Studio sul Simposio di Platone - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Raffaella Roversi Domenica, 09 Febbraio 2014 

Dal 4 al 9 febbraio è andato in scena al Parenti di Milano, uno studio sul Simposio di Platone. Andrea De Rosa ne cura la regia, in un allestimento dove la classicità lascia il posto ad un frullato di parole, musica rock, immagini crude di corpi usati e abusati, nudi svogliati, privi di anima, malizia, sensualità ed eroticità. Lo spettacolo è vietato ai minori di 14 anni, anche se, purtroppo, la quotidianità non li risparmia certo da immagini analoghe.

 

 

 

 

 

 

Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione presenta
STUDIO SUL SIMPOSIO DI PLATONE
Lo spettacolo è vietato ai minori di 14 anni
drammaturgia Federico Bellini
con Nicola Borghesi, Giulia Briata, Eleonora Giovanardi, Leonardo Lidi, Annagaia Marchioro, Matthieu Pastore, Martina Polla, Filippo Quezel, Massimo Scola, Annamaria Troisi
assistente alla regia Thea Dellavalle
direttore tecnico Robert John Resteghini
elettricista Vincenzo De Angelis
fonico Massimo Carozzi
regia Andrea De Rosa

 

 

Il Simposio di Platone, considerato emblema stesso del pensiero platonico e dunque base della filosofia occidentale nonchè spunto per la psicoanalisi (Freud e Lacan), è una sorta di dialogo tra i maggiori intellettuali maschi dell’epoca, incentrato sulla domanda “cos’è Eros?”, inteso come divinità e come passione assoluta, eterosessuale ed omosessuale. Il risultato è una visione composita, dalle mille sfaccettature.


Nell’allestimento di De Rosa, alla domanda di Platone se ne aggiungono tante altre: “sapete la differenza tra sadismo e masochismo? è giusto reprimere gli istinti sessuali? il matrimonio risolve i problemi sessuali? l’amore è allegria o tristezza?” Ad esse i vari attori, in abiti contemporanei, in una scena piuttosto scarna, tenteranno di rispondere nel corso dello spettacolo.


Contrariamente a quanto annunciato da un convitato al simposio, questo sarà pieno di donne, dei loro corpi nudi, delle loro voci urlanti, al limite dell’isteria, della loro rabbia verso una società maschilista che, da sempre, le vuole subalterne all’uomo. Ecco un corpo di donna supino, avanzare sul palco. Il pubblico lo vede frontalmente, un torso di donna, anzi, vede solo delle gambe che escono da un tutù rosa, muoversi compulsivamente, meccanicamente, forzatamente, senza amore, senza un nome, senza un volto, senza un’identità, quasi che il loro unico valore sia nei genitali femminili che esse lasciano intravedere fra la vaporosità illusoria di quel tulle rosa. Un’altra donna recita, senza sentimento, pezzi di dolci canzoni d’amore, di poesie, riproduce stereotipi sdolcinati.


All’inizio, racconta il primo dei convitati, l’essere umano era un’unità: era maschio, femmina ed androgino, aveva due sessi e due volti. Era bastevole a se stesso e per questo tracotante. Zeus lo punì, dividendolo in due, condannandolo a ricercare la sua metà per l’eternità.


Ieri come oggi, alla brama e all’inseguimento dell’interezza, della pienezza, tocca il nome amore. Ma se l’amato è per l’amante la metà del doppio, per amare bisogna abbandonare la propria individualità e quindi farsi servo, morendo un po’. E si è disposti a farlo, perché ci si sente come contenitori che si riempiono e si svuotano per raggiungere un istante di smarrimento, talmente dolce,da fregare anche la paura della morte. Da più di duemila anni ci si fanno le stesse domande. E la società non è certo andata verso l’innalzamento dell’anima. Anzi, l’avidità di emozioni non ha più limite, perché i desideri sono stati moltiplicati da una società consumista, terrena e insensibile. E l’amore non ha ancora portato alla verità, all’ascesa intellettuale e spirituale. Come dimostrano le scene crude di film, proiettate sullo sfondo del palco.


E allora, basta far discorsi sull’anima, lo spirito, l’amore celeste. Il filosofo è un cieco in una stanza buia, che cerca un gatto nero che non c’è. “Meglio non farsi domande e farsi le seghe!” concluderà l’ultimo dei convitati.


Spettacolo generoso in vitalità, ma ancora troppo giovane, pieno di autocompiacimento, esibizionismo e parole urlate.

 

 

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì - giovedì - venerdì - sabato ore 20.45; mercoledì ore 19.30; domenica ore 15.30; lunedì riposo
Biglietti: intero €32; over60/under25 €16; convenzioni €22,50
Durata: 80 minuti

 

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

 

 

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