Suco de Agua Cabaret - Teatro della Memoria (Milano)

Scritto da  Venerdì, 09 Maggio 2014 

Ha compiuto sessant’anni pochi mesi fa: un’età importante, che consente a Massimo Pongolini in arte Pongo di appartenere di diritto alla “vecchia guardia” della comicità. Non è facile portare avanti per molti decenni un discorso artistico coerente, senza svolazzi dettati dall’ambizione personale: lui ha sempre saputo che il comico prima ancora che un artista è un artigiano; un “fabbro” della risata al servizio del pubblico. Naturalmente, un'idea di questo tipo può elaborarla solo una persona con la testa a posto, che da sempre si rapporta al teatro nella maniera più sana, vivendolo come un gioco; un eterno e indistruttibile gioco attraverso il quale sia l’attore, sia gli spettatori seduti in platea si impegnano a dimenticare per un paio d'ore le preoccupazioni di ogni giorno.

 

 

 

SUCO DE AGUA CABARET
un divertente spettacolo di cabaret
di e con Pongo

 

Abbiamo cominciato sottolineando in maniera affettuosa che i genetliaci avanzano per chiunque, anche per chi come Pongo ha la capacità di tenersi giovane nell’animo. L’appunto, meno benevolo, lo riserviamo invece ad alcune giovani compagnie che, nonostante l’età tenera, propongono dei testi deprimenti e sfiduciati verso il futuro. A questi ragazzi e a queste ragazze così umbratili proponiamo due soluzioni: la prima, rileggere la poesia di Lorenzo il Magnifico che esordisce con “quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuol essere lieto sia, del doman non c’è certezza”; la seconda, seguire gli spettacoli di Pongo che nella loro leggerezza (leggerezza calviniana, intesa dunque come lievità) alleggeriscono il cuore, allentando la morsa dei dispiaceri e delle delusioni che ognuno di noi si porta con sé come bagaglio.


Suco de agua, andato in scena al Teatro della Memoria sabato 3 e domenica 4 maggio, è una sintesi perfetta del Pongolini-style: ironia frammista a una costante autoironia; coinvolgimento del pubblico, a cui viene chiesto di interagire in maniera spontanea, lasciandosi un po’ andare; la musica, utilizzata come elemento aggregante ma anche come “cavallo di Troia”, per costruire un clima più confidenziale con gli spettatori e carpire da essi i ricordi del passato; la captatio benevolentiae, ovvero dichiarare già in apertura “io sono qui a fare il pirla”, ben sapendo però che i veri pirla sono quegli artisti fissati con l’idea di dover lasciare un segno a tutti i costi.


Può darsi che Pongo da ragazzo abbia creduto nella rivoluzione, o a qualcosa di simile; era un discorso generazionale, non è che fosse una sua prospettiva particolare. La differenza però, non da poco, rispetto ad altri suoi coetanei è che non ha mai pensato di dover rivoltare il mondo come un calzino: chi lo pensava per davvero, poi da adulto ha fatto una gran brutta fine; chi invece, come Massimo, ha sempre pensato che le gag di Charlie Chaplin esprimessero un sentimento di libertà molto più forte dei ‘mattoni’ di Marcuse, ha raggiunto il traguardo dei sessant'anni con serenità. Da uomo libero, privo di condizionamenti esterni.


Suco de agua è uno spettacolo divertente ma anche una pacata, non ansiogena seduta di terapia collettiva: il protagonista “sciamano” più volte invita gli spettatori a riprendere possesso del proprio corpo; propone loro, soprattutto attraverso le canzoni, un processo di anamnesi, ovvero di raccolta delle proprie memorie personali che stavano ammonticchiate chissà dove, in un qualche angolo riposto della mente. In questo modo saltano fuori nomi di cantanti un tempo alla ribalta, calciatori che cinquant’anni fa crossavano alla grande e ciclisti che, in era pre-doping, appena vinta la tappa usavano la telecamera per dire alla propria mamma “Sono contento di essere arrivato uno”. Ma non sono solo i “miti” del passato a venir fuori dal baule impolverato dentro l'anima: riemergono anche le canzonette scurrili, con cui i bimbi di una volta si divertivano all’ora di ricreazione. E si scopre - perché una minorenne in platea lo conferma - che quelle canzoncine sono degli evergreen, continuano ad essere intonate anche dagli infanti del 2014.


Alla fine della sua performance, il 'rocker' Pongo offre allo spettabile pubblico una bevanda ad alto tasso alcolico: acqua naturale, suco de agua appunto per bagnare un po' le labbra, ma soprattutto per ripulirsi dai pensieri negativi e ritrovare l'armonia nel corpo e nello spirito.


Con la buona educazione, l’ironia anche pungente ma mai offensiva, l'attore ha fatto centro pure stavolta. Potremmo definire la sua arte - si parva licet, e se non arriva a tutti quanti noi una bella scomunica - una “rivoluzione gentile” come quella di papa Francesco: Pongo nella comicità, Bergoglio in tutt’altri ambiti. C’è da dire però che Massimo ha avviato la sua rivoluzione molti anni prima del Santo Padre. Andava detto, solo per dovere di cronaca. Ora siamo pronti alla scomunica.

 

 

Teatro della Memoria - via Cucchiari 4, Milano

Orario spettacoli: sabato 3 maggio ore 21, domenica 4 maggio ore 16 (replica)
Biglietti: posto unico 10€

 

Articolo di: Francesco Mattana

 

 

 

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