Si potrebbe incominciare dalla fine - Teatro Palladium (Roma)

Scritto da  Venerdì, 27 Marzo 2015 

Giovedì 19 e venerdì 20 marzo il Teatro Palladium ha ospitato il monologo con il quale Galatea Ranzi, insieme all’autore Paolo Modugno, ha voluto omaggiare la memoria di una delle icone del teatro italiano, Marisa Fabbri. Lo spettacolo a lei espressamente dedicato non ha però nulla di biografico: ciò che della Fabbri si è voluto evocare è stato il suo modo di intendere la vita, la società e ovviamente il teatro; il suo approccio critico che ha lasciato in eredità a chi, come la Ranzi, è stato suo allievo.

 

SI POTREBBE INCOMINCIARE DALLA FINE - dedicato a Marisa Fabbri
di Paolo Modugno
con Galatea Ranzi
regia Marco Andriolo
collaborazione Alessandro Gigli
musiche Claudio Giglio

 

Un esperimento meta-teatrale, quello proposto da Galatea Ranzi con “Si potrebbe incominciare dalla fine”. Due momenti, un prima e un dopo, per uno spettacolo in omaggio alla memoria di Marisa Fabbri. La sua voce ha accolto il pubblico in platea, per esser poi sostituita da quella potente e sicura dell’allieva Galatea Ranzi. Tutta la sua duttilità e abilità da attrice temperamentosa ha risuonato nelle parole ora di Saba, ora di Majakovskji, ora di Pavese, letture poetiche che hanno costituito la prima parte dello spettacolo. Alla fine di questa pregevolissima prova d’attrice, al calare di un sipario ideale, comincia il testo di Paolo Modugno.

L’idea è interessante: partire dal camerino, dalla fine dello spettacolo, per comprendere meglio quanto quel momento sia la vera essenza del teatro; il momento cioè in cui si torna alla realtà arricchiti da domande, stimoli, riflessioni (o almeno così dovrebbe essere). L’attrice Galatea interpreta una se stessa attrice che, spogliandosi degli orpelli della scena, si lascia andare a riflessioni a voce alta, in un non ben identificato (flusso di coscienza? arringa? comizio?) monologo che spazia dai luoghi comuni alla società moderna, dai media alla pubblicità, dalla superficialità della politica ai teatri chiusi.

Purtroppo però manca il vero messaggio rivoluzionario, manca il gancio che renda concreto il teatro da lei auspicato. Tante critiche, ma tanti luoghi comuni, poca luce e tanto pessimismo. Tanto che neanche il teatro sembra offrirsi come via di fuga, come pozzo in cui ancora risiede la speranza di sfuggire alla banalità, alla superficialità.

Marisa Fabbri, dedicataria dello spettacolo, non viene restituita tramite il dato biografico, ma tramite - nelle parole dell’autore e suo compagno Modugno - la sua eredità spirituale, di persona amante del dissentire, dell’esser contro, del pensiero critico.

Che questo pensiero critico non sia fine a se stesso, ma sia accompagnato anche da un agire critico, in un momento in cui occorre fare e non più lamentarsi, e in cui un po’ di sana e non illusoria speranza non guasterebbe.

 

Teatro Palladium - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45553050
Orario spettacoli: giovedì 19 e venerdì 20 marzo ore 20:45

Articolo di: Sabrina Fasanella
Grazie a: Ufficio stampa Nicola Conticello

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