Short Theatre West End, 12/09/2012 - La Pelanda Centro di Produzione Culturale (Roma)

Scritto da  Andrea Cova e Caterina Paolinelli Martedì, 18 Settembre 2012 
Petitoblok

Il nostro viaggio periglioso alla scoperta delle molteplici, policrome e innovative proposte drammaturgiche e performative presentate nella settima edizione di Short Theatre, nel suggestivo spazio del Macro Testaccio La Pelanda, prosegue con la giovane compagnia napoletana Punta Corsara ed il suo nuovo ardito lavoro teatrale “Petitoblok”, per poi approdare alla prima nazionale di “A vide de Juanita Castro” del portoghese Miguel Loureiro.

 

 

 

 

Punta Corsara presenta
PETITOBLOK

Il baraccone della morte ciarlatana
liberamente ispirato alle opere di Antonio Petito e Aleksandr Blok
drammaturgia Antonio Calone
regia Emanuele Valenti
con Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Vincenzo Nemolato, Valeria Pollice, Giovanni Vastarella
costumi Daniela Salernitano
spazio scenico Emanuele Valenti, Daniela Salernitano

maschera di Pulcinella Marialaura Buonocore
disegno luci Antonio Gatto
aiuto regia Antonio Calone
grafica Ida Basile
foto Marina Dammacco
organizzazione Marina Dammacco, Rosario Capasso
tecnico Giuseppe Di Lorenzo

PetitoblokDivertimento genuino, attenta sensibilità al sociale, contaminazione e ricercato gusto per una sperimentazione che sappia coniugare in modo originale spunti drammaturgici decisamente antitetici, tra rispetto delle radici tradizionali ed un linguaggio performativo accattivante e saporitamente moderno. Queste da sempre le cifre distintive del progetto Punta Corsara, che ritroviamo luminosamente distinguibili anche nel nuovo audace e coinvolgente lavoro “Petitoblok”, accolto con entusiastico calore al suo debutto presso il festival Inequilibrio di Castiglioncello e che, dopo aver mietuto unanimi consensi anche presso il festival Castel dei Mondi di Andria, viene ora presentato nel vorticoso tourbillon di innovative proposte teatrali, artistiche e culturali, ad elevato tasso di adrenalinica energia, che porta il nome di Short Theatre e che sembra riassumere i più interessanti spunti di ricerca delle rassegne estive per imprimere rigenerante linfa vitale e salvifica propulsione ad una stagione che prende avvio sotto prospettive economiche, sociali e politiche tutt’altro che confortanti.

La compagnia Punta Corsara nasce ormai cinque anni fa grazie all’impegno profuso da Marco Martinelli del ravennate Teatro delle Albe e da Debora Pietrobono, con il supporto della Regione Campania e della Fondazione Campana dei Festival, con l’intento primario di trasformare il degradato Auditorium di Scampia in un centro d’arte capace di costituire un punto di riferimento catalizzatore per i giovani del quartiere e della città, allontanandoli dai pericoli costantemente in agguato nella vita di strada. L’esperimento laboratoriale di Arrevuoto offriva loro l’opportunità di avvicinarsi ai linguaggi scenici e di riscoprire un prezioso patrimonio teatrale eminentemente partenopeo riconoscendolo come suscettibile di evoluzioni e preziose interazioni con le più avanzate frontiere drammaturgiche europee; al contempo venivano proposte loro concrete possibilità formative, tali da tramutarli in abili professionisti del settore, attori, tecnici, organizzatori, uffici stampa che di lì a poco sarebbero andati a costituire il cuore pulsante della trascinante ed inconfondibile compagine teatrale che ha ormai conquistato senza riserve sia il pubblico che la critica consuetamente più acuminata. Spettacolo dopo spettacolo, tappa dopo tappa – per citare le più significative “Fatto di cronaca di Raffaele Viviani a Scampia”, “Il Signor di Pourceaugnac, farsa minore da Molière” ed “Il Convegno” – la formula si è rivelata assolutamente vincente e dal 2009 il testimone della direzione della compagnia è passato ad Emanuele Valenti e Marina Dammacco, che avevano partecipato attivamente al progetto sin dagli albori. Un percorso di brillante ed inusuale valenza sociale ed artistica che è stato poi replicato a Lamezia Terme, su pressante richiesta del comune calabrese, con Martinelli per l’occasione coadiuvato da alcuni dei “corsari” napoletani nel dar vita al fertile laboratorio “Capusutta”, culminato nella pièce “Donne al parlamento”, riscrittura di Aristofane con in scena sessantadue bambini e adolescenti lametini e rom.

