Tempeste Solari - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Lunedì, 19 Ottobre 2015 

Dal 13 ottobre al 1 novembre. Al Teatro Eliseo va in scena “Tempeste Solari”, il nuovo spettacolo scritto e diretto da Luca De Bei, che coinvolge e commuove con cifra autorale e raffinatezza registica inconfondibili. Le vicende di una famiglia borghese disintegrata, le angosce individuali dei suoi componenti e la minaccia di un’incombente tempesta magnetica. Divorzi, insoddisfazioni, fallimenti per sei personaggi che si ricongiungono ma non si incontrano mai completamente. La malattia e la prossima morte del padre, interpretato da Ugo Pagliai, portano la famiglia a riunirsi in ospedale, al suo capezzale. C’è l’ex moglie impegnata a combattere l’incedere del tempo, e ci sono i figli con i loro rapporti deteriorati: uno è incapace di costruire relazioni mature, l’altra è alle prese con un matrimonio allo sfacelo. Si incontreranno, chiariranno i loro legami e li faranno esplodere. Come tempeste solari.

 

Produzione Casanova Teatro presenta
TEMPESTE SOLARI
di Luca De Bei
con Ugo Pagliai, Paola Quattrini, David Sebasti, Pia Lanciotti, Mauro Conte, Chiara Augenti
regia Luca De Bei
scene Francesco Ghisu
costumi Sandra Cardini
luci Marco Laudando
musiche Marco Schiavoni
assistente regista Maria Castelletto
assistente scenografo Lorena Curti
assistente costumista Chiara Lanzillotta

 

Un algido e avveniristico interno che si rivelerà l’ambito in cui si muove una comune famiglia borghese, colori freddi in uno spazio bianco, una sorta di astronave con portelloni trasversi, sipari ultramoderni che aprono e inghiottono alternativamente la scena. Questa è la bellissima ambientazione scenografica che cattura fin da subito l’attenzione degli spettatori accorsi per la prima di "Tempeste Solari", presso il rinnovato Teatro Eliseo, per la regia di Luca De Bei. Nove quadri scenici che si svolgono tra coppie di personaggi, nove scene che aprono e chiudono i dialoghi dei sei protagonisti mentre si avvicendano in scena due a due.

Ognuno di loro, lo si capisce man mano che la storia si dipana, è legato in qualche modo all’altro. O forse no. In realtà questa è una storia di “non-legami”, di solitudine collettiva, di sincerità costruita. Ossimori mai totalmente assenti in quel microcosmo sociale dove l’individuo, parte singola dell’entità collettiva, vive in un proprio altrove.

Luca De Bei punta una lente d’ingrandimento sull’istituzione famiglia, in questo caso una famiglia borghese, sulle sue contraddizioni, sulle sue fragilità. Mette a nudo l’animo dei suoi componenti, soggetti solo apparentemente trasgressivi e aggressivi, ma in realtà bisognosi di affetto, fragili, infelici.

La tempesta incombe, se ne avvertono i segnali ed i rumori. Così, la malattia del padre, un bravissimo Ugo Pagliai, diventa metafora della catastrofe familiare. Porterà ad una presa di coscienza personale e collettiva, ad un’amara resa dei conti, al momento della verità. Sarà lo svelamento del segreto delle proprie frustrazioni, della propria sofferenza, del peso del proprio vissuto.

La madre, una straordinaria Paola Quattrini, nasconde - dietro un’apparente personalità frivola e volubile - un’infelicità repressa. Incapace di entrare in contatto con se stessa, si aggrappa al desiderio effimero di volersi mantenere giovane. Vive l’insoddisfazione di non sentirsi amata. Una sensazione palpabile, fondata. Glielo rivelerà il marito nel finale, dandole conto del suo non amore. Le confesserà di averla sposata, pur avendo sempre amato un’altra donna deceduta in circostanze tragiche, perché “ci si sposa, prima o poi”.

Una confessione che riordinerà il puzzle dei sentimenti, e collocherà dunque nella giusta casella ogni comportamento, solo all’apparenza incomprensibile.

