Skianto - Teatro Niccolini (Firenze)

Scritto da  Domenica, 19 Gennaio 2020 

Dal 14 al 19 gennaio al Teatro Niccolini di Firenze è in scena “Skianto” di Filippo Timi, con Salvatore Langella: uno spettacolo-monologo, esuberante e debordante come l’istrione umbro, che racconta la sua favola grottesca, noir, aprendo allo sberleffo e alla trasgressione, non per deridere o per il gusto della provocazione tout court ma per raccontare la vita e i suoi dolori in modo salace. Timi non fa sconti, nemmeno a se stesso, portando in scena una grande energia e la propria autoironia, guardando il mondo però con uno sguardo tagliente, dissacrante senza dimenticare la tenerezza. Il mondo dei bambini è spesso al centro della sua attenzione, quelle bocche cucite dagli adulti a cui Filippo dà voce. Spettacolo pirotecnico che conferma la prodezza di Timi, non senza qualche compiacimento e insistenza di troppo che talora mette da parte i testi, che meritano sempre attenzione.

 

Teatro Franco Parenti presenta
SKIANTO
uno spettacolo di Filippo Timi
con Salvatore Langella
luci Gigi Saccomandi
costumi Fabio Zambernardi
si ringraziano Lawrence Steele e Francesco Risso
canzoni Filippo Timi e Salvatore Langella
assistente alla regia Daniele Menghini



Filippo Timi arriva al Teatro Niccolini di Firenze con “Skianto”, una produzione del Teatro Franco Parenti; così l’anticonvenzionale e istrionico attore umbro sale sul palcoscenico con il suo spettacolo a metà fra racconto autobiografico e sogno visionario. È una favola amara, un monologo spiazzante che mescola rabbia e dolore a un’esilarante ironia pop, accompagnato da Salvatore Langella, alla chitarra, gustoso duo con parodie musicali e alcuni brani originali.

Skianto è la bocca murata - spiega Timi - è il racconto di un ragazzo disabile che ha il cancello sbarrato. Io spalanco quella bocca in un urlo di Munch. Gli esseri umani sono disabili alla vita. E siamo tutti un po’ storti se ci confrontiamo alla grandezza della Natura. Esiste una disabilità non conclamata che è l’isolamento, l’incapacità di fare uscire le voci”. Il racconto è spontaneo, sarcasticamente divertente e il pubblico sembra dimenticarsi il fatto che si sta divertendo alle spalle di un dramma.

Con un linguaggio rocambolesco, visionario e surreale al contempo, Filippo Timi narra nel suo dialetto d’origine - sul quale indulge sempre più spesso - la storia di un bambino diversamente abile, dalla “scatola cranica sigillata”, impossibilitato a parlare e a muoversi. Il materiale a cui attinge è autobiografico (il riferimento è alla cugina, cerebrolesa) e forse anche ad elementi di una sua interiore diversità: “Skianto” è quindi un diario privato, sconsolatamente ironico, fatto di ricordi, desideri e tormenti, sul quale l’attore-autore costruisce una palpitante partitura drammaturgica.

Una favola stramba e struggente, senza lieto fine, come il suo altro lavoro “Favola” di qualche anno fa, in cui Filippo Timi conferma il proprio valore, la capacità di cavalcare il palcoscenico da clown triste, funambolo, affidandosi a funi che lo sospendono sul palcoscenico, soubrette sgangherata, tra prestazioni atletiche, fine dicitura di un teatro di parola, tutto fuso nel grande circo del teatro. Timi è ora la fata turchina di “Pinocchio” che cita recuperando proprio il lato noir della fiaba metafora della vita. “Siamo stelle filanti - spiega Filippo Timi - un soffio d’amore ci dà l’abbrivio di pochi metri di vita; un volo patetico fra ridolini e trombette e poi si cade a terra pronti per essere calpestati e scolorire nella memoria di un carnevale che se ne va”.

Skianto” è una storia amara, con un linguaggio tra il lirico e il drammatico, sull’orizzonte soffocante della diversità e della mancanza di amore, con alcuni passaggi di grande profondità e bellezza, talora offuscati da un parlare rutilante e un’azione concitata. Sul palcoscenico c’è solo Timi con i capelli a caschetto, grottesco nei suoi pigiamini di pile e nelle t-shirt con Topolino; si immedesima col bambino che è in lui, disabile e ferito anzi tempo, che i genitori non riescono a capire e curano come possono, ma all’elettroencefalogramma i suoi pensieri appaiono come scarabocchi. Questa è l’interpretazione sconfortante del bambino-paziente di fronte al tracciato degli elettrodi. In mezzo i suoi desideri: quello di diventare un cantante innanzitutto, sogno al quale deve arrendersi subito perché non sembra molto portato visto che ogni volta che canta Edith Piaf - uno dei due dischi (l’altro è una marcetta di Topolino che detesta) che gli regalano per un compleanno insieme ad un mangiadischi portatile - la madre lo porta in bagno; spera allora di diventare ballerino o innamorarsi di un pattinatore, ma soprattutto innamorarsi perché l’amore sembra l’unico mezzo per uscire dalla prigione dell’isolamento della sua cameretta.

La scena ha un effetto immersivo con citazioni dal cabaret e dal circo, ricordando nello stile gli Anni Ottanta, tra filmati tv, luci stroboscopiche, costumi esagerati ed un ampio ricorso a frammenti di immagini montate, con un impatto forte, coinvolgente, molto ricco, talora un po’ barocco e con qualche confusione che fa perdere il filo. Probabilmente in maniera voluta, Timi si avvolge spesso nei suoi spettacoli su se stesso, in una dimensione onirica tra sogno e incubo, nella quale lo spettatore si perde. In certi momenti un po’ autoreferenziale, Timi gioca abilmente con il pubblico, ne cerca la complicità e, quando capisce di averlo conquistato, ride lui stesso diventando a tratti spettatore di se stesso, mentre alla fine concede un bis, come in un concerto, e si scatena in una prova di indubbia bravura.

Skianto” il 13 e il 20 febbraio sarà anche un programma televisivo su Rai 3, un one-man show che vede Timi accompagnare il pubblico in un viaggio alla scoperta di un mondo di mezzo, dove si incontrano punti di vista diversi. Tra citazioni estetiche dei varietà di una volta e soluzioni sceniche inaspettate, le due serate saranno una corsa a perdifiato tra performance musicali, grandi ospiti, monologhi e interazioni con i personaggi che appartengono al repertorio surreale di un istrione com’è Filippo Timi. In questo periodo l’attore è anche impegnato in tv su Sky con I delitti del Barlume” del giallista toscano Marco Malvaldi.

 

Teatro Niccolini - Via Ricasoli 3 (piazza Duomo), 50122 Firenze
Per informazioni e prenotazioni: biglietteria Teatro della Pergola (Via della Pergola 30, Firenze) - telefono 055.0763333, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30; biglietteria serale sul luogo dell’evento a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo
Orario spettacoli: ore 21, sabato ore 19, domenica ore 17
Biglietti: I settore intero 22€, ridotto under26, over60, abbonati Teatro della Toscana, Soci UniCoop Firenze (martedì, mercoledì) 18€; II settore intero 19€, ridotto - under26, over60, abbonati Teatro della Toscana, Soci UniCoop Firenze (martedì, mercoledì) 16€; ridotto possessori PYC - Pergola Young Card 8€
Durata spettacolo: 1h e 15’, atto unico

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Matteo Brighenti, Ufficio stampa Fondazione Teatro della Toscana
Sul web: www.teatrodellapergola.com

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