The Carnage - Teatro dell' Angelo (Roma)

Scritto da  Giovedì, 25 Maggio 2017 

Il titolo strizza l'occhio al (quasi) omonimo film, capolavoro del maestro Roman Polanski, il quale a sua volta riconduce ad una precedente opera teatrale intitolata "Il dio del massacro", della scrittrice francese Yasmina Reza. Ma questo testo, in realtà, è un'opera originale firmata da Max Caprara: e originale lo è nel vero senso della parola, visto che nel panorama teatrale italiano non esistono molti precedenti di tragicommedie come questa, dal sapore piacevolmente europeo. Addirittura occitano, verrebbe da dire, come la cena che i quattro personaggi attendono inutimente di gustare per tutta la durata dello spettacolo, quasi fosse consegnata da un novello Godot.

 

THE CARNAGE - I CANNIBALI
uno spettacolo di Max Caprara
con Stefano Ambrogi, Massimiliano Caprara, Antonella Alessandro e Alessandra Muccioli
costumi Daniela Cannella
aiuto regia Manuela Bisanti
fundraising Alessandra De Marco
foto Flaminia Lera
ufficio stampa Monica Brizzi
social media Sebastiano Vianello



Con la pellicola di Polanski, però, l'atto unico andato in scena per quasi un mese al Teatro dell'Angelo di Roma ha in comune ben più del semplice titolo: ci sono le due coppie di protagonisti, c'è il salotto di una di loro come scenario del loro incontro, e c'è soprattutto il graduale disvelamento delle menzogne di cui sono assurdamente e inevitabilmente intrisi i nostri quotidiani rapporti sociali, che precipita in un "massacro" finale, appunto, come recita il titolo in inglese. "

La situazione - la riassume l'autore e protagonista Max Caprara - ruota attorno ad una cena alla quale una coppia invita i nuovi vicini, gli unici in un palazzo ormai disabitato, col singolare pretesto di voler regalare loro un criceto per il figlio. Ma nulla è ciò che sembra... le loro buone maniere e le loro formalità iniziano a sgretolarsi davanti all'evidenza del nulla che li circonda, il vuoto del quartiere ormai abbandonato, l'assenza della cena a domicilio che tarda ad arrivare, il figlio eternamente e misteriosamente chiuso a chiave in camera sua, il vuoto stesso della gabbia dove in realtà non c'è nessun criceto; nessuno inoltre vuole confessare di aver perduto il lavoro e quindi un ruolo nella società, continuando a mentire e millantare impieghi tanto complessi quanto misteriosi. Ed è proprio il desiderio di verità che facendosi largo nel corso della commedia scatenerà una reazione autodifensiva progressivamente violenta incontrollata perché la verità delle cose minaccia la loro consolante vuota autorappresentazione  e i loro valori costruiti sul nulla e farà degenerare la serata verso un finale tanto imprevedibile quanto paradossale al punto da far risultare evidente come, in mancanza della fantomatica cena 'occitana francese', i commensali finiscano per 'divorarsi' a vicenda in un rituale dionisiaco di auto disintegrazione"


La facciata di luoghi comuni, discorsi di circostanza e cortesia ipocrita e tutta formale che i quattro protagonisti mostrano al loro primo approccio, quasi come un riflesso condizionato, è in realtà il loro (e il nostro) modo ben collaudato per nascondere con accuratezza il nulla assoluto sottostante. Il disfacimento della società, dei rapporti umani, in ultima analisi, perfino delle singole esistenze individuali, a cui si cerca inutilmente quanto nevroticamente di trovare un senso che non c'è.

In questo scenario familiare si muovono i personaggi, tipi umani universali tanto accuratamente disegnati quanto efficacemente interpretati dai quattro eccellenti attori: lo stesso Caprara, già apparso nella fiction dell'anno "Rocco Schiavone" (un tassista sempliciotto e senza troppe pretese intellettuali), Alessandra Muccioli (la sua moglie ostentatamente progressista e benpensante), Stefano Ambrogi, tra i protagonisti anche di "Lo chiamavano Jeeg Robot" (il padrone di casa, un egotico uomo d'affari) e Antonella Alessandro, notissima doppiatrice (la sua nevrotica consorte). Nonostante la loro bravura e il testo ben scritto, però, purtroppo a tratti la tensione drammatica tende a sfilacciarsi e la scena appare artata e poco spontanea. Il tentativo, insomma, è apprezzabile e interessante, ma in ultima analisi non raggiunge le vette del suo più o meno dichiarato ispiratore Polanski.


Teatro dell’Angelo - Via Simone de Saint Bon 19, Roma
orari spettacoli: dal giovedì al sabato alle 21:15, domenica alle ore 17:30
per informazioni e prenotazioni: telefono 06/37513571

Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Ufficio stampa Monica Brizzi
Sul web: www.teatrodellangelo.it

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