Te lo do io Pasquino - Teatro Ghione (Roma)

Scritto da  Sabato, 26 Settembre 2009 
Pasquino

La celeberrima statua parlante, da ormai cinque secoli irriverente voce satirica di Roma, torna in vita per un giorno, circondata nel cuore della città eterna da un turbinio di personaggi con le loro rocambolesche e strampalate disavventure. Approda al Teatro Ghione il travolgente musical che incarna in maniera verace e divertente il più genuino spirito della romanità.

 

 

Teatro Ghione presenta

Dal 24 settembre al 4 ottobre 2009

TE LO DO IO PASQUINO

di Prospero Richelmy, da un’idea di Antonio Giampaoli

Soggetto di Walter Croce e Prospero Richelmy

Regia di Walter Croce

Musiche di Antonio Giampaoli

Con: Riccardo Angelini (Galopeira), Anna Jimskaja (Galina), Giorgio Gobbi (Nando), Massimo Di Vincenzo (Mario il portiere), Stefano Ambrogi (signor Ganci), Gianna Carlotta (suor Letizia), Veronica Corsi (Laura), Antonello Morroni (il rumeno-romano) e la partecipazione straordinaria di Marione Corsi (la voce di Pasquino)

Coreografie di Claudia Scimonelli

Scene di Massimiliano Degli Abbati

Direzione musicale di Alessandro Barocchi

Costumi di Silvia Frattolino e Chiara Ferrantini

Luci di Franco A. Ferrari

Aiuto regista Serena Fraschetti

Direttore di palco Fabrizio Samuele Croce

 

Chi è Pasquino? Apparentemente non si tratta altro che di un gruppo scultoreo di età ellenistica, presumibilmente raffigurante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo, peraltro di valore artistico piuttosto esiguo e giunto sino ai nostri giorni preda delle mutilazioni del tempo, essendo rimasto privo delle braccia e di parte del volto. In realtà però questa statua sorregge egregiamente sulle proprie spalle il peso di ben cinque secoli di storia, durante i quali si è fatta costantemente portavoce del popolo romano, della sua rivolta caustica e pungente contro l’oppressione esercitata dal potente di turno, la corruzione dilagante o le eccessive ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche nella vita quotidiana dei cittadini della città eterna. Uno spirito di protesta che innumerevoli volte si è cercato – ma evidentemente senza successo – di soffocare e che si è concretizzato in sonetti, composizioni satiriche, vignette ed epigrammi che venivano affissi nottetempo alla statua, per questo motivo definita “parlante”. Questi motti arguti presero pertanto il nome di “pasquinate” e la loquacissima scultura divenuta fiera portatrice dell’umorismo popolare, che dal 1501 è stata posizionata dal cardinale Oliviero Carafa in una suggestiva piazzetta a pochi metri da Piazza Navona, si è trasformata in un simbolo immortale dello spirito tipicamente capitolino, insofferente ai soprusi dei dominatori e dei governanti interessati esclusivamente al proprio tornaconto e capace di tradurre questa insofferenza in un’ironia pungente e spassosa.

Ebbene il mitico Pasquino, dopo cinque secoli in cui ha perfettamente ricoperto il suo ruolo piuttosto ingombrante e provocatorio, si è guadagnato un meritato premio: ritornerà in vita per una giornata incarnandosi in uno stornellatore scansafatiche e guascone, Galopeira, e tornerà attraverso lui a far tuonare la sua voce irriverente, denunciando le ingiustizie ma al contempo cercando di tornare ad assaporare le più semplici gioie dell’esistenza, dal sapore di un ottimo bicchiere di vino alla conquista di una donna sensuale e dalla bellezza dirompente. Questo lo spunto di partenza da cui si dipana la trama del musical “Te lo do io Pasquino”, un successo inarrestabile da diversi anni nel panorama teatrale italiano che trova un’ennesima e graditissima conferma nella riproposizione attuale in apertura della ricchissima stagione dello storico Teatro Ghione, dopo i successi dello scorso anno al Teatro Greco e le rappresentazioni di quest’estate all’Ippodromo delle Capannelle (nell’ambito della rassegna Fiesta) e nella spettacolare cornice del Teatro Romano di Ostia Antica.

Durante le due ore di spensieratezza e puro divertimento offerte da questa pièce teatrale, l’azione scenica si svolge interamente nella Piazza di Pasquino: oltre alla statua parlante che si staglia davanti al pubblico come assoluta protagonista, troviamo un bar il cui proprietario Nando (un irresistibile Giorgio Gobbi) naviga in pessime condizioni economiche tra tasse eccessivamente onerose, troppe cambiali firmate negli ultimi mesi e la difficoltà di ottenere il rinnovo della concessione per mantenere i tavolini all’aperto necessari per attrarre i pochi clienti che passeggiano stancamente per la piazza, una palazzina custodita dal portiere Mario (Massimo Di Vincenzo), fifone, orgogliosissimo del proprio ruolo e borbottone ed infine un convento, diretto dall’intraprendente ed energica suor Letizia (l’esuberante Gianna Carlotta), costretta a racimolare in brevissimo tempo una cifra astronomica per evitare che l’istituzione religiosa venga chiusa e sostituita dall’ennesimo supermercato in cerca di guadagni facili.