Se è vero, come è vero, che ognuno è il risultato del proprio vissuto, il figlio omosessuale non riesce ad instaurare legami d’amore perché non sa riconoscerlo; la figlia - una emozionante, struggente, Pia Lanciotti - vive “attratta dalle sabbie mobili”, incapace, per paura, di abbandonare un legame ormai arrivato al capolinea, logoro e inquinato.

Quanti danni, inconsapevolmente o meno, si possono determinare nei rapporti familiari? Molti. Nel testo incisivo e diretto di Luca De Bei l’uomo, osservato nel ruolo che riveste nello schema-famiglia, è messo di fronte alle proprie ipocrisie, alle menzogne a cui si aggrappa per non affrontare la realtà. La verità dei sentimenti emergerà netta quando non ci sarà più niente da perdere, quando una tempesta incombente, quale può essere la malattia inguaribile di un padre, costringerà ognuno a guardarsi indietro e dentro, soprattutto. L’effetto sarà dirompente, come una tempesta solare. Sentimenti amari come il rammarico, il senso di colpa, il rimpianto, faranno ripercorrere in un flashback doloroso e inevitabile il vissuto di ogni personaggio. Un percorso ideale verso il passato che costringerà ad ammettere i propri errori, e a farne tesoro per meglio comprendere la propria natura, con i suoi limiti e le sue peculiarità. Una presa di coscienza che determinerà l’inevitabile condizione di dover “scegliere”. Quale sarà la scelta che faranno i personaggi De Bei, volutamente, non lo rivela, lasciando aperta ogni possibilità, e allo spettatore la facoltà di immaginarlo.

Luca De Bei confeziona ancora una volta uno spettacolo molto intenso, con dialoghi densi di significato che vanno a toccare le corde delle nostre emozioni facendole vibrare di consapevolezza (una tensione che a tratti si disperde a causa dell’eccessiva dilatazione dei tempi di alcuni dialoghi). Sceglie un cast attoriale di alta caratura. Alla indiscussa maturità artistica di Ugo Pagliai e di Paola Quattrini affianca, merita citarli tutti, una straordinaria Pia Lanciotti, un bravissimo Mauro Conte nel ruolo del figlio, David Sebasti nel ruolo del marito della figlia e amante di una ragazza in cerca in se stessa, interpretata da Chiara Augenti.

Stupefacente l’interpretazione di Paola Quattrini, un personaggio ironico e oscuro, una madre distratta e avvolgente che l’attrice dipinge con grande maestria. Suscita simpatia ed empatia con quella sua personalissima caratteristica, la voce gradevolmente stridula, in una scena in cui affronta il dialogo-confessione con il figlio, agghindata in testa come l’allegoria di una medusa.

Ottimo l’effetto scenografico firmato da Francesco Ghisu già menzionato in apertura, valorizzato e impreziosito dall’uso “di taglio” delle luci di Marco Laudando.

Uno spettacolo in cui si è rapiti dalla singole storie, un testo che fa sorridere e riflettere, che tocca con delicatezza i contorni del nostro animo. Un moderno “Sei personaggi”, ognuno con la propria angosciosa storia, di pirandelliana memoria.

In un finale emozionante e intenso è il padre, ormai prossimo alla morte, che ci rivela la chiave di lettura dell’animo inquieto dell’uomo moderno. Siamo tutti viaggiatori nello spazio e nel tempo. Non si viaggia solo attraverso lo spazio. I ricordi, l’immaginazione, i desideri, i rimpianti, legano il tempo (passato) allo spazio. E allora se il viaggio della vita può essere nel tempo, sovvertendone l’ordine precostituito, possiamo “spaziare” tra i ricordi e il vissuto, e viverlo qui, ora. Perché viaggiamo tutti, anche da fermi.

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20, mercoledì e domenica ore 16, sabato ore 16 e ore 20
Biglietti: platea 34 €, balconata I centrale 29 €, balconata I laterale 23 €, balconata II centrale 22 €, balconata II laterale 17 €, balconata III centrale 15 €, balconata III laterale 13 €

Articolo di: Isabella Polimanti
Foto di: Federico Riva
Grazie a: Maria Letizia Maffei, Ufficio Stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.com

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