Silenzio… Amleto... dalla finzione alla verità - Improvvisi Urbani. 24° Festival Internazionale del Teatro Urbano (Roma)

Scritto da  Sabato, 15 Settembre 2018 

Chi di noi non conosce “Amleto”, l’opera celeberrima di William Shakespeare? Lo spettacolo, curato da Abraxa Teatro con progetto scenico originale e regia di Emilio Genazzini, prende le mosse proprio dalle vicende del Principe di Danimarca, fornendone però una personalissima reinterpretazione, che pone al centro i vari personaggi della storia e li fa rinascere dalle ceneri della loro morte. Proprio come la fenice risorge dalle sue ceneri per risplendere di una luce ancor più brillante, così anche i personaggi dell’opera shakespeariana, rivisitata da Genazzini, rifuggono al loro destino così tragicamente segnato. Attraverso un gioco che alterna la finzione con la realtà, gli attori ci conducono magicamente all’interno di un labirinto di emozioni diverse.

 

SILENZIO…AMLETO…DALLA FINZIONE ALLA VERITA’
spettacolo a cura di Abraxa Teatro
progetto scenico originale e regia di Emilio Genazzini da “Amleto” di William Shakespeare
con Massimo Grippa (Lo Spettro), David Capoccetti (Laerte), Ivano Conte (Amleto), Daniele Flamini (Polonio-Orazio), Valentina Greco (la Regina e il clown), Alessia Luongo (Ofelia e il clown), Francesco Chiliberti (il Re)
assistente ai costumi Matilde Guiducci

 

Lo spettacolo, tra i vincitori di un bando regionale dedicato alle “nuove opere”, si è svolto nella suggestiva cornice del Giardino degli Aranci all’interno della manifestazione “Improvvisi Urbani. 24° Festival Internazionale del Teatro Urbano”, ideata dallo stesso Emilio Genazzini e organizzata da Abraxa Teatro, compagnia di sperimentazione che si pone l’obiettivo di valorizzare il Teatro contemporaneo.

Con il suo allestimento site specific, la rappresentazione si compone di due fasi: la prima, itinerante e caotica, conduce il pubblico verso la seconda, statica e predominante. Nel corso di questa seconda fase, lo spettatore assiste ad un vero e proprio “psicodramma” attoriale. Non a caso la parola psicodramma ha al suo interno la parola “drama” che in inglese significa “teatro”, ed in greco “drao” ovvero “agisco”. I personaggi infatti sono spontanei, non hanno filtri: mettono in scena i loro sentimenti, le loro contraddizioni, i loro demoni più nascosti. Ciascun personaggio ci inonda letteralmente del suo vissuto, richiamando un po’ la frase che viene a più riprese coralmente ripetuta: “c’è del marcio in Danimarca, c’è del marcio dilagante”. E questo marcio lo percepisce benissimo lo spettatore, lo riceve, come un colpo nello stomaco, ed ha difficoltà ad elaborarlo pienamente. Si percepisce qualcosa che rimane irrisolto, come sospeso. E’ il mistero di Amleto, dell’ “essere o NON essere”. E’ quel dubbio che ci appartiene in qualità di esseri umani che Emilio Genazzini ha voluto rappresentare. E ci è riuscito. Ci è riuscito grazie all’approccio corale e alla strutturazione delle varie scene: i personaggi, a turno, mettono in atto il loro dramma; i monologhi sono di forte impatto emotivo e tratteggiano i più salienti avvenimenti dell’opera del Bardo.

A condurci lungo questa catena tumultuosa e caleidoscopica di emozioni, due “maschere” (interpretate da Alessia Luongo e Valentina Greco), con il ruolo principale di fare da eco ai vari personaggi, protagonisti del dramma. Perché di dramma si tratta, a tutti gli effetti. L’imprinting della regia è quello di mantenersi fedele alla natura shakespeariana dell’opera, pur prefiggendosi una sua propria identificazione e unicità. L’intento è proprio quello di dar nuova voce all’Amleto, con tutte le sue sfumature e agghiaccianti verità.

Ognuno di noi porta inevitabilmente delle maschere e la scena corale finale dello spettacolo rappresenta proprio questo. Il concetto di maschera ci riporta all’archetipo di Pirandelliana memoria, in cui siamo “uno, nessuno e centomila”, dove l’Uomo si nasconde dietro una maschera, dove possiamo essere Tutti, pur essendo uno solo.

“Amleto”, nella messa in scena di Genazzini, ci invita a strappare via questa maschera, con la richiesta implorante ed incessante della Verità. “Ricordati di me” implora il padre di Amleto, e Amleto lo farà. Il fantasma di suo padre lo tormenta, nei suoi sogni, nei suoi incubi, ma sarà la voglia di fare giustizia a portare il protagonista a “smascherare” i volti degli altri personaggi.

Senza maschere, senza finzione: per raggiungere la Verità. Ma evidentemente questa sfida non è così immediata ed è per questo che i destini dei protagonisti si rivelano tragicamente segnati.

 

Giardino degli Aranci - Piazza Pietro d'Illiria, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/65744441 – 340/4954566, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: venerdì 7 e sabato 8 settembre, ore 22
Biglietti: ingresso libero

Articolo di: Serena Cospito
Grazie a: Ufficio stampa Carla Romana Antolini
Sul web: www.abraxa.it

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