Sistema Cechov: Tre Sorelle/Il Gabbiano - Teatro Argot Studio (Roma)

Scritto da  Sabato, 01 Novembre 2014 

Nella cornice trasformata per l'occasione del Teatro Argot, Filippo Gili porta in scena il suo personale "Sistema Cechov", un mese in compagnia di alcuni dei personaggi più amati del grande drammaturgo russo: dal martedì al giovedì le “Tre sorelle” e dal venerdì alla domenica “Il gabbiano” ci ingloberanno nel loro mondo caotico ma statico, in cui tutto accade ma nulla cambia.

 

Compagnia Stabile del Molise/Uffici Teatrali presenta
SISTEMA CECHOV: TRE SORELLE - IL GABBIANO
da Anton Čechov
adattamento e regia Filippo Gili
aiuto regia Francesca Bellucci
con Alessia Alciati, Apollonia Bellino, Massimiliano Benvenuto, Paola Cerimele, Ermanno De Biagi, Vincenzo de Michele, Katia Gargano, Filippo Gili, Arcangelo Iannace, Raffaello Lombardi, Liliana Massari, Rossana Mortara, Omar Sandrini, Vanessa Scalera, Beniamino Zannoni

 

Per i frequentatori abituali del Teatro Argot questa rivoluzione logistica attuata per l’intero "Sistema Cechov" destabilizza e incuriosisce: la scena è sviluppata in lunghezza, gli spettatori la circondano sedendo sui due lati lunghi della sala e con l'ausilio di luci piene, da interno per la maggior parte del tempo, si crea il primo passo per il disegno voyeuristico che il regista vuole concretizzare: lo spettatore vede contemporaneamente tutta la scena e il pubblico dietro ad essa.

Nelle "Tre sorelle" è riprodotto il salone di una casa, lunghi tavoli pieni alle estremità di giornali, libri e carte da gioco e due divani al centro uno di fronte all’altro; una scenografia speculare rafforzata dalla distribuzione in scena degli attori, tre donne da un lato e tre uomini dall’altro. Silenzio, noia, attesa, alcune delle parole chiave dei drammi di Cechov, emergono dai loro piccoli gesti sin da subito in modo molto potente, lo spettatore è risucchiato in questa atmosfera domestica e gli sembra di trovarsi anche lui lì, con loro in silenzio, ad aspettare. Olga prende la parola e tutta la grande macchina registica ha inizio, ogni ingranaggio parte fluido, non si percepisce quasi un inizio nè una fine, anche l’intervallo e i cambi scena che distaccano temporalmente gli avvenimenti si vivono in questo continuo respiro. Questo lavoro di cesello registico sarà percepito anche ne "Il gabbiano" come un'unica danza che ci conduce alla risoluzione del testo, ma che, grazie al genio cechoviano, non porta mai ad una vera conclusione della storia che ineluttabilmente continuerà a vivere anche allo spegnersi delle luci.

Olga, Maša e Irina, le tre sorelle del titolo, vivono nella campagna di San Pietroburgo e ognuna a modo proprio sogna di tornare a Mosca, la loro città, soffocata dalla stasi della vita di provincia. Questa immobilità soporifera viene interrotta dall’arrivo del tenente colonnello Veršinin, vecchio amico di famiglia legato in giovinezza al padre delle tre sorelle, morto esattamente un anno prima. La maggiore delle sorelle, Olga, un’insegnante non sposata e continuamente colpita da forti mal di testa per il troppo lavoro, e la minore delle tre, Irina, allegra, piena di forze e con tanta voglia di darsi da fare, sono inizialmente le più entusiaste dell’arrivo di questo militare, un uomo affascinante e su di giri. Lo sommergono quindi di domande su Mosca e di ricordi della loro infanzia, rasserenando almeno in parte il clima pesante che si vive in una casa fatta ormai di abitudini e volti noti e che Maša, l’altra sorella, brillante e ricercata ma tuttavia scontrosa perché infelice, non fa che sottolineare.

