Tango del calcio di rigore - Teatro Brancaccio (Roma)

Scritto da  Sabato, 25 Gennaio 2020 

Giorgio Gallione, apprezzato regista e drammaturgo, già direttore artistico del Teatro dell'Archivolto di Genova, ha portato in scena, nella prestigiosa cornice del Teatro Brancaccio, uno spettacolo importante, profondo, drammatico e scanzonato, com’è la vita umana; un viaggio nel secolo scorso, attraverso i fasti di ciò che appassiona ed accomuna moltissimi, ovvero il calcio, e le tragiche violazioni della dignità umana perpetrate dalla dittatura argentina e dal nostro sonno della ragione, tema che dovrebbe, invece, coinvolgere tutti noi, affinché tali orrori non si ripetano più.

 

Produzione Teatro Nazionale di Genova presenta
TANGO DEL CALCIO DI RIGORE
drammaturgia e regia Giorgio Gallione
con Neri Marcorè, Ugo Dighero, Rosanna Naddeo, Fabrizio Costella, Alessandro Pizzuto
scene e costumi Guido Fiorato
musiche originali Paolo Silvestri
luci Aldo Mantovani

 

Francesco De Gregori, nella sua “Leva calcistica del ‘68” cantava “Nino non aver paura…”. Motivi per avere paura nell’Argentina di Videla ce ne sarebbero stati tanti, troppi, ma nulla poterono contro le ragioni per essere coraggiosi e giusti; il loro esercizio fu pagato, purtroppo, come sempre, a carissimo prezzo.

Intorno alla tragica, reiterata farsa dell’uomo contro se stesso, danzava l’infinito, sfaccettato poema del calcio, nella sua massima accezione, i campionati mondiali. Un’estasi collettiva che genera sospensione del tempo, dello spazio; talvolta, come nel 1978, rappresentò un vessillo di potere, una coperta sotto cui provare a seppellire il fango della dittatura e le voci delle Madri di Plaza de Mayo. Gioca in casa, l’Argentina e, inevitabilmente, vince, mentre i corpi dei dissidenti precipitano in mare. “La più vasta e costosa operazione di propaganda politica per mezzo dello sport dopo le Olimpiadi tedesche del ’36.

Neri, come un bambino che insegue la palla, non ha paura di ricordare e raccontare le sue storie di calcio, anzi, le sciorina come meravigliose, giganti bolle di sapone che, scoppiando in cielo, lasciano ricadere su di noi stupore, con un retrogusto spesso amaro e con sottili, luminose, striature di trionfi.

Alvaro Ortega, ucciso dal “cartello” di Medellin per aver annullato un goal all’Indipendente. Francisco Valdes, capitano del Cile, costretto a segnare a porta vuota dai militari di Pinochet. Salvador e Honduras, due paesi costretti, nel 1969, a farsi guerra per “Cien Horas”. Il mondiale del 1942, giocato, pare, in Patagonia, con esiti magici ed imperscrutabili; arbitrato, giurano, dal figlio del cowboy Butch Cassidy, noto per il suo cartellino rosso sangue e per il grilletto facile, certo non quanto il resto del Pianeta che, nel frattempo bruciava di guerra. Ma, soprattutto, l’epopea dell’anziano portiere dell’Estrella Polar, Gato Diaz, che riusci a parare il rigore più lungo della storia del calcio.

Un entusiasmante, intenso, necessario viaggio nella memoria, nella controversa complessità umana, nell’orrore e nella leggerezza, fra Ryszard Kapuscinzki ed Osvaldo Soriano, accompagnato da brani di Mercedes Sosa e Astor Piazzolla e sostenuto da un cast di notevole qualità e spessore. Grande, come sempre, Neri Marcorè, affabulatore e nocchiero, sostiene il suo ruolo di “metronomo” con determinata delicatezza ed ironia. Molto apprezzabile la vis comica di Ugo Dighero, l’interpretazione di Rosanna Naddeo e la cornice narrativa di Fabrizio Costella ed Alessandro Pizzuto. Molto intriganti le scelte scenografiche ed i giochi con le luci.

Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia… ed anche uno spettacolo, questo spettacolo, con cui è stato bello danzare.

 

Teatro Brancaccio - Via Merulana 244, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/80687231, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari botteghino: dal lunedì al venerdì ore 11-13 e 14-19, sabato ore 14-19, domenica ore 14-18
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 20.45, domenica ore 17
Biglietti: da 28,50 a 39 euro

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Silvia Signorelli e Monica Menna, Ufficio stampa Teatro Brancaccio
Sul web: www.teatrobrancaccio.it

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