Non mancherà l’amore a complicare ulteriormente la già burrascosa situazione: difatti il misogino e solitario Galopeira verrà travolto dalla passione per Galina (interpretata dall’affascinante Anna Jimskaja), una geniale ingegnera russa che in patria ha inventato un rivoluzionario motore ecologico mentre in Italia è finita a fare la prostituta, braccata dai suoi sfruttatori rumeni (che lei erroneamente chiama “romanisti”, scatenando una spinosa querelle tra romanisti e laziali); con questa tormentata ed emozionante vicenda sentimentale si intreccia l’amore segreto e silenzioso nutrito da Nando per Laura (Veronica Corsi), giovane e sensibile ragazza scottata dalle delusioni d’amore passate e per questo intenzionata ad intraprendere la strada del noviziato. Il destino però condurrà questi personaggi su sentieri imprevisti, con un lieto scioglimento finale delle loro ingarbugliate avventure, seppure ammantato da un leggero velo di delicata malinconia.

Numerose le componenti la cui armonica sinergia rende assolutamente godibile, appassionante e divertente lo spettacolo: innanzitutto il ritmo incalzante della narrazione che cattura il pubblico sin dall’inizio e lo tiene avvinto sino alla chiusura del sipario, grazie alla sapiente, dinamica ed ineccepibile direzione registica di Walter Croce; particolarmente azzeccata anche la scenografia, che ricostruisce perfettamente l’atmosfera di una Roma di altri tempi, lontana dalla frenesia assordante e fastidiosa dei giorni nostri. Un punto di forza indiscutibile e brillante è poi chiaramente rintracciabile nei brani musicali composti da Antonio Giampaoli che contrappuntano con intensità la pièce teatrale, ispirati alla tradizione della canzone popolare romana: si va dalla divertente e spumeggiante “Bamboccione” alla struggente ed emozionante “L’amore quando bussa forte fa paura” sino alla sognante riflessione in musica di “Roma che dorme”, il cui testo è ispirato ai versi di Trilussa, altro immortale cantore ironico e disincantato dei più peculiari pregi e difetti della romanità.

Dopo aver condiviso un così lungo e gratificante percorso teatrale, il cast si dimostra affiatatissimo e capace di coinvolgere lo spettatore immedesimandosi con naturalezza nei personaggi: i protagonisti maschili Giorgio Gobbi e Riccardo Angelini coniugano talento recitativo, esperienza ed una spontaneità travolgente che emerge in particolare nelle scene in cui si trovano a scambiarsi battute al vetriolo e prendersi in giro bonariamente. Di straordinario fascino e presenza scenica le interpreti femminili: Anna Jimskaja è davvero perfetta nel ruolo della sensuale mangiatrice di uomini ma sempre all’insegna dell’eleganza, sia in veste di attrice che nei momenti di canto e danza; un ruolo certamente minore quello riservato alla giovane Veronica Corsi, la quale però riesce comunque a ritagliarsi un proprio spazio con simpatia, intelligenza ed una recitazione asciutta e convincente, nonché grazie ad una bellezza fresca, vivace e solare. I due personaggi dalla più impetuosa carica comica sono poi la battagliera e bizzarra suor Letizia portata in scena da Gianna Carlotta (non facendo in alcun modo rimpiangere Nadia Rinaldi che negli scorsi anni aveva briosamente interpretato questo ruolo) ed il macchiettistico e bislacco portiere Mario (i cui panni sono indossati da Massimo Di Vincenzo). Infine è doveroso citare anche la presenza di Stefano Ambrogi, vero e proprio colosso del teatro romano ed attore cinematografico, nel ruolo dell’avido ed intrigante Signor Ganci, e la partecipazione straordinaria di Marione Corsi (voce storica dell’etere radiofonico romano, in onda tutti i giorni assieme a Riccardo Angelini nella trasmissione di gran successo “Te la do io Tokio”) che presta il suo corposo timbro vocale e la sua impareggiabile ironia alla statua chiacchierona di Pasquino.

Uno spettacolo da non perdere che dona nuova linfa alla tradizione del musical all’italiana, negli ultimi anni passata forse eccessivamente in secondo piano rispetto ai numerosi adattamenti di produzioni teatrali provenienti dall’estero: un inno alla romanità in due ore di intrattenimento leggero ed allegro. Siamo sicuri che, grazie a questo spettacolo così ben costruito e divertente, la voce di Pasquino continuerà a risuonare a lungo sulle assi dei palcoscenici teatrali di tutta Italia.

 

Teatro Ghione

Via delle Fornaci 37, Roma

Per informazioni: telefono 06/6372294, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Orario botteghino: dal martedì al sabato 10,30 –13,00 e 16,00 –20,00

Biglietti: a partire da 16 euro fino a 22 euro, prevendita 2 euro

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Ufficio Stampa Maya Amenduni

Sul web: www.teatroghione.it

 

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