PetitoblokIl nuovo capitolo “Petitoblok”, atteso con curiosità ed indubbiamente tra le proposte più convincenti ed impetuose di questa settima edizione di Short Theatre, sin dal titolo preannuncia il desiderio di scompaginare le carte in tavola catturando due modelli stilistici profondamente dissimili, se non antitetici, e fondendoli in un unicum organico ed esilarante. Da un lato il più grande interprete della maschera di Pulcinella, quell’Antonio Petito, soprannominato Totonno ‘o pazzo per la sua indomabile carica vitalistica, che nella seconda metà dell’Ottocento fu sgrammaticato autore di innumerevoli farse ed amava amalgamare le tradizionali disavventure della commedia dell’arte in salsa partenopea con atmosfere attinte dal melodramma, dai vaudevilles e dalle pochades d’oltralpe, nonché dai romanzi d’appendice sia italiani che francesi in quel periodo particolarmente in voga presso il pubblico popolare, senza trascurare qualche virulento assalto volto ad affrontare pregnanti tematiche di carattere sociale e, da consumato mattatore del palcoscenico quale era – alla versatilità recitativa sapeva coniugare grandi capacità nel ballo, nella mimica, nel canto, nella musica, nelle parodie e nei giochi di prestigio, oltre che considerevoli doti acrobatiche – mostrando una sagace intelligenza nello smascherare convenzioni e sovrastrutture teatrali. E’ proprio quest’ultimo elemento distintivo il file-rouge individuato dai “corsari” nell’accostare tali radici squisitamente napoletane all’avanguardia letteraria del poeta russo Alexsandr Blok, tra i massimi esponenti della corrente simbolista, promotore di un’opera di radicale rinnovamento formale, nonchè fortemente influenzato da riflessioni di carattere filosofico e da un misticismo profondamente intimo e spirituale; viene in particolare citato il celebre lavoro teatrale del 1906 “Balagancik (Il baraccone dei saltimbanchi)”, testimonianza dell’interesse da lui nutrito per la commedia dell’arte, che Mejerchol’d stesso mise in scena e a cui Stravinskij e Diaghilev si ispirarono per il celebre balletto “Petruska”.

A raccordare questi due punti di partenza la linea drammaturgica tracciata con sicurezza da Antonio Calone, enfatizzata dalla regia dinamica e puntuale di Emanuele Valenti che riesce a restituirne in pieno gli accenti e a valorizzare ineccepibilmente le pregiate interpretazioni dei cinque attori in scena, tanto giovani quanto straripanti entusiasmo e talento; ad impreziosire il tutto sapienti contrappunti di luci ed ombre (suggestivo ed attento ai dettagli il disegno luci di Antonio Gatto) ed i magnifici, variopinti e sfarzosi costumi (opera di Daniela Salernitano), che sottolineano i tratti caricaturali caratteristici dei singoli personaggi e regalano alla messa in scena una potenza espressiva davvero pregevole e singolare, immergendo lo spettatore in un contesto visivo e cromatico che potrebbe ricordare le atmosfere dei dipinti di Chagall e Picasso.

