Tebas Land - Teatro Comunale (Todi)

Scritto da  Mercoledì, 28 Agosto 2019 

Prendendo come tema centrale la figura reale, letteraria, mitologica e psicoanalitica del parricida, il drammaturgo franco-uruguaiano Sergio Blanco si è ispirato al mito leggendario di Edipo, alla vita del martire San Martino e a un fatto di cronaca giudiziaria, creato ed immaginato dallo stesso Blanco, il cui protagonista è un giovane parricida chiamato, appunto, “Martino”.

 

Produzione Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi, Centro di Produzione Teatrale Firenze presenta
TEBAS LAND
di Sergio Blanco
traduzione, scene, costumi e regia Angelo Savelli
con Ciro Masella e Samuele Picchi
assistente e figurante Pietro Grossi
luci Henry Banzi
allestimento scena Lorenzo Belli, Amedeo Borelli
esecutore al pianoforte del brano di Mozart Federico Ciompi
foto Marco Borrelli

 

Molta carne al fuoco in questo testo che spazia dal teatro classico a Pirandello, abbraccia Truman Capote e Genet, si trasforma in un saggio sulle tecniche della messinscena, si sprofonda in temi freudiani e junghiani, attinge a fatti di cronaca giudiziaria, si completa con un’analisi sociologica sul rapporto padri-figli, si concentra sul tema della libertà della scelta sessuale e si conclude con un commosso omaggio al regista dello spettacolo, Angelo Savelli al quale vanno i miei auguri, assente per malattia nella sera del debutto al Festival di Todi.

Partirei dunque da una constatazione sommaria per evidenziare un filo rosso in questo labirinto-gabbia che racchiude tanto materiale umano, storico, teatrale e psicanalitico in cui altrimenti si rischia di smarrirsi nelle due ore di spettacolo senza intervallo. Come accennato nell’occhiello il tema è il parricidio, un argomento che viene analizzato dall’autore franco-uruguaiano Sergio Blanco ponendolo in prima istanza sotto l’egida di Edipo - il piú noto parricida della storia del teatro.

La considerazione necessaria è che i fatti di sangue, la tragedia greca in genere, associano sempre un tema “politico” all’evento funesto: la tragedia scaturisce costantemente da una lotta per o contro il potere, dunque l’omicidio, il fratricidio, il parricidio o il matricidio sono sottoposti al giudizio e alla catarsi del pubblico non come eventi “privati” o familiari, quanto piuttosto come casi che coinvolgono direttamente la comunità.

Devo dire subito che anche “Tebas land” incentra pertinentemente la dinamica del truce fatto di sangue sul tema della libertà individuale: in una potente scena in flashback, interpretata con giusto impeto da Samuele Picchi, si rivela la vera ragione dell’omicidio, l’ennesimo insulto del padre al figlio definito “puttana” per la sua scelta gender. Si tratta del culmine di una difficile esistenza, quella del figlio, con un padre violento, becero, che per tutta la vita dichiara al bambino di non provare nulla per lui, di odiarlo dalla nascita. L’ennesimo affronto-provocazione è la goccia che fa traboccare il vaso, o meglio scoperchia il vaso di Pandora che si cela nell’animo di Martino, soggiogato, rifiutato e deriso dal genitore fin dall’infanzia.

Da qui però scaturiscono altri percorsi o filoni drammaturgici, a partire dalla struttura pirandelliana del gioco rappresentazione-verità che il testo propone con una dimensione di teatro nel teatro: lo spettacolo si trasforma così nella nascita del testo stesso e del rapporto tra il parricida chiuso in gabbia in carcere e il giovane attore che dovrà interpretarlo (entrambi i ruoli interpretati con bravura sempre da Samuele Picchi) tramite la mediazione dell’autore (interpretato con destrezza da Ciro Masella) che entra ed esce dalla cella (una gabbia che racchiude il campo di basket di un cortile penitenziario), tra permessi di visita e divieti da parte della direzione della casa circondariale, per accumulare “materiali” e “testimonianze dirette” sulla base delle quali far nascere il “testo”. Ovvio che la frequentazione del detenuto faccia riemergere nel giovane parricida i fantasmi del passato e relativi impulsi trasgressivi legati appunto alla figura del “padre assente” che Freud definisce il SuperIo mancante nella struttura psichica. Ma se da un lato il gioco del teatro nel teatro, la trasposizione della tragedia sul piano della rappresentazione, allenta giustamente la tensione, dall’altra parte il rischio è la ripetizione: le prove teatrali si dilungano tra uno scherzo e un’analisi seria, tra citazioni letterarie che partono dai padri Greci della tragedia (di qui l’idea del titolo “Tebas land”, la terra di Tebe) e arrivano a Dostoevskij, Kafka, Amleto e così via...

Il testo è così molto convincente nel rapporto tra il giovane parricida e l’autore che viene addirittura a sostituire la figura del padre brutalmente assassinato, mentre lascia il gusto di un déjà vu la sovrastruttura del gioco teatrale “alla Pirandello” che pare datata, scontata. Non a caso del resto lo spettacolo nasce sul divieto della direzione del carcere di far prendere parte al ragazzo, il vero assassino, alla rappresentazione e viene ad iscriversi fin dalle prime battute nel filone del teatro in carcere, che a mio avviso con l’esperienza del “Teatro Verità” di “Cesare deve morire” di Cavalli, poi film dei Fratelli Taviani, si è affievolito come novità. E anche il tema della dialettica tra “verità vera” e “verità rappresentata” dovrebbe risultare esaurito dal primo ventennio del Novecento: “La signora Morli, una e due” di Pirandello docet. Del resto anche le citazioni sovrabbondano e sono funzionali fino ad un certo punto: dovrebbero scorrere col pilota automatico come accade in “Venere in pelliccia” di Polanski, altrimenti rischiano di essere pillole di cultura ostiche ai fini narrativi e drammatici dello spettacolo.

La rappresentazione risulta perciò coinvolgente e sconvolgente soprattutto nei dialoghi tra parricida e autore teatrale che si trova suo malgrado coinvolto, alla Truman Capote, nella confusione di ruoli, nella parte del genitore assassinato. Una escalation emotiva cui il teatro-nel-teatro a “scatole cinesi” funge però da ammortizzatore: soprattutto in Italia dove il pirandellismo è nel menu casalingo da oltre un secolo. Infatti la confusione del ruolo Autore-Padre connessa alla questione della libertà di scelta di orientamento sessuale (e complicanze varie) concentrano il succo, il gioco e l’ambiguità delle forze in campo, quindi prevalgono agli occhi dello spettatore italiano, già abbondantemente edotto e addestrato da Pirandello sull’annosa dialettica tra attore e personaggio.


Teatro Comunale - Via Giuseppe Mazzini 15, 06059 Todi (PG)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 327/6353257 (ore 10-13 e 15.30-19.30)
Orario spettacolo: lunedì 26 agosto, ore 21
Biglietto: 15€ + prevendita

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Nicola Conticello e Marco Giovannone, Ufficio stampa Todi Festival
Sul web: www.todifestival.it

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