Gli altri personaggi sono Čebutikyn, un vecchio medico dell’esercito ormai da anni in casa loro - abilissimo l'interprete nella caratterizzazione del personaggio, soprattutto nei controscena, con i suoi movimenti piccoli, lenti ma davvero evocativi; il barone Nicolaj Tuzenbach, persona buona e solare, innamorato di Irina e sempre intento a filosofeggiare; un altro militare, Solënyj, più taciturno e ironico, con un ruolo che si scopre più lentamente degli altri ma che nel finale si rivelerà decisivo; Andrej, il fratello delle tre sorelle, giovane talento pieno di aspettative, il quale viene coccolato e stuzzicato dalle sorelle che lo amano davvero molto; Kulygin, il marito di Maša, un professore petulante ed accondiscendente; ed infine Natasha, la donna che Andrej poi sposerà e che con i suoi modi poco fini e prepotenti porterà le tre sorelle all’insofferenza ed il marito alla rovina.

Efficaci le parentesi di grande confusione in cui quasi tutti i personaggi sono in scena, parlano e portano avanti simultaneamente più di un discorso, obbligando lo spettatore a decidere a cosa dare la priorità, cosa vedere e ascoltare con maggiore attenzione; curioso notare come ognuna delle persone sedute in sala guardasse in un punto diverso della scena: al militare che legge il giornale, al vecchio che fa un solitario con le carte, a Olga che corregge i compiti dei suoi alunni, al barone che corteggia Irina, al colonnello con i suoi continui movimenti e discorsi sul futuro o a Maša con la sua stasi e indifferenza verso il marito chiacchierone. Tutto ciò crea grande dinamismo e una situazione particolarmente realistica e coinvolgente; tuttavia la confusione, seppur voluta e precisa, è pur sempre confusione ed è percepita a volte, non riuscendo a comprendere tutte le parole pronunciate, come elemento di disturbo e distrazione.

Interessante in entrambi gli spettacoli, oltre all’uso dello spazio e all’alternanza di situazioni sovrappopolate e dinamiche con altre di vuoti e silenzi immobili, l’utilizzo della porta che collega la scena al foyer, che conferisce profondità alla casa e rende vissute anche le altre ipotetiche stanze, aumentando ancor di più l’immaginario realistico e quotidiano che si vuole ricreare.

La storia intreccia i vari personaggi e i loro sentimenti, le speranze continuamente disattese, le fatiche di ogni giorno e l’impossibilità, imposta da una società borghese, di ricercare la propria felicità. Tutto il testo è pervaso però dalla speranza che, seppur ai protagonisti non sia dato di esser felici, la vita prosegue e ci sarà gioia per quelli che verranno. Due le scene di una maestria rara, due addii, due commozioni, due amori che devono dividersi. L’addio di Nicolaj a Irina è di una delicatezza smisurata, lui sa che non sopravviverà al duello ma non vuole essere fermato, è consapevole che basterebbe una parola di lei per cambiare tutto così non le confessa la verità privandosi per sempre della possibilità di dirle veramente addio. L’altro congedo è quello tra Maša ed il colonnello, il quale sta per partire con tutto l’esercito: i due, in questo tempo di vita condivisa, seppur entrambi sposati e seppur così diversi, si erano innamorati l’uno dell’altra ma erano sempre riusciti a mantenere le distanze, i loro contatti si erano limitati a scherzi o alla condivisione di uno stesso ritmo tenuto con il battere del piede o di una stessa canzone; tutto questo li rendeva più che mai complementari, come due tessere di un puzzle che erano finite incastrate a dei pezzetti sbagliati e che nel momento della partenza di lui esplodono e si incastrano in una scena di una forza e sofferenza inaudite, ancora più tesa a causa dalla presenza di Olga che deve staccare Maša con la violenza dalle braccia di Veršinin quando il marito di lei entra ed assiste all’esplicitazione delle sue paure più profonde.

Ne "Il gabbiano" la scena si apre invece ricostruendo con delle sedie l’impostazione originale del Teatro Argot, l’effetto metateatrale è completo. Siamo in riva ad un lago, è di scena il primo spettacolo scritto dal giovane Konstantin ed interpretato dalla dolce Nina; tra gli spettatori Irina Arkadina, madre di Kostja e famosa attrice (interpretata dalla splendida Vanessa Scalera) che, fredda, insicura, desiderosa di continue attenzioni, viziata ed egocentrica, mostra di amare molto suo figlio ma ciò nonostante non può vedersi oscurata, non comprende il suo talento e si rivela cieca di fronte alla gelosia del figlio per Boris Trigorin. Quest'ultimo, il giovane amante della donna, uomo semplice e senza grande forza di volontà, ossessionato dalla scrittura, trova distrazione solo nella pesca; la sua insicurezza lo porta ad essere volubile come una bandiera al vento, al punto che si lascerà attrarre dalla ingenuità e freschezza di Nina ed al contempo trascinare dalla prepotenza e dal senso di sicurezza offerto da Arkadina, provocando ad entrambe grandi sofferenze.

Gli altri personaggi sono il vecchio zio Pëtr Nikolaevič Sorin, molto legato al nipote e incatenato alla sorella da un forte rapporto di amore ed odio; la governante, una donna passiva e rassegnata, imprigionata in un matrimonio infelice con Samraev, l’amministratore della tenuta, uomo volgare e concreto (interpretato dallo stesso regista, il quale ha conservato per sé un ruolo davvero estroso che ha la capacità di entrare e stravolgere gli equilibri della scena); la moglie è in realtà innamorata del medico, Evgenij Sergeevič Dorn, uomo elegante e ancora molto affascinante, si coglie il forte legame tra i due ma la paura di uno scandalo li costringe al restare nascosti e all’accontentarsi di sguardi e sorrisi; la figlia della governante, Maša, è un’infelice cronica, veste rigorosamente di nero perché porta il lutto per la vita, porta il lutto per amore di Kostja che non fa che evitarla, ed infine deciderà così di sposare Medvedenko, il maestro che la ama sinceramente, solo per potersi distrarre dalla propria sofferenza.

Anche in questo secondo capitolo il lavoro registico si rivela attento, apprezzabile nei continui cambi di ritmo, tra scene caotiche e divertenti ed altre più tese e silenziose, passando da quelle più intime tra Trigorin e Nina a quelle più sfuggevoli tra la governante ed il medico che celano il loro amore segreto. Bravi tutti gli attori che riescono a far emergere i veri impulsi dei rispettivi personaggi, anche solamente con delle tensioni fisiche o degli sguardi sapientemente indirizzati, e sanno calibrare la loro gamma emotiva sia nei momenti di controscena sia in quelli in cui sono maggiormente esposti.

Il loro rincorrersi è farsi del male, ma l’unico modo che conoscono per amare.

L’organico attoriale della compagnia appare estremamente coeso e potente, nonostante in alcuni si percepisca di tanto in tanto una recitazione forzatamente sopra le righe, che finisce per spezzare l’eterno spazio-tempo del mondo cechoviano.

 

Teatro Argot Studio - via Natale del Grande 27, 00153 Roma (Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono | fax 06/5898111, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al giovedì TRE SORELLE, dal venerdì alla domenica IL GABBIANO; tutti i giorni ore 21:00, domenica ore 17:30, lunedì riposo
Biglietti: 12 euro, 10 euro (ridotto), 6 euro (cral) + tessera associativa (3 euro)

Articolo di: Chiara Girardi
Grazie a: Giulia Taglienti, Ufficio Stampa Dominio Pubblico
Sul web:www.teatroargotstudio.com

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