Tartufo - Teatro San Babila (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Giovedì, 25 Aprile 2013 

Dal 9 al 28 aprile. Un genio si riconosce anche da questo: dalla capacità di coltivare l’arte della diplomazia al momento giusto, nel posto giusto. Se Molière a suo tempo avesse rifiutato ogni forma di compromesso con Luigi XIV e la sua ‘cabala dei devoti’, noi oggi non potremmo goderci l’attualità del suo Tartuffe. La Francia conservatrice di quegli anni non riusciva a digerire la satira graffiante del brillante commediografo. Ma a volte, ci vuol poco per sbrogliare le matasse: una letterina conciliatrice, il finale dell’opera modificato per placare l’ira dei potenti. Risultato: il Re Sole fatto fesso e contento; noialtri invece - a distanza di secoli - ancora qui ad ammirare la lungimiranza dell’Autore. Stavolta è il S.Babila ad ospitare l’immortale capolavoro. Una delle ragioni per cui questo storico teatro deve continuare a vivere è il fatto che, ogni anno, propone un cartellone rispettoso dei gusti del pubblico tradizionale. Ben vengano le sperimentazioni - se fatte con buon gusto e intelligenza - ma perché impedire a uno spettatore qualunque di rilassarsi un pomeriggio con un Tartufo classico, che non tradisce lo spirito dell’originale di Molière? Onore dunque al merito del S.Babila. Che seguendo la politica dello spettacolo fatto per la gente e non per le nicchie ha fatto centro anche questa volta.

 

 

 

TARTUFO
commedia di Molière
con Franco Oppini, Corinne Clery, Domenico Pantano, Paola Giannetti, Andrea Murchio, Giorgia Guerra, Davide Paciolla, Antonio Tallura, Liliana Randi, Gianluca Delle Fontane
regia Giovanni Anfuso
scene Alessandro Chiti
costumi Cabiria D’Agostino
musiche L.Francisci e S.Conti

 

 

Il pubblico è entusiasta, accorre numeroso. Un pubblico interattivo, che segue con trasporto l’evolversi della vicenda (c’era anche un signore stravagante che applaudiva a sproposito, e alla fine della recita ha gridato imperioso Vive la France, ma anche questo fa parte della magia del teatro). Al di là del fatto che un Classico è oggetto di richiamo (tanto più se messo in scena senza troppi ghirigori sperimentali), c’è anche la questione che il personaggio Tartufo non passa mai di moda. Potremmo dire, parafrasando il Luigi XIV di L’etat c’est moi: Nous sommes Tartuffe. La nostra epoca è impregnata di tartufismo, e il primo errore sarebbe proprio non accorgersene. Il re non c’è più, ma in compenso c’è un proliferare di persone più realiste del re, questa è la verità. Per non parlare poi di quanti Orgon (interpretato da un sempre simpatico Franco Oppini) ci passano vicini. Noi stessi, in tante occasioni, ci lasciamo ingannare dalle belle apparenze, esattamente come Orgon abbocca a tutte le balle del suo ospite. Per poi renderci conto dopo tanto tempo dell’imbroglio, e reagire come il protagonista in maniera colorita, guittesca (Oppini sul finale, con la corona in testa, fa un po’ il verso a Petrolini. Se lo può permettere, dopo tanti anni di carriera).
Corinne Clery (nei panni di Elmire, la moglie di Orgon) conferma la sua fama di attrice che sa coniugare bellezza e ironia. Son passati un po’ di decenni da quando scatenava le fantasie di giovani e adulti coi nudi conturbanti di Histoire d’O. Basta però vederla apparire, e solo una cosa ti vien da pensare: è dolce lo scorrere del tempo per questa carismatica signora del palcoscenico. Poi ci sono i ruoli di contorno: la compagnia è affiatata, e si vede. Certamente il fatto che recitino un classico immortale aiuta, ma è quel quid di talento in più che permette di conseguire buoni risultati (come in tutte le cose della vita, mica solo a teatro). In particolare, menzione speciale alla cameriera interpretata da Liliana Randi: uno Scapino in gonnella che avrebbe strappato un sorriso pure a Plauto.
Tradire l’idea originale di Moliere sarebbe sciocco, dal momento che mantiene la stessa verve a distanza di secoli. Rinnovare gli abiti e le scenografie, per dare ancor più forza ai concetti espressi dall’autore, viceversa è più che legittimo. Il regista Giovanni Anfuso, persona di esperienza in campo teatrale, sa bene che lo spazio in cui si muovono gli attori deve avere un valore simbolico. Guai dunque a riempire il palcoscenico con elementi abborracciati, messi lì giusto per stordire lo spettatore: meglio una scenografia semplice, ma funzionale al discorso finale. Ecco quindi che le scale, elemento costante in tutto lo spettacolo, non sono piazzate lì per caso: è la scala del potere, il desiderio di elevazione sociale e la discesa negli inferi della piccineria morale. Poi i costumi: moderni , perché è evidente che una storia così è collocabile in qualunque tempo. Le luci: sgargianti, appariscenti, vistose; colori che colpiscono l’occhio dello spettatore in sala (perché le apparenze di Tartuffe e soci ingannano, ma per ingannare devono prima colpire).
Tartuffe ritorna insomma, ed è un bel ritrovarsi. Il successo di quest’opera si interromperà bruscamente quando all’improvviso l’umanità conoscerà una palingenesi, e diventeremo tutti buoni, onesti e scevri da qualsivoglia ipocrisia. Gli appassionati di Molière, dunque, possono dormire sonni tranquilli ancora a lungo.

 

 

Teatro San Babila - corso Venezia 2/A, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/795469 - 02/76002985, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì 9 a venerdì 12 ore 21, sabato 13 ore 16 e ore 21, domenica 14 ore 15:30 e ore 19:30, da mercoledì 17 a venerdì 19 ore 21, sabato 20 ore 16 e ore 21, domenica 21 ore 15:30, sabato 27 ore 16 e ore 21, domenica 28 ore 15:30
Biglietti: platea intero € 35 - soci e gruppi minimo 10 persone € 25, balconata intero € 25, soci e gruppi minimo 10 persone € 18

 


Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.teatrosanbabila.it

 

 

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