Terzo millennio (un omaggio all'esistenza) - Teatro Tordinona Td IX (Roma)

Scritto da  Domenica, 17 Maggio 2015 

Dal 12 al 17 maggio, al Teatro Tordinona Td IX, torna in scena lo spettacolo Terzo millennio, scritto e diretto da Fabio Massimo Franceschelli. Il testo, che risale al 1997 ed è stato rappresentato per la prima volta più di dieci anni fa, è stato segnalato dal CIRT di Milano, tradotto in tedesco e rappresentato al Theater im Keller di Graz (Austria) nel 2002. Prodotto dall'Associazione Culturale Figli di Hamm e da OlivieriRavelli_Teatro, lo spettacolo è interpretato da Francesca Guercio, Claudio Di Loreto e Alessandro Margari.

 

TERZO MILLENNIO (UN OMAGGIO ALL'ESISTENZA)
drammaturgia e regia di Fabio Massimo Franceschelli
con Francesca Guercio, Claudio Di Loreto, Alessandro Margari
scene e costumi OlivieriRavelli_Teatro
produzione Ass. Cult. Figli di Hamm
in collaborazione con Consorzio Ubusettete

 

Gli spettacoli migliori sono quelli che ci disorientano, che riescono a spostare il nostro comunissimo punto di vista e ci aiutano a mutare - anche solo di poco - la nostra forma mentis. Il testo di Franceschelli ha la capacità di mettere in dubbio e ridicolizzare ogni manifestazione fenomenologica dello stereotipo, del cliché, del più banale luogo comune che inevitabilmente permea l'esperienza umana. Non sarà facile mantenere un atteggiamento critico nei confronti di Terzo millennio, perché temo si tratti di uno di quei casi - rarissimi oggigiorno - di messinscena che suscita adesione ed entusiasmo totali e totalizzanti, onnicoinvolgenti, oltre ogni capacità di mantenere il sangue freddo ed esercitare il raziocinio alla più precisa analisi. Ma vediamo cosa si può fare al fine di non deludere le aspettative, non tanto degli spettatori che hanno già assistito allo spettacolo o che sperano di esserne incuriositi, né del regista, degli attori o degli altri componenti della compagnia, quanto piuttosto della sottoscritta, timorosa di non essere in grado di rendere onore all'esperienza vissuta grazie a un Maiale, una Donna e un Pescatore.

In scena ci sono una panchina, una sedia con sopra un manichino nero, senza gambe né braccia, e un ragazzo che tiene in mano una canna da pesca, al termine della quale è appeso un pupazzo di legno che oscilla con una certa regolarità; sullo sfondo, delle piattaforme circolari: una nera al centro, e due rosa ai lati. Dalla platea, sale in scena un uomo mascherato da maiale, ed è così che il tutto ha inizio: un Pescatore e un Maiale si incontrano in un luogo non meglio specificato, surreale, quella che poi capiremo essere - molto probabilmente - un'isola deserta. Impossibile proporre un resoconto dettagliato dello scambio assolutamente esilarante che ha luogo tra i due: un apparente nonsense, nutrito di ripetizioni ipnotiche, salti pindarici, atmosfere che tendono all'eccesso, sempre grottesche e imperscrutabili. Il contesto e il linguaggio utilizzati attingono al teatro dell'assurdo: i personaggi stessi si interrogano sui misteri della loro esistenza e della loro presenza, in attesa di un Evento non apertamente identificato - l'Apocalisse? La fine dello spettacolo che si configura come tale? - assimilabile, ma solo in parte, al Godot di Beckett. Nella seconda parte dello spettacolo fa il suo ingresso un nuovo personaggio, che inizialmente sembra essersi palesato con il fine di risolvere l'arcano, di svelare l'ignoto: una Donna si inserisce nella dinamica, sostituendosi al busto del manichino, ma ben presto ne comprendiamo la natura ugualmente smarrita, ugualmente immersa in un universo assurdo e vano.

Il testo si configura come una successione alogica di momenti sconcertanti: i dialoghi fortemente drammatici si mescolano a uno spiccato humour, attraverso una commistione di registro alto e basso, ora colto e acutissimo, ora ridicolo e talvolta anche demenziale. Tutti e tre i personaggi appaiono privi di passato e di futuro, immobili in un presente insensato; parlano di loro stessi in quanto personaggi, con una posizione e un peso nell'economia del testo: si chiedono chi di loro sia drammaturgicamente più rilevante, chi attragga maggiormente l'interesse e la curiosità del pubblico. L'incomunicabilità che regna tra loro si trasmette anche allo spettatore, che assiste senza capire, ed è costretto a cercare nuovi modi di pensare la realtà per poterla comprendere. L'obiettivo sembra dunque brechtiano: risvegliare il pubblico intorpidito e attivarne la coscienza critica rispetto all'assetto sociale.

Gli attori sono eccezionali: Claudio Di Loreto è disarmante nelle vesti del Maiale, raffinato e osceno, futurista e reazionario, saggio e frivolissimo. Con forza mantiene un atteggiamento spiccatamente teatrale che si adatta perfettamente al suo ruolo di dio-regista e alla situazione; ma c'è un brevissimo frangente in cui scivola in una voce più intima, vera, confidenziale, con una bravura che fa correre i brividi lungo la schiena. Francesca Guercio interpreta la Donna, bravissima nelle sue interminabili sfaccettature: casalinga, femminista, isterica, sensibile, tenera, santa e puttana. E ottimo anche Alessandro Margari nel ruolo del Pescatore, sa mantenere un'espressione inebetita che di tanto in tanto cede all'insolenza.

Ed è così che Terzo millennio ci fa dubitare di tutto quello che percepiamo, del valore delle cose, delle immagini sociali che ci circondano, dei ruoli che ci intrappolano e dai quali ci lasciamo soggiogare, dell'apparenza dietro la quale ci trinceriamo. Ridicolizza le dinamiche sociali denunciandone l'inadeguatezza, e ci spinge a osservare l'esistenza in un modo nuovo.

 

Teatro Tordinona Td IX - via degli Acquasparta 16, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/7004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: ore 21.15; domenica ore 18.00
Biglietti: intero €10.00 | ridotto (under 18, studenti entro 26 anni, over 65) €7.00 - tessera associativa gratuita

Articolo di: Cecilia Carponi
Sul web: www.teatrotordinona.com

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