PetitoblokPulcinella (Vincenzo Nemolato) e Felice Sciosciammocca (Christian Giroso), entrambi scacciati con veemenza da casa – il primo dalla esuberante moglie esausta per le sue improbabili trovate d’ingegno, il secondo dal padre ormai del tutto insofferente all’incapacità del figlio di concludere la benchè minima cosa nella propria esistenza – sono disperati, tremendamente affamati e alla ricerca di qualche espediente per sopravvivere. Alle loro costole due pericoli incombenti, la Morte (Giuseppina Cervizzi) che più e più volte ha tentato inutilmente di avvolgerli nelle sue oscure spire, ed il misterioso Ciarlatano (Giovanni Vastarella), ex commediante napoletano che, dopo aver trascorso un esilio forzato nei teatri di avanguardia di San Pietroburgo, ora è tornato in patria per debellare definitivamente i suoi più acerrimi nemici Pulcinella e Felice. Al suo fianco la meravigliosa bambola meccanica Colombina (Valeria Pollice), che con la sua candida pelle color porcellana e le sue curve provocanti in lucente metallo, riuscirà a stravolgere i sensi dei nostri intrepidi avventurieri. I due finiranno per rimanere imprigionati nello strampalato Baraccone di una compagnia che si accinge a portare in scena uno spettacolo costantemente in bilico sul crinale tra realtà e finzione ma, nonostante le insidie machiavellicamente architettate dal Ciarlatano, anche stavolta riusciranno a scamparla, paladini della tradizione che resiste all’assalto delle più esotiche ed intellettualistiche avanguardie.

Lo spazio scenico volutamente vuoto ed asettico, delimitato da pali che lo suddividono geometricamente come a circoscrivere il raggio di azione dei personaggi nelle loro grottesche intemperanze, viene colmato dal dinamismo colorato e frizzante dei cinque interpreti in scena e dalle loro imprevedibili improvvisazioni ed interazioni con il pubblico, che viene travolto da un ritmo energico e spassoso. Tangibile la maturazione artistica dei giovanissimi attori di Punta Corsara, che da Scampia ad oggi evidentemente di strada ne hanno percorsa parecchia, oculatamente guidati dai loro mentori: irresistibile Vincenzo Nemolato con la sua rivisitazione della maschera immortale di Pulcinella, tutta guizzi geniali, fulminante sarcasmo e funamboliche peripezie da saltimbanco, che non soccombe ad un’imitazione pedissequa e macchiettistica delle movenze tradizionali del personaggio ma al contrario la indossa in modo personale, moderno ed accattivante; non da meno l’ottimo Christian Giroso che, nei panni dello stralunato, ingenuo e sprovveduto Felice Sciosciammocca, conferma un raro carisma recitativo ed una sorprendente capacità di instaurare una naturale empatia con lo spettatore. Credibili nei loro ruoli, senza sbavature e perfettamente rispettosi dei tempi comici della narrazione Valeria Pollice, nel ruolo di una Colombina meccanica, incantevole ma glaciale e incapace di provare emozioni o sentimenti, e Giovanni Vastarella, l’implacabile Ciarlatano antagonista ed efferato persecutore. Infine come non rivolgere un doveroso plauso alla forza incontenibile e alla dirompente simpatia di Giuseppina Cervizzi che si divide tra i ruoli multipli della Morte, di un’ostessa indiscutibilmente minacciosa e della ruvida moglie di Pulcinella; quando la Cervizzi è in scena non ce n’è per nessuno, il palcoscenico viene letteralmente fagocitato.

Punta Corsara può dirsi una realtà artistica ormai consolidata, paradigma di ciò che il teatro italiano dovrebbe tornare ad essere, al di là dello sterile intellettualismo, della mera persecuzione del profitto economico, del costante scommettere su volti noti e formule di sicuro successo, del puro virtuosismo tecnico. Idee originali, coraggio di sperimentare, giovani talenti e attenzione al sociale, tanto di cappello all’entusiasmo di questi ragazzi e di coloro che con intelligenza e generosità hanno scommesso su di loro.

