell'utopia
di Tom Stoppard
regia
Marco Tullio Giordana

con Luca Lazzareschi (Aleksandr Herzen), Roberta Caronia (Natalija Herzen), Erika La Ragione (Sasha Herzen), Ludovica Apollonj Ghetti (Kolya Herzen), Violetta Barigelli (Tata Herzen), Sara Lazzaro (Bambinaia), Fabrizio Parenti (Ogarev), Giorgio Marchesi (Turgenev), Edoardo Ribatto (Granovskij), Marcello Prayer (Ketscher; Mendicante), Davide Paganini (Ahsakov; Commesso di bottega), Andreapietro Anselmi (Poliziotto; Jean-Marie, domestico), Corrado Invernizzi (Belinskij), Tatiana Lepore (Madame Haag, madre di Herzen), Giovanni Visentin (George Herwegh), Paola D’Arienzo (Emma Herwegh), Giuseppe Bisogno (Sazonov), Denis Fasolo (Michail Bakunin), Francesco Biscione (Marx), Irene Petris (Natasha Tuchkov), Nicolò Todeschini (Benoit, domestico francese; Rocca, domestico italiano), Sandra Toffolatti (Maria Ogarev), Luigi Diberti (Franz Otto, avvocato), Bob Marchese (Lev Ibayev, console russo), Odette Piscitelli (Rosa, cameriera italiana)

scene e luci Gianni Carluccio

costumi Francesca Sartori, Elisabetta Antico

musiche Andrea Farri

traduzione di Marco Perisse e Marco Tullio Giordana

regista collaboratore Daniele Salvo

organizzazione generale PAV

ufficio stampa Zachar Patrizia Cafiero & Partners

fotografo Fabio Lovino

 

Il secondo episodio della trilogia, Il Naufragio, atteso come l’emozione, non delude, conferma il lavoro di pregio, che abbassa appena i toni della speculazione per addentrarsi nelle beghe e frivolezze dell’animo umano. Preferisco il regista dei dialoghi e dell’ironia che sfiora l’incertezza, la presunzione e la vocazione infantile dei rivoluzionari al regista che indaga i sentimenti. Lo spettacolo si muove su due piani che si sfiorano, si intrecciano senza mescolarsi, più o meno rappresentati rispettivamente dal maschile e dal femminile. Mi piace più la discesa dalla politica all’amore che sonda il mondo intellettuale all’altro percorso, perché nel primo tragitto si svela l’originalità del regista che lega l’interpretazione alla regia in modo inscindibile, disegnando scene e luci con l’inserzione di costumi e oggetti come note di un tutto.

Non c’è il prevalere di una dimensione sull’altra quasi che gli oggetti del palcoscenico recitassero al pari degli attori e le luci vestissero gli attori rendendo questi ultimi voce del colore. Forse il vero protagonista è la regia, la visione che intende trasferire allo spettatore, non già il regista e in questo sta il pregio dell’opera. Proprio dalla scenografia è l’avvio, in questa seconda parte stilizzata con quinte geometriche, fondale lucido che passa in tre colori essenziali – verde, rosso e blu, che negli ultimi due quadri si sposa con i costumi in tinta vestendo le donne dello stesso tono, perfino le rivali – e giochi di ritagli neri che stringono e allargano lo zoom. La musica entra nei cambi di scena, nelle visioni delle sovrimpressioni di città come stampe antiche, nelle assenze di voci; poi tutto diviene puro, un dialogo assoluto tra voce e luce, mentre il colore si accende e sfuma in una dinamica fusa.

La prima scena e l’ultima si ricongiungono quasi con un flashback cinematografico e con grande abilità il regista cambia ambientazione in dissolvenza, trasformando lo spazio teatrale in un grande schermo che non appiattisce l’azione, anzi la dilata e dona la dimensione del sogno. In tal modo si stempera il tono delle conversazioni impegnate, dando gradevolezza all’azione ed evitando la concentrazione su un unico fuoco.

