Siamo tutti in pericolo - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Giovedì, 05 Novembre 2015 

In scena al Teatro Franco Parenti di Milano "Siamo tutti in pericolo", lo spettacolo che si concentra sull'anno della morte di Pasolini; uno spettacolo che, attraverso l'abile drammaturgia e regia di Daniele Salvo, ci induce a riflettere sulle profonde verità che portarono il poeta ad essere bersaglio dei poteri forti, della borghesia che tanto detestava. La pièce riprende il titolo dell' ultima intervista apparsa sul Corriere della Sera, nella quale Pasolini lancia il suo definitivo grido di condanna verso l'Italia che ormai misconosce, e verso se stesso.

 

Produzione La Fabbrica dell'Attore/Teatro Vascello presenta
in collaborazione con Fahrenheit 451 Teatro
SIAMO TUTTI IN PERICOLO
L' ultima intervista di Pier Paolo Pasolini
regia e drammaturgia Daniele Salvo
con Gianluigi Fogacci, Raffaele Latagliata, Michele Costabile
immagini video Indyca, Torino-scene
costumi Erminia Bassi



1975: l'anno sul quale si focalizza lo spettacolo, l'anno della morte di Pasolini che ci lasciò il 2 novembre di 40 anni fa. C'è quasi dell'inquietante nel fatto che Pasolini sia stato trucidato proprio nel giorno di commemorazione dei morti; e c'è di più: a farsi entrare questo spettacolo nell'epidermide viene anche da pensare che, in quell'ultima intervista rilasciata a Furio Colombo del Corriere della Sera tre giorni prima di morire, forse Pasolini cercava l'atto estremo che rompesse qualsiasi ambiguità, l'epilogo della propria tragedia di uomo che sognava, indicava una via e si vedeva costantemente osteggiato.

Su un palco tappezzato di fogli di giornale un intenso Gianluigi Fogacci rievoca il grande ruolo che Pasolini ebbe come giornalista, sociologo, antropologo del suo tempo: lo ricorda senza farne una caricatura, senza copiarlo (impossibile sarebbe) ma cercando di far emergere dalla fisicità e dal tono della voce tutta la dolcezza e al tempo stesso la rabbia volitiva che si mescolavano in quel corpo consumato dall'impegno promulgato in prima persona.

La scelta drammaturgica e registica del bravissimo Daniele Salvo di utilizzare come focus gli ultimi articoli che Pasolini scrisse (su Il Mondo e sul Corriere della sera) getta lo spettatore nella pienezza delle riflessioni pasoliniane rivelandone il forte potere catartico e profetico al tempo stesso. Vengono i brividi a sentire quanto tristemente attuali (e se possibile anche superate nei tragici esiti) risultino certe sue riflessioni, viene il magone a pensare come ben stigmatizzò il problema della politica italiana: i politici confondono e scambiano il detenere il potere con la vocazione a governare; il primo è mero groviglio burocratico, implica corruzione, compiacimento, mentre la vocazione richiede fatica, dedizione, dimenticanza del sé per il bene comune e ovviamente in Italia la tendenza più comune è la prima, non certo la seconda. E quando lo spettacolo rilancia la riflessione sulla fagocitazione dei valori proletari da parte del consumismo, un mostro onnipervasivo che faceva (e fa tutt'oggi) scalciare la gente per i beni effimeri quando nemmeno quelli fondamentali erano garantiti dallo Stato, sembra di vedere la gente in fila agli Apple Store per indebitarsi con il pagamento rateale dell'ultimo I-Phone quando magari i figli a scuola non hanno nemmeno la carta igienica per il bagno.

E tra i momenti di pervicacia saggistica, di rigore giornalistico e di saggezza antropologica, s'innestano attimi poetici che alludono alla sua sconfinata solitudine e alla insondabile tristezza del non poter amare liberamente come avrebbe voluto: a mo' di angelo-apparizione compare di tanto in tanto la figura nuda di Michele Costabile, figura quasi fantasmata, l'immagine di quello che avrebbe desiderato nella sua vita privata come contraltare alla sua vita pubblica, una volta chiuse le riflessioni e i doveri del personaggio pubblico, perché, come sosteneva lui stesso "la mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza"; una solitudine che cercò, forse, di placare quella notte sul lido di Ostia; una solitudine che lo uccise.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 20.30, mercoledì e venerdì ore 19.30, giovedì ore 21, domenica ore 15.30
Biglietti: intero 25 €, under26/over60 14 €, convenzioni 17,50 € (prevendita 1,50 €)
Durata: 75 minuti

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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