Solo gli ingenui muoiono d'amore - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Domenica, 10 Febbraio 2013 

Chino per accendere candele, quando si alza vediamo che indossa solo boxer e maglietta lunga, color carta da zucchero, come si fosse appena svegliato. I suoi lunghi capelli grigi sono trattenuti dietro da una stringa, si rialza e canticchia in spagnolo, parla come se si rivolgesse a se stesso. César Brie, attore argentino amatissimo a Milano, avendovi fondato con una coppia amici, nel ’72 e partecipandovi fino al ‘75, la Comuna Baires, un progetto di teatro impegnato che ha lasciato a lungo il segno sui milanesi anche per le implicazioni politiche di quegli anni. Brie, che in Argentina aveva studiato al Centro Drammatico di Buenos Aires, qui da noi fonda un altro collettivo e si avvicina alle migliori menti creative, drammaturgiche e attoriali di un paio di generazioni, passando da Renzo Casali a Danio Manfredini, da Pepe Robledo a Eugenio Barba, girando l’Europa finché torna in Sud America e, in Bolivia, fonda il Teatro de Los Andes, per ritrovare memorie andine mitiche. Ma riceve minacce pure laggiù e torna in Italia, dove vive da quattro-cinque anni e ci regala perle di proposte suggestive sia in grandi compagnie sia da solo, con monologhi sempre speciali. Come questa proposta intitolata ‘Solo gli ingenui muoiono d’amore’ che ci regala il Teatro dei Filodrammatici, in scena soltanto il 7, 8 e 9 febbraio con un testo di cui Brie è autore, regista e unico interprete.

 

 

SOLO GLI INGENUI MUOIONO D’AMORE
scritto, diretto e interpretato da César Brie

 

 

Sul palco non ci sono soltanto le candele, accese una a una dal protagonista, ma si vede molto bene al centro, un po’ arretrato, un catafalco con fiori e una foto; siamo davanti a un feretro in attesa del funerale e le parole dell’uomo diventano più chiare: “Fra poco verranno tutti, amici e parenti” borbotta l’uomo, prendendo la cravatta poggiata sulla bara, dove si trovano altri capi d’abbigliamento. Muovendosi sempre con disinvoltura si capisce che le parole sono rivolte di sicuro all’amico scomparso, a noi ignoto. Ma, attraverso i racconti vividissimi che parlano di eventi e vecchi compagni dei tempi della scuola, scopriamo poco alla volta chi fosse: lo chiamavano ‘Secco’ perché tanto magro e non sapremo mai il suo vero nome.

Secco era meraviglioso, anche se non sapeva fare un cazzo” dice l’uomo, che poi si rivolge in prima persona a chi risulterà sempre invisibile: “Eri il primo della classe e tutti ti odiavano per questo!”. I ricordi e gli aneddoti fluiscono rapidi e provocano risate tra il pubblico che riempie il teatro. Ma ecco che prende e indossa la camicia, bianca s’intende, e vi allaccia la cravatta indossata prima, mentre i personaggi evocati sembrano prendere corpo e popolano il palco, come in un film immaginario. Brie è un monologhista straordinario e qui, come spesso, è pure autore e regista. Il top del fai da te, in tempi di crisi internazionali. In passato ha guidato compagnie di giovani capaci di interpretare i moltissimi personaggi che la fantasia di diversi autori, oltre alla sua, hanno saputo creare. Come quella grandiosa storia ispirata da un epico Omero attraverso il fantastico spettacolo di ‘Iliade’ messo in scena al Teatro dell’Arte, per me ancora indimenticabile e purtroppo irripetibile, come tutte le performance geniali.

Eppure anche lui, da solo in monologo, non concede tanti rimpianti e prosegue, trascinando i pensieri del pubblico in modo compatto, regalando tutto l’incanto di uno spettacolo comunque perfetto, piccolo o grande che sia. Parla, parla e indossa la giacca, dalla cui tasca prende un fazzoletto, si siede, lo stende e lo poggia sulle ginocchia, per adagiarvi una cesta di biscotti che inizia a sbocconcellare, sempre parlando. Ora racconta di quella donna, l’amore impossibile: “Non sapevi cosa fartene di quelle ragazze che ti morivano dietro, no, tu volevi quella che amava un altro, che non ti avrebbe mai ricambiato… Le dipingevi le labbra, le carezzavi i capelli, la vestivi di solitudine…” e racconta dell’amico scomparso, del suo carattere contorto che lo aveva portato a ritrovarsi sempre più solo.

Il Secco, dopo l’adolescenza, lo vede diventare un idealista: “Hai diviso con altri il sapore della tua sconfitta” è il modo di descrivere quei tempi. E poi morì il padre, divorato dal cancro, quando aveva solo 15 anni… Le storie si susseguono, l’uomo con ormai indosso pure le scarpe racconta del sesso di cui nessuno parlava, a quei tempi, a parte i ragazzini di strada e i bordelli, luoghi questi ultimi riguardo ai quali tutti si taceva ma che venivano frequentati da tutti gli uomini, convinti che fosse così che si restava uomini. “Adesso lo troverai tuo padre” afferma l’amico, “nell’arcobaleno, nelle fogne, dove cazzo passeggia…” e le storie si succedono una dopo l'altra. “I poeti viaggiano verso dentro” dice, spiegando come il Secco sia diventato un artista, per la precisione un burattinaio che fa spettacoli per bambini nelle strade, forse vicino alle scuole. “Perché ti sei innamorato dell’unica donna che non ti cagava, come tutte le tue cause perse” lo rimprovera, strappando risate a scena aperta.

La scena descritta di quando il Secco dichiara il suo amore alla donna è talmente esilarante eppure malinconica da provocare ilarità rumorosa. “Lei ti diede uno schiaffo e fosti cacciato via da un omone grosso, il suo fidanzato”. Eppure il racconto ce lo rende sempre più ‘amico’: “Tutti abbiamo diritto a un po’ di tenerezza, cos’è un adulto se non un bambino su cui è caduta una montagna d’anni?”. La poesia di Brie autore tocca spesso alte vette, ce n’è sempre, basta aspettare e intanto scorrono sogni, desideri di gioventù, sconfitte, delusioni. E infine la malattia, l’ospedale, dove ‘lei’ viene a fare una visita, perfino a dargli un bacio. Ma si capisce che era pietà. Eppure ne verrà fuori, ma ormai la vita è secca come il suo soprannome.

Ecco” dice ora l’uomo, prendendo in mano un paio di candele e la foto, “non è venuto nessuno, Secco. Non piangere, morire non è una novità” Poggia le candele e si accende una sigaretta, che fuma piano, mentre i racconti strappano ancora varie risate. “Vedi come in ogni cosa si può trovare il lato comico?” afferma rivolgendosi al feretro. Ora l’uomo spegne le candele, tutte, una a una e una bella voce femminile risuona da lontano, cantando una dolce canzone in spagnolo che somiglia a un canto per bambini, col ritornello ingenuo e lui, lentamente, si allontana fino a uscire dalla platea. Gli applausi però César Brie li condivide sul palco con due giovani ragazze, che probabilmente lo hanno aiutato con le luci e le musiche. Come sempre, Brie è unico.

 

 

Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì 7 e sabato 9 ore 21.00, venerdì 8 ore 19.30
Biglietti: intero 22 euro, ridotto convenzionati 18 euro, under 25 14 euro, over 65 12 euro

 

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Valentina Ludovico, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

 

 

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