(Andrea Cova)

 

Miguel Loureiro presenta

A VIDA DE JUANITA CASTRO

testo di Ronald Tavel
regia di Miguel Loureiro
con Álvaro Correia, Luz Câmara, Patrícia Andrade, Luísa Brandão, Gonçalo Ferreira de Almeida e special guest
menzione d’Onore per ‘Juanita Castro’ dall’Associazione Portoghese Critici di Teatro

Il regista ha preso il testo di Ronald Tavel, “La vita di Juanita Castro”, che ha scoperto vedendo il film realizzato da Andy Warhol nel 1965 su Juanita, e ne ha fatto una pièce teatrale fondata sul nulla. Nonostante il promettente inizio che vede in scena un divertente Antonio Tagliarini nel ruolo del narratore-presentatore, poi non accade più nulla di particolarmente significativo. Non si prova nulla nel guardarla.

Miguel LoureiroE‘ una sorta di ritratto di famiglia dove risuonano echi di Andy Warhol appunto e della Factory. C’è il regista. Ci sono i protagonisti seduti in prima linea: Fidel, Juanita, il “Che” e gli altri. Dietro, in piedi, gli ospiti: tutti vestiti di nero. Sorridono, ammiccano, guardano in camera, si spazientiscono, escono, rientrano, seguono insomma quel che succede. Ma, come ho detto, non succede un granché. Il regista dà le battute ai personaggi e loro le ripetono. Si parla inglese. Ogni tanto si butta là qualche parola in castigliano o italiano. La struttura è piacevole all’inizio, ci si abitua ad essa e si ha voglia di un cambio dopo dieci minuti.

E‘ difficile per me aggiungere altro…forse dovrei parlare dei ripetuti baci saffici, le palpate e gli ammiccamenti, ma sinceramente no. Pensando a questo spettacolo sento principalmente che non ho alcuna voglia di aggiungere molto di più, non ne avverto l’esigenza. Così come non accade niente, non c’è niente da dire. Forse è un gioco, un esperimento, un fin troppo lungo divertissement.

Ci si chiede cosa sia fare arte adesso. Mi domando se sia sempre necessario spiegare, capire, fare scelte sensate o se piuttosto sia arrivato il momento di ridere, usare scene di sesso dozzinali e varie altre banalità. Forse è il tempo in cui anche il pubblico può prendersi le sue belle responsabilità. Alzarsi e andarsene, smettere di applaudire per abitudine, smettere di tacere sempre e comunque. In teatro non c’è il telecomando, è molto più difficile scegliere o no di stare. Ma per chi sono fatti gli spettacoli? Per tutti? Per gli addetti ai lavori? Per se stessi? E chi va a teatro? E chi non ci va, perché?

Sicuramente gli attori sono bravi, brilla su tutti l’inquietante e pazzesca Luz Camara, non si riesce a staccarsi da lei. Senza dubbio ogni scelta è ponderata e la provocazione è forte e arriva dritta al segno. Questa celebrazione dell’horror vacui, fa pensare a tutto e pensare torna sempre molto utile.

Miguel Loureiro, regista dello spetttacolo, ha alle spalle una lunga e ricca carriera da attore. Esordisce alla regia nel 1999 e da allora ha creato circa venti spettacoli toccando vari temi, tra cui la messa in discussione del linguaggio teatrale, le diverse teorie teologiche e lo studio sulla tradizione orale. Lavora anche per cinema e televisione. Ha ricevuto il Premio Teatro na Décana come migliore interprete nel 1998 per la sua performance “Contos do Ocio”.

(Caterina Paolinelli)

 

Articolo di: Andrea Cova e Caterina Paolinelli

Grazie a: Emanuela Rea, Ufficio stampa Short Theatre

Sul web: www.shorttheatre.org - www.facebook.com/punta.corsara.5

 

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