T*Danse, Danse et Technologie - Cittadella dei Giovani (Aosta)

Scritto da  Lunedì, 11 Novembre 2019 

Il Festival Internazionale della Nuova Danza di Aosta (svoltosi dal 20 al 27 ottobre), è giunto alla IV edizione, sotto la direzione artistica di Marco Chenevier e Francesca Fini; organizzato dalla compagnia TiDA Théâtre Danse, sta diventando uno degli appuntamenti più interessanti per la nuova scena delle arti performative con oltre 30 eventi.

 

L’espressione Nuova Danza è usata nel senso che non ci sono i grandi nomi della scena internazionale ma gli emergenti, seppur già affermati, e nuova è anche l’attenzione alla tecnologia che entra a pieno titolo nello spettacolo con effetti sorprendenti. La manifestazione, che è fortemente orientata ai giovani sia nell’uso dei linguaggi che nel forte riferimento alla tradizione dell’hip-hop, parte dal concetto di confine per superarlo: il linguaggio del corpo, danza in senso stretto, circo, mimo, giocoleria posseggono infatti l’immediatezza che consente di scavalcare le barriere linguistiche e di generi. Come nel caso di “Stickman” che verte sulla combinazione creativa di forme corporee e oggetti, in cui attraverso un flusso costante di titoli, emerge un’originale relazione tra spettatori, un uomo e un bastone (come cita il titolo) e si mescolano abilmente performance e giocoleria.

Altre caratteristiche peculiari della rassegna sono il forte legame con il territorio e il coinvolgimento del pubblico, attraverso laboratori e incontri con gli artisti. Legata ai nuovi linguaggi e alle nuove tecnologie, la programmazione internazionale - realizzata con il contributo della Compagnia di San Paolo, maggior sostenitore nell’ambito dell'edizione 2019 del bando Performing Arts, della Fondazione CRT nell'ambito del bando “Not&Sipari”, dell'Associazione del Turismo Sport Commercio Agricoltura e Beni Culturali, del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, con il patrocinio del Comune di Aosta e la collaborazione della Cittadella dei Giovani di Aosta - rivolge, come sempre, un’attenzione speciale verso le nuove generazioni di artisti performativi. L’idea è di dar vita per otto giorni ad una comunità, unita dal linguaggio universale del corpo e della danza contemporanea, di artisti, cittadini e turisti. In questo senso anche agli artisti invitati è stato chiesto di restare durante tutta la durata del festival. Largo spazio è riservato alle master class, laboratori tenuti dagli artisti in programma e alle discussioni e scambio di idee sugli spettacoli con “Intorno agli spettacoli”, gli incontri con il pubblico e gli artisti dei “Feedback Aperò”.

In prima nazionale al Teatro della Cittadella dei Giovani “Soi” della Compagnia Drive, coreografia di Simhamed Benhalima e Kevin Mischel, con in scena gli stessi Benhalima e Mischel, e Julien Michelet. Ispirato ai lavori di Pina Bausch, per quanto riguarda la scenografia, il gioco di luci e l’impianto iniziale di teatro danza, un po’ straniante, lo spettacolo - che ha consacrato il successo della compagnia francese - tesse legami stretti tra il gesto quotidiano e il movimento danzato, e viceversa. La ricerca coreografica si concentra sull’intensità del movimento, il significato, la danza come stato finale attraverso il quale esprimere una motivazione, con un forte eco dell’hip-hop, sfumato da alcune contaminazioni. “Soi” è un inno all’amore e alla fratellanza, poesia di misterioso realismo: racconta infatti il conflitto del sé, soi appunto, con una parte intima e con l’altro, forse anche con l’ambiente circostante, metropolitano, aggressivo, come sembrano suggerire gli oggetti di scena e la musica dissonante, i rumori di fondo. In scena un crescendo che raggiunge un momento chiave quanto ambivalente quando il danzatore di fronte ad una porta a specchi urla “Tu es pitoyable”, Sei miserabile. A che? All’altro? Un altro o l’altra faccia di se stesso. Il crescendo arriva al parossismo quando l’interprete in scena comincia a dare colpi finché la musica si arresta bruscamente e allora ‘scende’ come una rivelazione la prima sura del Corano, la Fatiha, simbolo sacro di pace e perdono. Il sacro, indipendentemente dalla religione, riconcilia e pone fine al conflitto. Grande prestazione tecnica, forse un po’ enigmatica la drammaturgia che mette insieme elementi eterogenei.

L’indagine sulla corporeità e in particolare sulla massa e sull’interazione nel contesto sociale, nel contesto del cambiamento climatico e in particolare nei casi di convivenza in ambienti confinati, è il tema di "M²” dei Dynamis, gruppo romano multi-disciplinare di ricerca artistica. All’interno del metro quadro di spazio che dà il titolo allo spettacolo, sette volontari, denominati dall’istruttore ‘cavie’, esplorano il confine tra umano e disumano all’interno di un gioco collaborativo tra sconosciuti. Il Gruppo si interroga pragmaticamente sull’unità di misura da cui prende nome il progetto performativo per esplorare, attraverso il dispositivo scenico, il confine tra umano e disumano che lo spazio assume rispetto ad un contesto. Il pubblico è l’essenza stessa della performance, la matrice dell’azione che si orchestra in un gioco collaborativo tra sette sconosciuti. “M²” si sviluppa attorno a una proporzione in scala, tra superficie circoscritta e persone coinvolte, in un crescendo di semplici azioni eseguite dai partecipanti, mettendo al centro il corpo e in particolare la sua massa.

In prima nazionale presso il Teatro della Cittadella dei Giovani “Reflet” del francese Xuan Le, direttore artistico, coreografo e interprete accanto a Guillaume Yvener, spettacolo contaminato dalla danza circense; un duetto sulla ricerca di equilibrio, il lavoro interiore, l’incontro con l’altro e con se stessi, la dialettica e il conflitto che in certi momenti diventa prevalente, talora l’unico scambio con l’altro. Uno spettacolo di grande emozione, corpi fluttuanti che volano nello spazio, si disegnano come realtà virtuali per l’agilità e la spericolatezza, eppure appaiono profondamente carnali. Al di là della bravura tecnica, arriva il pathos che lascia senza fiato e che il ricorso alle tecnologia non raffredda ma enfatizza. La comunicazione fra due corpi anagraficamente distanti è al centro dello spettacolo in un continuo e struggente rincorrersi senza arrendersi. La scenografia rivela la percezione che abbiamo degli spazi interni ed esterni che ci circondano e ci delimitano. Linee di luce rossa laser puntano verso i gesti dei danzatori, e gradualmente allontanano l’apparente linea ghiacciata che il mondo di oggi trova di fronte a sé. All’inizio dello spettacolo, immersi nel buio, i profili di schiena dei due danzatori si muovono delineati con un disegno dinamico da una linea rossa, finchè le linee divengono una parete di fumo rosso che disegna nuvole e figure immaginarie, attraversate dai corpi degli interpreti in una suggestione mozzafiato. Lo spettacolo è realizzato con la regia di Karin Gérard in collaborazione con Romain Mazaleyras, su musiche originali di Jules Evrard, con costumi di Peggy Housset, creazione luci di Jennie Michaud e Maxime Plamer e luci di Maureen SizunVom Dorp. Xuan Le, primo atleta di slalom freestyle (Campione Nazionale in Francia e 6° ai Mondiali del 2009), si confronta molto presto con la danza. Combinando insieme questi due universi, sviluppa un materiale ibrido che si intreccia con la danza circense.

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Renata Savo

 

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