Il viaggio si compie tra la campagna dove si consuma una noiosa e annoiata vita di provincia, irrequieta, tra frivolezze agognate, tradimenti e fantasticherie spacciate come amore dell’umanità, da una parte; e sogni rivoluzionari che non disdegnano la rivalità meschina degli animi. Lontano Parigi e la Francia, un mito che si rivelerà ingannatore al pari di Marx per le idee: una cloaca morale il primo; un uomo troppo cittadino il secondo, che a stento riconosce i contadini come parte del genere umano, è la confessione finale di Bakunin che, ancora una volta, sconfessa il proprio innamoramento, come la tappa superata di una ricerca sempre più mitica. Intanto si profila, sul piano del ‘femminile’, la tentazione dell’uomo debole più che impegnato e la vestaglia di seta rossa fa da simbolo di tanta fragilità meschina – calata dall’alto insieme ad uno splendido e sontuoso lampadario, fuori contesto ma solo per menti avvezze ad etichettare gli uomini e i loro ruoli - desiderata da uno dei poeti che addirittura pensa di poter scrivere cose significative indossandola. Sul piano ‘maschile’ delle idee si fronteggiano, rispettivamente, la schiera dell’esterofilia in cerca del modello europeo visto che la storia, come si dice ad un certo punto, è scritta sui muri francesi, mentre la Russia resta in disparte e a stento viene inserita nel dizionario europeo; e la scuola di coloro che ritengono che la Russia debba trovare una propria via alla rivoluzione, per la quale il socialismo non passi attraverso la borghesia e la chiesa sia esente dal papato.

Nel viaggio di ritorno, l’accidentalità della vita irrompe nella famiglia, con il naufragio e la perdita del figlio sordo muto. La scena della disperazione è concisa, funzionale, per lasciare spazio alla metafora del naufragio che sembra annegare l’istituzione traballante della famiglia, almeno nella sua concezione tradizionale, al pari dei sogni rivoluzionari.

La penultima scena si apre con una riflessione sulla vita che non vale per quanto dura ma per l’intensità: la vera preoccupazione del padre che piange anche la morte di dolore della moglie (affranta dal non aver potuto riabbracciare un corpo disperso) è se il ragazzo sia stato felice in vita. Si apre la prima faglia nell’autocritica del rivoluzionario che si chiede come si può presumere di costruire la felicità delle generazioni future senza riuscire nemmeno a realizzare quella dei propri figli. Il dialogo che sfuma in un monologo, quasi un sogno, con Bakunin, arrestato, è sulla vera attesa di una rivoluzione che potrebbe non venire. Il realismo del padre si fronteggia quasi con tenerezza con l’idea di una rivoluzione creativa di Mikhail.

Il climax esistenziale sfuma con un cambio di scena sorprendente. Un quadro in controluce, che mima le déjeuner sur l’herbe ripropone la prima scena del secondo episodio in un cambio di tono che lascia spiazzati. Così è la vita e si rinnova la tensione di chi si rimette in cammino.

I personaggi trovano nella seconda parte un maggior spazio espressivo anche se è il tutto quello che sembra privilegiare il regista, a volte quasi volendo confondere sull’identità del vero protagonista della vicenda. Che forse non c’è.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma

Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6840001

Orario spettacoli: martedì, mercoledì e venerdì ore 21, giovedì e domenica ore 17, sabato ore 19, lunedì riposo

Biglietti: poltrona intero 27 € (+3€ prevendita), ridotto 24 € (+3€ prevendita) – palchi platea, I e II ordine intero 22 € (+3€ prevendita), ridotto 19 € (+3€ prevendita) - palchi III, IV e V ordine intero 16 € (+2€ prevendita), ridotto 14 € (+2€ prevendita) – loggione 12 €

(la prevendita è applicata fino ad un'ora prima dello spettacolo; le riduzioni sono riservate ai giovani fino a 26 anni, agli adulti oltre 65 anni e ai possessori di Bibliocard)

Calendario rappresentazioni
Roma, Teatro Argentina 10 - 29 aprile 2012
dal 10/4 al 15/4 Viaggio
durata: Atto I 54` | Atto II 1h 10`
dal 17/4 al 22/4 Naufragio
durata: Atto I 52` | Atto II 52`
dal 24/4 al 29/4 Salvataggio
durata: Atto I 54` | Atto II 1h 20`

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma

Sul web: www.teatrodiroma.net

 

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