Thanks for Vaselina - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Venerdì, 26 Settembre 2014 

Un controcanto degli “ultimi” e degli esclusi dal mondo del successo e del benessere. In un esistenzialismo da taverna dove ogni desiderio è fallimento si svolge la storia di esseri umani sconfitti, lasciati in un angolo dal mondo che li ha illusi, sfruttati e derisi. In una continua escursione fra realtà e assurdo, fra sublime e banale, genitori disperati e figli senza futuro combattono nell' "istante" che gli è concesso per la propria sopravvivenza, vittime e carnefici della lotta senza tempo per il potere e l'amore. Un affresco feroce della nostra società contemporanea tra spaccio di marijuana, due trentenni senza nulla davanti e con poco dietro, una madre che ha abbandonato il figlio e un’adolescente sola, cacciata da casa, che dorme in macchina. Sullo sfondo una collettività che sfrutta le insicurezze, il bisogno di amore, coppie sfaldate e mancate riconciliazioni. Carrozzeria Orfeo conquista ancora una volta il pubblico romano con il nuovo spettacolo "Thanks for Vaselina", presentato al Teatro Vascello nell'ambito della rassegna Teatri di Vetro.

 

THANKS FOR VASELINA
“dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari”
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi
con Gabriele Di Luca (Fil), Massimiliano Setti (Charlie), Beatrice Shiros (Lucia), Alessandro Tedeschi (Annalisa) e Francesca Turrini (Wanda)
musiche originali Massimiliano Setti
luci Diego Sacchi
costumi e scene Nicole Marsano e Giovanna Ferrara
disegni e locandina Giacomo Trivellini
organizzazione Luisa Supino
ufficio stampa leStaffette
coprodotto da Carrozzeria Orfeo e Fondazione Pontedera Teatro
in collaborazione con La Corte Ospitale, Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria

 

Da quando esiste, il teatro, permette all’attore di innescare una potente catarsi che da individuale diventa collettiva poiché coinvolge anche il pubblico: l’interprete diventa il tramite dello sfogo dello spettatore, della sua ricerca interiore o della sua negazione della vita. Sono molti gli psicanalisti che lodano l’aspetto terapeutico del teatro, affermando che questo non si limita a educare chi assiste a uno spettacolo, ma consente di esorcizzare la realtà in tutti i suoi aspetti, soprattutto quelli meno piacevoli. Un esorcismo dunque indispensabile per scrutarsi dentro e affrontare quello che si è e che è purtroppo il mondo.

“Thanks for Vaselina” è una commedia, ma non è una commedia brillante (termine troppo abusato ultimamente, soprattutto per pièce teatrali che andrebbero abolite da qualsiasi spazio scenico per il bene dell’umanità). E’ uno spettacolo che ha avuto un grande successo di critica e pubblico. Scriverne non è facile. E’ un testo così originale e bello che ti mette nelle condizioni di idolatrare a vita, come feticci sacri, i suoi interpreti, la sua regia e il suo autore, i quali ci hanno proposto qualcosa di meravigliosamente spietato e di decisamente fuori dal coro dell’impersonale e spesso imbarazzante scena teatrale italiana. L’idolatria o l’adulazione di un piccolo capolavoro non sono sicuramente il mezzo migliore per parlare di una commedia del genere; sarebbe troppo facile, inoltre per assurdo rischieremmo di banalizzare l’ottimo lavoro di questa geniale e scanzonata compagnia (tenete d’occhio questo nome: Carrozzeria Orfeo).

Una recensione può seguire un motivo conduttore o più motivi conduttori, come un racconto. Il motivo conduttore che abbiamo scelto per questa delicata recensione
(visto la materia che abbiamo tra le mani) è quello di cui abbiamo accennato all’inizio dell’articolo: la catarsi collettiva. “Thanks for Vaselina” è la rappresentazione teatrale più catartica e introspettiva che possiate vedere nei nostri palcoscenici. E’ catarsi teatrale allo stato puro. A un ritmo serrato nelle battute che disegnano un continuo botta e risposta, in cui parole argute e mai insensate si alternano a una buone dose di Vaffanculo e di altre parolacce. La parolaccia qui ha un senso altro dal solito, si fa protesta esistenziale e al contempo politica, non è mai volgare, infonde maggiore autenticità ai personaggi e alla storia, tra l’altro al limite del grottesco e del surreale.

Lo spettatore piange con Wanda per la sua incapacità di affrontare la vita con forza, maledice il mondo e la vita con Fil e sua madre Lucia, denuncia gli abusi dell’industria alimentare e del consumismo globale con Charlie. Si immedesima totalmente con ogni personaggio, avvertendo un qualcosa di diverso dal solito: è come se il vomito delle maschere tragiche che si scontrano (con se stesse) sul palco sia il proprio, la parte più recondita del proprio sè. Questo vomito è una liberazione violenta ma necessaria dalle mostruosità e ipocrisie imperanti nella società moderna della new economy, dove tutti siamo schiavi di un organismo che ormai sta andando in cancrena e sta distruggendo la vita di ogni singolo.

Lo spettatore e i personaggi vivono una battaglia con un sistema malato che tenta di fotterli in tutti i modi: c’è la ragazza sovrappeso che segue corsi di autostima perché la società dell’immagine non l’accetta, il transessuale che cade vittima di una setta religiosa, due ragazzi che per sbarcare il lunario spacciano erba, una madre col vizio del gioco. Insomma, un calderone di storie trattate senza fronzoli, che ci vengono sbattute splendidamente in faccia e che viviamo noi stessi sul palco con gli attori. Ritornando al discorso della catarsi.

L’autore di questo testo sorprendente, Gabriele Di Luca, utilizza un linguaggio diretto e semplice, e anche quando parla di argomenti dolorosi e importanti non ricorre ad intellettualismi radical chic. Si parla di massimi sistemi con onestà, ironia e coraggio (indimenticabile il discorso davanti alla finestra in cui Fil manda a quel paese Dio).

Menzione a parte merita l’attrice Beatrice Shiros. Un’interprete straordinaria che riesce a divertire e commuovere più che con grande abilità, con rara sensibilità, istaurando con il pubblico un rapporto intimo, materno. Donando tutta se stessa come solo i grandi attori sanno fare.

Uno dei più bei spettacoli italiani di quest’ultimi anni. Se ne faranno un film che il cinema non rovini questa gemma snaturandone il senso profondo di opera antisistema.

 

Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/5881021 - 06/5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 21.30 orario continuato; lunedì dalle 9 alle 18; sabato dalle 11 alle 21,30; domenica dalle 14 alle 19
Orario spettacoli: domenica 21 settembre, ore 20.30
Biglietti: 8 euro | ridotto 5 euro

Articolo di: Giuseppe Sciarra
Grazie a: Antonella Bartoli, Ufficio stampa Festival Teatri di Vetro
Sul web: www.teatrovascello.it

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