Sogno e son desto… in viaggio - Teatro Sistina (Roma)

Scritto da  Domenica, 17 Aprile 2016 

Torna dopo due stagioni, e dopo lo straordinario successo riscosso nelle tre edizioni televisive, nel Teatro che ormai considera un po’ suo. Massimo Ranieri incanta il Teatro Sistina con “Sogno e Son Desto... in Viaggio”, lo spettacolo ideato e scritto con Gualtiero Peirce che resterà in scena fino al 24 aprile.

 

RA.mA 2000 International s.r.l presenta
Massimo Ranieri in
SOGNO E SON DESTO… IN VIAGGIO
ideato e scritto da Gualtiero Peirce e Massimo Ranieri
light designer Maurizio Fabretti
orchestra formata da: Max Rosati (chitarra), Andrea Pistilli (chitarra), Flavio Mazzocchi (pianoforte), Pierpaolo Ranieri (basso), Luca Trolli (batteria), Donato Sensini (fiati), Stefano Indino (fisarmonica), Alessandro Golini (violino)



In questa nuova edizione, che al debutto ha catturato totalmente il consenso della platea del prestigioso teatro capitolino, lo show si arricchisce di nuove e brillanti suggestioni. Nuova è la scenografia, essenziale ed elegante; nuova l’orchestra, composta da otto straordinari musicisti; nuovi segmenti teatrali con citazioni che attingono dalla letteratura e dalla poesia; nuovi monologhi, restituiti al pubblico con il consueto stile, intenso e giocoso al tempo stesso.

È uno spettacolo che celebra la forza degli umili, il coraggio di chi sa sognare e guardare alla vita con speranza e positività. Inevitabili - ricorrono spesso nei suoi monologhi - i riferimenti ai ricordi di un’infanzia vissuta in un clima di stenti e di difficoltà, ma con la dignità di chi vuole farcela. Anche il titolo scelto per lo show è ispirato da un ricordo di famiglia. Con tenerezza e commozione Ranieri racconta del nonno pescatore che, alla sua curiosità di bambino, rispondeva come il mare fosse tanto bello e affascinante ma anche pericoloso, perché può tradire. Sognare sì - dunque - guardando alle stelle, immaginando e fantasticando, ma sempre restando attento e vigile, sveglio. Nasce da qui la scelta del titolo, con quella congiunzione che, da apparente ossimoro, trasforma la frase in un auspicato desiderio di sognare, ma ad occhi aperti: Sogno e son desto.

In più di due ore di spettacolo Massimo Ranieri si concede generosamente al pubblico con il suo caratteristico impulso passionale, conquistando gli spettatori con indiscusso, e soprattutto “completo”, talento: canta, ammalia, balla, interpreta canzoni con l’intensità che sempre contraddistingue le sue esibizioni, scherza con il pubblico, racconta barzellette e aneddoti, si esibisce in una spassosa sequenza di tip tap, diverte e si diverte.

Accenna ai suoi esordi teatrali con il grande maestro Giorgio Strehler, costretto a tagliare Brecht a causa della sua difficoltà a recitare nel modo giusto la battuta. Contraddice l’intenzione del Maestro citando Shakespeare (“si può avere il coraggio di tagliare una meraviglia del genere? Io non l’ho mai avuta, scusami Giorgio”), in un’esibizione particolarmente intensa della lettura del sonetto n. 75, un inno all’amore. E ancora, cita Palazzeschi, Seneca, Goldoni, Prezzolini.

Il grande coinvolgimento del pubblico è sulle note dei suoi personali successi. Scalda gli animi con il ritmo trascinante di “Se bruciasse la città”, risveglia atmosfere nostalgiche con “Erba di casa mia”, dopo aver acceso l’entusiasmo del pubblico, fin da subito, con la celeberrima “Vent’anni”, scelta per aprire lo spettacolo.

Ma è sulle canzoni che prende in prestito (e che fa sue in personalissime interpretazioni) da altri cantautori che le atmosfere si fanno più intime: grande pathos per “Io vivrò” di Lucio Battisti, interpretata con forte intensità espressiva; pura emozione suscita l’esecuzione del pezzo “La stagione dell’amore” di Franco Battiato, anticipata da una citazione tratta dal De Brevitate Vitae di Seneca sulla relazione tra la vita e il tempo: “No, la vita non è breve. Noi non abbiamo poco tempo da vivere, noi ne sprechiamo troppo. Ci vuole tutta una vita per imparare a vivere”. E su questo brano si apre la meraviglia del disegno luci di Maurizio Fabretti, che illumina e accarezza la platea creando un gioco movimentato di atmosfere, tra luci e note, davvero suggestivo. Poi, ancora dal repertorio di altri cantautori, “Io che non vivo” del grande Pino Donaggio, “Mi sono innamorato di te” perla indimenticabile di Luigi Tenco, “Nessuno al mondo”, e la straordinaria “La voce del silenzio” con cui apre il secondo atto.

