Still Life - Teatro India (Roma)

Scritto da  Venerdì, 15 Maggio 2015 

"Still Life", dal 12 al 14 maggio, ha aperto il focus dedicato dal Teatro di Roma ad una delle coppie più vive ed attive del teatro contemporaneo, ormai conosciuta in tutto il mondo: Stefano Ricci e Gianni Forte, che da anni utilizzano lo strumento teatrale per stimolare la sensibilità del pubblico e metterne in discussione le false sicurezze, grazie all’utilizzo di immagini al contempo forti e tenere. "Still Life", nato per rendere omaggio all’adolescente romano omosessuale suicidatosi nel 2012 con la sua sciarpa rosa, è una condanna alla discriminazione, alla crudeltà verbale e fisica di un mondo che cerca di annientare le differenze, fino ad uccidere la dignità umana.

 

Produzione ricci/forte in collaborazione con Garofano Verde e il sostegno del Teatro di Roma presenta
nell'ambito del Trittico Furioso - focus ricci/forte
STILL LIFE
drammaturgia ricci/forte - regia Stefano Ricci
con Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Fabio Gomiero, Liliana Laera, Francesco Scolletta
movimenti Marco Angelilli

 

Le luci sono ancora spente ed il sipario è aperto: sullo sfondo una fila di lumini rossi, quelli che si usano per ricordare la vita di qualcuno che non c’è più. Senza alcun preavviso, dalla porta d’ingresso della sala del teatro, entrano i cinque bravissimi attori: Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Fabio Gomiero, Liliana Laera e Francesco Scolletta, vestiti con semplicità ed eleganza, improvvisano una sorta di mimo, dapprima innocente e poi sempre più aggressivo, che si trasformerà presto in una ennesima discriminazione della diversità, con dita puntate e frasi di scherno.

Sullo schermo a fondo palcoscenico compaiono nomi di persone con un numero accanto: impieghiamo qualche secondo a capire che altro non sono che le vittime di un processo sociale di ghettizzazione ed emarginazione del diverso, stupendoci per la loro età, alcuni non ancora adolescenti, nessuno che superi i 20 anni. E’ da questo elenco sparso di giovani vite stroncate dall’ignoranza, è da questo sentimento di indignazione che nasce in tutti noi per i “delitti” che continuano a rimanere impuniti, che prende il via lo spettacolo proposto dall'ensemble con il suo riconoscibile linguaggio drammaturgico icastico e potente.

Tanti i simboli presenti in scena durante i 70 minuti di spettacolo. I corpi che strisciano per terra, colpiti dalle vessazioni di una società che tende agguati alla libertà individuale, il volto nascosto da un cuscino e la propria identità oscurata; con il sottofondo di “Blackout” dei Muse, le piume straripano dai cuscini squarciati e si riversano leggere verso il pubblico, scoprendo volti ingenui di cartoni animati. La discriminazione diventa poi violenta quando si trasforma in offese fisiche, sangue, calci in pieno viso verso un uomo che nudo, puro, subisce passivamente, reo del solo fatto di amare un altro uomo.

Alla sinistra del palco, gli attori si alternano nel disegnare funzioni, grafici, equazioni e formule matematiche alla lavagna, ad indicare l’attitudine della società odierna a categorizzare qualsiasi manifestazione fuori dagli schemi, la volontà di arginare ciò che non è facilmente definibile. Ed ancora i cinque attori si trasformano in macellai quando straziano e torturano carni e cuori sanguinanti, disposti su eleganti portavivande proprio lì davanti al pubblico. L’acqua che sgorga a fiumi dagli innaffiatoi verdi e che alla fine dello spettacolo bagnerà l’intero palcoscenico, testimonia la vita, la nascita, la possibilità di crescere e di sperare. Le lacrime di due madri che, in una sorta di “parto” spirituale, affrontano con dolore fisico e psicologico la responsabilità del proprio nuovo ruolo, suggellano una serie di promesse d’amore e di libertà al bambino che sarà loro figlio, un figlio dell’amore, nonostante tutto, anche se non esiste un padre.

Intenso e significativo il coinvolgimento del pubblico che viene costretto ad essere attivamente partecipe di un vero e proprio elettroshock; prima baciato dagli attori che, in un prolungamento dello spazio scenico, raggiungeranno la platea e baceranno persone dello stesso sesso, recuperando il simbolo del bacio come segno d’affetto, come un dolce ritrovarsi nell’altro, a prescindere da qualsiasi forma di identità sessuale: “vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi”; poi, alla fine della rappresentazione, sulle note de “La fine” di Nesli-Ferro, invitato a scrivere su una lavagna il nome di qualcuno di caro che non c’è più, a cui rivolgere il proprio pensiero.

Lo spettacolo termina così come è iniziato, con la commemorazione delle tante vite stroncate dall’indifferenza e dall’ignoranza: ciascuna storia è raccontata dalle parole di lettere rivolte a loro, ognuna affidata ad un attore. Le voci si affiancano, poi si sovrappongono, diventano tante, troppe, infinite, rimbombano nello spazio del teatro e nelle nostre anime.

Gli applausi scroscianti di un pubblico entusiasta accolgono gli attori emozionati: qualcosa forse si è smosso una volta per tutte dentro di noi. Forse, davvero c’è ancora vita.

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684.000.346
Orario spettacoli: dal 12 al 14 maggio ore 21
Durata: 70 minuti

Prossimi appuntamenti del "Trittico Furioso"

Macadamia nut brittle - 15 | 17 maggio .15
drammaturgia ricci/forte - regia Stefano Ricci
con Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Fabio Gomiero, Pasquale Di Filippo
movimenti Marco Angelilli
orari spettacolo ore 21 - domenica ore 18 - durata: 80 minuti
Produzione ricci/forte in collaborazione con Garofano Verde

Imitationofdeath - 19 | 21 maggio .15
drammaturgia ricci/forte - regia Stefano Ricci
con Giuseppe Sartori, Fabio Gomiero, Liliana Laera, Francesco Scolletta, Marco Angelilli, Claudia Salvatore, Cinzia Brugnola, Michela Bruni, Chiara Casali, Ramona Genna, Blanche Konrad, Piersten Leirom,
Mattia Mele, Simon Waldvogel, Desiree Giorgetti
movimenti Marco Angelilli
orari spettacolo ore 21.30 I durata: 75 minuti
Produzione ricci/forte in coproduzione con Romaeuropa Festival, CSS Teatro stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia, Festival delle Colline Torinesi, Centrale Fies - Dro

 

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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