Suite, parole e musica per Stefano Benni - Teatro Menotti (Milano)

Scritto da  Sabato, 21 Giugno 2014 

Dal 5 al 22 giugno. Il teatro, molto più del cinema, si presta ad accogliere la libertà creativa delle pagine di Stefano Benni. C'è bisogno di una piattaforma non industriale, più a misura d'uomo diciamo, per restituire (almeno in parte) quell'equilibrio difficilissimo tra umanesimo e pessimismo cosmico che è la cifra stilistica dell'autore bolognese.

  

SUITE, PAROLE E MUSICA PER STEFANO BENNI
da Stefano Benni
con Lucia Vasini, Marco Balbi, Nicola Stravalaci, Marcella Formenti
musiche eseguite dal vivo Microband
drammaturgia e regia Emilio Russo
produzione TieffeTeatro

 

Va da sé che gli attori devono essere bravi, molto bravi. Ma non è solo questione di tecnica. Per intenderci Laurence Olivier - che pure è stato uno dei più grandi interpreti di sempre - poteva rendere anche nei ruoli brillanti ma mai nella vita sarebbe riuscito ad essere un comico “spaventato guerriero”. Ci vogliono altre facce, altri umori, altri approcci alla recitazione. Nello specifico Suite: parole e musica per Stefano Benni è un esperimento riuscitissimo perché i protagonisti hanno interiorizzato alla grande le sfumature dei personaggi creati dal narratore.

In particolare un plauso - di quelli sinceri, che sgorgano dal cuore - a Lucia Vasini e Marco Balbi: questi due vecchi leoni non sfoderano gli artigli bensì il risultato qualitativo di anni e anni di mestiere. A differenza dei ruoli che impersonano - ovvero due artisti velleitari convinti di poter fare grandi cose davanti al pubblico - in loro non c'è alcun velleitarismo ma solo il desiderio di lasciarsi cullare dalla prosa di Benni, che non è esattamente una ninna nanna. Li accompagnano in questa avventura pirotecnica dei partner di grande talento: i giovani Marcella Formenti e Nicola Stravalaci e i meno giovani (all'anagrafe, ma nello spirito sono dei ragazzini) musicisti della Microband.

Insieme danno corpo e anima a un universo parallelo in cui tutti - si tratti di bestie o di esseri umani - hanno il diritto di esprimere la propria personalità attraverso le parole e i gesti. E in cui i deboli acquistano una forza inaspettata. Ad esempio gli amanti fedifraghi, che si divertono col giochino alto-borghese di conteggiare le corna reciproche, sono molto meno dignitosi del povero musicista monco di una mano, che implora il dio dei grattacieli; lo scarafaggio, universalmente riconosciuto come essere repellente, non risulta meno bello e aggraziato di una farfalla; la gallina, che notoriamente è un animale non intelligente, invece in questo contesto regala perle di arguzia mica da ridere; Billie Holiday, regina incontrastata della musica sofisticata, convive senza lamentarsene con Baby io sono come te, che è un brano da “vecchi animali”.

In questa dimensione altra Dio non ha niente di trascendente: è solo un gran burlone che ha scelto la pelle nera per innervosire i razzisti quando verranno a fargli visita. Ed è così spiazzante, questo dio, che da un momento all'altro potresti ritrovartelo a danzare sulle note del “tango perpendicular”, magari in compagnia di Vu. La quale non è l'unica a cercare la “Doppia Vu” per completarsi: tutti i personaggi che si muovono in scena, umani e non umani, sono alla disperata ricerca di quel complemento che dia un senso alla loro vita. E a furia di sentirsi dire che “prima o poi l'amore arriva”, stanno pure (giustamente) perdendo un po' la pazienza.

C'è ritmo, c'è verve, c'è paradosso colto e nel contempo popolare in questa pièce. C'è un mosaico variegato quanto imprevedibile di personaggi. C'è la Microband, che con genialità sottolinea molti passaggi. C'è il tentativo, più che riuscito, di buttar giù con una sola palla il rosario di luoghi comuni e convenzioni ipocrite che contraddistingue la nostra vita quotidiana. C'è Benni insomma, in tutto e per tutto: si respira quell'aria di anarchismo sano che, anche se a un primo sguardo non sembrerebbe, contiene in sé una speranza per il futuro.

Il regista Emilio Russo ha messo insieme un bel collage benniano e il pubblico del Tieffe ha accolto con entusiasmo questo regalo. Il successo che questo spettacolo sta riscuotendo in questi giorni è uno specchio del consenso trasversale che il romanziere è riuscito a costruirsi anno dopo anno.

La migliore risposta a chi vorrebbe dividere l'Italia è fare presente, ad esempio, che la prosa di questo scrittore immaginifico ha conquistato tutto lo Stivale, da Lampedusa fino alla frontiera di Chiasso. Non è che se proponi Suite in Norvegia sarà un fiasco, però evidentemente tra connazionali ci accomuna un certo disincanto ironico, che risulta in sintonia col linguaggio parossistico del Nostro. Ci riconosciamo, insomma, in quelle figure così apparentemente lontane dalla realtà.

Non è affatto un caso che molti bambini si siano innamorati delle pagine di Benni. Quegli stessi bimbi trovano pane per i propri denti anche in questa produzione targata TieffeTeatro: l' “orobilogio” funziona alla grande anche in un contesto teatrale; le vipere smargiasse potrebbero ritrovarsi davanti, così tra capo e collo, un pappagallo triste, solitario y final.

Il bis alla fine non può mancare. “È tutto normale?” si domandano i cinque attori-cantastorie nella ballata finale. No, non è tutto normale. Grazie al cielo niente è normale in questo spettacolo. E il merito non è degli allucinogeni dentro il caffè bensì del potere della fantasia, dispensata con generosità nell'arco di un'ora e mezza. Un'esperienza istruttiva questa Suite. Istruttiva che fa rima con distruttiva e costruttiva: vero è che gli interpreti fanno strame dei luoghi comuni, ma quel che rimane dopo questo “sterminio” non è un paesaggio post-atomico. Quelle arguzie, quello spirito giocoso, quella ferocia non violenta sono i semi attraverso i quali far nascere nuove piante rigogliose. Credeteci: se tutti fossero come Benni e i suoi sodali, risorgerebbero molto presto i giardini pensili di Babilonia. 

 

Tieffe Teatro Menotti - via Ciro Menotti 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari biglietteria: da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, lunedì e mercoledì dalle 15 alle 18, martedì, giovedì e venerdì dalle 15 alle 19, sabato dalle 16 alle 19, domenica un’ora prima dell’inizio dello spettacolo
Orario spettacoli: martedì, mercoledì, giovedì ore 21
Biglietti: intero 25€, ridotto convenzioni 18€, adulti oltre i 65 anni 12,50€, residenti a Milano minori di 25 anni 15€, residenti a Milano minori di 14 anni 12,50€ (+ prevendita 1,50€) 

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Ippolita Aprile, Ufficio stampa Tieffe Teatro Menotti
Sul web: www.tieffeteatro.it

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