Ampio spazio, naturalmente, è dedicato alle sonorità della tradizione napoletana. Una cavalcata temporale e storica che tocca i capisaldi della musica partenopea. Dall’omaggio commosso al grande amico Pino Daniele con un’esecuzione molto sentita di “Je so’ pazzo”, al ricordo emozionato di Domenico Modugno con la canzone “ ‘O cafè”. Uno dei momenti più toccanti è stata certamente l’esecuzione di “‘O Marenariello”. Un testo antico, scritto a fine ‘800, che Ranieri restituisce con un’intimità che avvolge ed emoziona, mentre mima con il movimento delle braccia, ritmata e scandita per tutto il tempo della canzone, l’azione di tirar le reti. Una bellissima immagine.

Del resto, è proprio dell’espressività corporea che Ranieri ha dotato la sua originale cifra stilistica. Un aspetto artistico che gli conferisce una certa unicità, e definisce il suo carisma istrionico. Un’espressività artistica, quella del corpo, che qui trova raffinato ed efficace ambito nell’interpretazione straordinariamente teatrale del brano “Quel che si dice”. Un pezzo che fece scalpore (racconta delle difficoltà di un ragazzo omosessuale), portato al successo dal suo amico Charles Aznavour che lui definisce “il più grande chansonnier di tutti i tempi”.

Verso il finale torna la tradizione più popolare della canzone napoletana con l’esecuzione della romantica “Anema e Core”, brano melodico degli anni ’50, e con le note trascinanti e piene di ritmo del brano “‘O Sarracino”. Non prima - però - di aver letteralmente scaldato gli animi con la struggente, e molto attesa, esecuzione del brano forse più apprezzato: “Perdere l’amore”, capolavoro in musica e parole sulla fine di un amore, entrato ormai a pieno titolo nell’elenco delle canzoni italiane più amate dal pubblico.

Nel gran finale gli spettatori del Sistina omaggiano Massimo Ranieri con applausi e grandi ovazioni, riconoscendo la potenza di un artista completo, che spazia tra teatro, televisione, musica, cinema. Ha da poco pubblicato “Malia”, un album di classici partenopei riletti in chiave jazz. E proprio in questi giorni è nelle sale cinematografiche con una straordinaria interpretazione nel ruolo del grande Pier Paolo Pasolini, con il film “La Macchinazione”. Un ruolo complesso e delicato, di grande impatto, che il regista David Grieco ha voluto affidargli anche per la straordinaria somiglianza fisica. Un fisico che, alla rispettabile età di 65 anni (dichiara la sua età in apertura dello spettacolo, scherzando con il pubblico: “così non impazzite a farvi i conti”), dà prova di grande energia, di una forza interiore e di una capacità di abitare il palco propria dei grandi artisti. Lo riempie con la sua straordinaria presenza scenica che emana un’energia potente, e con quel talento unico e inimitabile capace di sorprendere sempre senza mai tradire lo stile raffinato e popolare che lo rende un autentico istrione. Uno stile inconfondibile, raro, fatto sì di talento, ma soprattutto di grande passione, di dedizione, di curiosità, di voglia di sperimentare e di attitudine al cambiamento. Qualità che fanno di un artista del calibro di Massimo Ranieri un vero mattatore, capace di dare voce all’umiltà degli ultimi, e alla forza di chi ha il coraggio di sognare e di guardare alla vita con il sorriso. A loro, e a tutti noi, è dedicato questo spettacolo. Perché per vivere ci vuole coraggio e voglia di sognare. Non perdetelo.

 

Teatro Sistina - via Sistina 129, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4200711, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00 - domenica dalle 11.00 alle 19.00
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, mercoledì 20 aprile ore 17, sabato 23 aprile ore 17 e ore 21
Biglietti: poltronissime € 55, poltrona e I galleria € 49.50, seconda galleria € 44, terza galleria € 34

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Federica Fresa e Laura Fattore, Ufficio stampa Teatro Sistina
Sul web: www.ilsistina.it - www.facebook.com/teatrosistinaroma - www.twitter.com/teatrosistina

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