Tangentopoli - Teatro Golden (Roma)

Scritto da  Sabato, 01 Aprile 2017 

Il confronto-scontro fra Di Pietro e Craxi è il nucleo di «Tangentopoli», lo spettacolo in scena al Teatro Golden dal 21 marzo al 16 aprile, scritto da Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli. Ad interpretare i due uomini simbolo di una stagione storico-politica ancora così attuale sono Sebastiano Somma ed Augusto Zucchi. Al loro fianco, Morgana Forcella, Roberto Negri e Danilo Ramon Giannini.

 

Andrea Maia Teatro Golden e Vincenzo Sinopoli presentano
TANGENTOPOLI
di Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli
con Sebastiano Somma e Augusto Zucchi
e con Morgana Forcella, Roberto Negri e Danilo Ramon Giannini
regia Andrea Maia

 

È un esperimento che desta interesse e curiosità, come rilevato da uno dei protagonisti al termine della serata. E già, perché Mani Pulite, pur appartenendo ad una stagione storica il cui inizio risale a venticinque anni fa, continua a possedere strascichi di attualità. Sebastiano Somma, nei panni del PM Di Pietro, Augusto Zucchi in quelli dell’imputato per eccellenza, Benedetto «Bettino» Craxi, si confrontano in un duello verbale molto elaborato e ricco di dettagli nel testo scritto da Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia e messo in scena al Teatro Golden di Roma. Lo spettacolo, «Tangentopoli», pur richiamando alla mente l’insieme di inchieste e processi che hanno caratterizzato la vita politica e giudiziaria degli anni Novanta, si concentra sulle figure che per un motivo o per l’altro ne costituiscono l’emblema.

Obiettivo dichiarato del lavoro non è condannare, né tanto meno assolvere, l’ex Presidente del Consiglio, quanto piuttosto quello di provare ad immaginare le pieghe che avrebbe preso il faccia a faccia fra i due uomini simbolo della stagione anni ’90 - l’uno della legalità, l’altro di ciò che è stato oggetto di contestazione della Prima Repubblica - se Craxi avesse deciso di non rifugiarsi ad Hammamet, in Tunisia, e si fosse presentato nell’ultima udienza del processo che lo vedeva coinvolto in prima persona.

La scenografia, che riproduce l’interno del palazzo di Giustizia di Milano con i suoi scranni di legno intarsiati, lascia intravvedere il Duomo, simbolo della città dove la vicenda si svolge. Al suo interno, c’è lo scrittore americano Jeff Bishop, che vuole stendere l’ultimo capitolo di una vicenda dai contorni noti provando ad immaginare cosa sarebbe successo se l’uomo del Partito Socialista si fosse presentato in tribunale.

Ciò che ne viene fuori è una pièce davvero impegnativa e singolare, in cui immaginazione e realtà si alternano in un gioco di sovrapposizione e dove la discussione pubblica si trasforma in un confronto privato fra due uomini forti e decisi che per motivi assolutamente diversi vivono una fase di smarrimento. Da un lato c’è un Craxi ammalato e stanco, fiaccato dalla cardiopatia e dal diabete: oltre che nel corpo, soffre nell’anima perché acquisisce consapevolezza dell’abbandono da parte del sistema di cui è stato ingranaggio e che, a suo parare, ha deciso di trovare in lui un capro espiatorio. Dall’altro lato, si colloca un giovane Di Pietro che, provato dal grande numero di indagini a suo carico, intende spogliarsi della toga prima di “scendere in campo” nell’ambizioso tentativo di migliorare il paese.

Sullo sfondo, la visione contrastante di tanti aspetti della vita pratica: il «craxismo» inteso nella sua accezione negativa e, nel contempo, in quella connotata da un alone di positività; i meriti o demeriti, a seconda del filtro usato per guardare la società, del governo a guida socialista; il concetto di rettitudine entro cui si muove la magistratura che, per l’opposto, viene considerata pedina di un disegno ben più ampio. E ancora, il rapporto con il Partito Comunista, colpevole secondo Craxi di non aver voluto accogliere le energie liberate dal Psi arrivato al potere; la “rottamazione” dei vecchi dirigenti; la dilagante ipocrisia esistente in Italia; il concetto di finanziamento illecito connotato da una natura spontanea e non strumento di ricatto; la maxi-tangente Enimont; il “conto protezione”. E ancora le vicende legate a uomini come Mario Chiesa, da cui tutto è partito quel lontano 17 febbraio del 1992, Roberto Calvi, Sergio Cusani, Vincenzo Balzamo, Silvano Larini.

Il dialogo è serrato, infarcito di dovizia di particolari e di considerazioni che, indipendentemente dalle opinioni che ciascuno può avere maturato in merito a quegli avvenimenti, inducono a guardare il tutto da angolazioni differenti. Molto bravi sono i due protagonisti: Sebastiano Somma presta voce e volto al magistrato dandone una sua valida interpretazione senza mai lasciarsi tentare dal desiderio di imitarlo, Augusto Zucchi porta in scena in modo convincente la difficile e controversa figura politica, storica ed umana di Bettino Craxi. Validi anche gli altri attori, che sono: Morgana Forcella (l’avvocato Belli), Roberto Negri (il Giudice) e Danilo Ramon Giannini (lo scrittore americano).


Teatro Golden - via Taranto 36, 00182 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.70493826, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17, lunedì e mercoledì riposo
Biglietti: intero € 26 (più 4 di prevendita), ridotto € 22 (più 3 euro di prevendita)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Daria Delfino, Ufficio stampa Teatro Golden
Sul web: www.teatrogolden.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP