Silvio c'è? - Teatro Concordia (Venaria, To)

Scritto da  Domenica, 21 Febbraio 2010 
antonio cornacchione

Antonio Cornacchione torna a difendere l'amato Silvio nel periodo per lui più duro, non con i pianti di un tempo, ma da vero e proprio crociato della Libertà. Due ore di monologo ritmato e divertente con la partecipazione dello chansonnier Carlo Fava che trasforma lo spettacolo in un vero e proprio omaggio al teatro-canzone di gaberiana memoria.

 

 

 

Teatro Concordia, Venaria (TO)

SILVIO C'E'?

di e con Antonio Cornacchione

con la partecipazione di Carlo Fava

 

"Silvio c'è?" La domanda, scolpita a lettere d'oro in mezzo alle nuvole e proiettata sullo schermo in fondo al palco, accoglie lo spettatore e lo introduce subito all'atmosfera assieme mistica e profondamente ironica che Antonio Cornacchione vuole imprimere al suo spettacolo. Già, perché colui che fino a qualche anno fa inondava di lacrime al grido di "Povero Silvio" le frequenze catodiche di “Zelig” e di “Che tempo che fa”, oggi si presenta al pubblico in una veste del tutto rinnovata.

I fazzolettoni extra-large sono ormai un ricordo, rispolverati brevemente solo per la subitanea commozione che lo coglie all'ascolto di uno dei capolavori elegiaci di Sandro Bondi (del resto, come non capirlo?). Il Cornacchione del 2010 è aggressivo, “cazzuto”, pronto a immolarsi per il proprio unico idolo, insieme soldato e devoto fedele (come quando immagina una messa cantata dedicata a Papi con contorno di santi Alfano, Ferrara e Schifani), quasi un crociato delle Libertà (quelle con la "elle" maiuscola).

Il protagonista, però, - e come potrebbe essere altrimenti? - è sempre Lui: l'immancabile Silvio. In barba alle par condicio elettorali (il teatro, fortunatamente, ne è immune… ancora), il comico milanese si produce in un paio d'ore a ritmo elevatissimo della satira che lo ha reso famoso in televisione, che sa alternare con altrettanta efficacia il bonario sfottò alle battute al vetriolo piazzate sapientemente qua e là, quasi a sorpresa.

Gli argomenti ripercorrono tutto l'ultimo anno di storia politica del nostro paese, dalla più stretta attualità del caso Bertolaso ("Io sarei perfetto per la Protezione Civile, sono 25 anni che mi faccio massaggiare", dichiara orgoglioso nel colloquio telefonico iniziale con Silvio in persona) all'aggressione di piazza del Duomo con la successiva svolta dell'amore, dall'economia all'informazione, da mignottopoli al processo Mills ("Silvio ha pagato 2.000 euro alla D'Addario e 400.000 a Mills. Chissà che servizietti gli ha fatto…").

Ma Cornacchione non è da solo sul palco. Insieme a lui, seduto al pianoforte, c'è Carlo Fava, un bravo cantautore noto al grande pubblico per aver vinto il premio della critica nel 2006 a Sanremo in duetto con Noa (lo citiamo non solo per riallacciarci all'attualità festivaliera ma anche perché è il comico stesso a ricordarlo durante lo spettacolo), che insospettabilmente si rivela anche una perfetta spalla.

Così, approfittando della musica e della voce di Fava, nel bel mezzo del monologo trovano spazio una serie di parodie di canzoni famose prestate allo scopo: da "Ancora" di Eduardo de Crescenzo che diventa "D'Addario", al "Tango delle capinere" di Milva con "la ronda del piacere" che "a mezzanotte va" che lascia spazio a quella della Lega, fino all'attesissima "Meno male che Silvio c'è" che chiude il cerchio con la domanda di inizio spettacolo.

Un vero e proprio omaggio al teatro-canzone di Giorgio Gaber: non a caso, lo spettacolo si apre con "L'uomo flessibile", canzone di sapore gaberiano scritta proprio da Fava, mentre il bis è riservato proprio al Signor G con la sua "Destra sinistra". E per riassumere la grande insofferenza e quasi lo sconforto che nasce di fronte alle furfanterie dei nostri potenti, raccontate con tale pervicacia da Cornacchione, l'urlo finale "ma basta!" sembra proprio la migliore delle chiuse.

 

Articolo di: Fabrizio Corgnati

Grazie a: Stefania Cornacchione

Sul web: www.teatrodellaconcordia.itwww.antoniocornacchione.it

 

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