Strategie Fatali - Teatro India (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 01 Febbraio 2017 

Spiegare o non spiegare, analizzare o lasciarsi accalappiare dal mistero, pornografia o seduzione - al Teatro India il duo Musella-Mazzarelli esplora queste dicotomie con tre "piani paralleli, che però a volte si toccano, si sovrappongono". Un'impresa apparentemente impossibile, condotta con grande finezza e tanta ironia.

 

STRATEGIE FATALI
testo e regia di Paolo Mazzarelli e Lino Musella
scritto e diretto da Lino Musella_Paolo Mazzarelli
assistente alla regia Dario Iubatti
con Marco Foschi, Annibale Pavone, Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Laura Graziosi, Astrid Casali, Giulia Salvarani
costumi Stefania Cempini
sound design e musiche originali Luca Canciello
direttore di produzione Marta Morico
assistente di produzione Claudia Meloncelli
direttore tecnico dell’allestimento Roberto Bivona
una produzione Marche Teatro in collaborazione con Compagnia MusellaMazzarelli

 

Ispirato dalle tesi di Baudrillard espresse, tra gli altri, nel suo Le strategie fatali, l'omonimo spettacolo della compagnia Musella-Mazzarelli esplora i concetti della seduzione dell'oggetto (nei confronti del soggetto) e dell'enigmatico ambientando tre storie-parabole, tra loro connesse in rapporto di contenitore-contenuto, a teatro, regno dell'illusione per eccellenza. Suona complicato? Lo è. Per questo, molto intelligentemente, i "piani paralleli, che però a volte si toccano, si sovrappongono" (come assurdamente dice l'assurdo regista della seconda storia, parlando della terza ma riferendosi, in realtà, a ciò a cui lo spettatore sta assistendo), non mancano mai di ironia e leggerezza.

Tuttavia, per comprendere a fondo la complessa operazione dei due autori-registi, occorre fare un passo indietro o, come diceva una famosa pubblicità, "si gode solo a metà".

O forse - ironicamente - è vero il contrario? Baudrillard sostiene, infatti - e come dargli torto - che alla base della seduzione vi siano l'enigmatico, il mistero, l'indecifrabile, che ci accalappiano con la promessa di un godimento inclassificabile (il vedo/non vedo, le allusioni, le metafore): solo coprendo con un sottile velo i dettagli, i dati più minuti, l'oggetto (del desiderio, per esempio) può esercitare in modo potente e duraturo la sua attrazione sul soggetto (l'individuo). L'esempio principe è la pornografia (in opposizione all'erotismo), categoria che da Baudrillard viene estesa a tutta la realtà che ci circonda. In questo senso, i film che oggi, grazie alla risoluzione 4K (e oltre) delle telecamere digitali, ci consentono di contare i pori sui volti degli attori, o quegli schermi delle smart TV che normalizzano l'immagine rendendola più realistica (come fosse girata nel salotto di casa nostra), sono pornografia. L'alta fedeltà esasperata è pornografia. La raccolta ipertrofica di dati è pornografia. Baudrillard teorizza che la società a un certo punto si sia sentita eccessivamente minacciata dall'illusione di comprendere basata su pochi o ambigui dati, demonizzandola e precipitando nell'osceno dell'iper-dettaglio. Ma le cose viste troppo da vicino, i sogni spiegati a oltranza, perdono fascino e profondità, svaniscono lasciando al proprio posto il surrogato istantaneo e superficiale di quel godimento che altrimenti sarebbe stato. Voler spiegare tutto, eliminare l'illusione (o mistero o enigma che dir si voglia), significa rendere tutto digeribile e indigesto al tempo stesso. Tanto da far persino mutare la natura dell'opposto, che finisce con l'identificarsi con l'iperbole: alla presenza non si contrappone più l'assenza, ma la moltiplicazione; alla sessualità non l'astinenza, ma la pornografia; al movimento non l'immobilità ma l'accelerazione. La realtà da oggetto-centrica è diventata soggetto-centrica, ossia a uso e consumo (altra parola chiave) dell'individuo, che per analizzare e trovare a tutti i costi la verità (ammesso che esista), deve però rinunciare al godimento possibile soltanto fermandosi qualche passo più indietro.

Non è un caso, allora, che lo spettacolo inizi con un'indagine, riguardante un ragazzino scomparso (non a caso) in un teatro, e si concluda con i due investigatori che non riescono a vedere il ragazzino (o il suo spirito) che passa tra loro inondato dalla luce. Così come perfettamente tematica è la sovrapposizione dei piani (realtà/prove de l'Otello) della seconda storia (probabilmente la più riuscita sotto tutti i punti di vista, una straordinaria altalena di toni ed emozioni), laddove si rievoca la potenza della suggestione creata da Iago in Otello (che di fatto porterà quest'ultimo a compiere un omicidio-suicidio) semplicemente facendogli immaginare il tradimento di Desdemona e lasciando briglia sciolta all'immaginazione del Moro per i particolari. Lo stesso dicasi per la terza storia (quella che dovrebbe essere la messa in scena de l'Otello da parte dello strambo regista ottimamente interpretato da Lino Musella, e che con l'Otello non ha praticamente nulla a che vedere), che di nuovo insiste sui rischi dell'affidarsi all'analisi e del non lasciarsi guidare dal mistero (vedi la presunta omosessualità dell'arabo, la "bomba" con cui si fa esplodere e la storia con cui la zingara spilla i soldi a tre personaggi intenzionati ad abbattere il teatro per edificarvi un ospedale).

A questo punto si potrebbe anche parlare dei singoli quadri, analizzando, magnificando o puntando il dito contro questo o quel dettaglio. La mia strategia, in questo caso, consiste nel fornire una chiave di lettura di uno spettacolo non complicato ma complesso, conchiuso e strabordante allo stesso tempo e immediato solo al livello più superficiale - altrimenti temo di rischiare, almeno in questo caso, di percorrere, anziché una strategia fatale, una strategia banale.

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal 25 al 28 gennaio ore 21, 29 gennaio ore 18, 31 gennaio, 3 e 4 febbraio ore 19, domenica 5 febbraio ore 20, lunedì riposo
Biglietti: posto unico 18.00 € (ridotto 16.00 €)
Durata: 2 ore e 10 minuti più intervallo

Articolo di: Pietro Dattola
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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