Short Theatre: politiche della visione…se non vedi, non credi - Day 6 (10/09/2011)

Scritto da  Lunedì, 12 Settembre 2011 
Medea

Il Teatro India ospita la quinta edizione di Short Teatre: un Tempo-Luogo dedicato ad artisti, attori, registi, spettatori, addetti ai lavori, curiosi, un vero e proprio contenitore artistico, con lo scopo di offrire una cittadinanza temporanea a quelle realtà che spesso trovano difficoltà a trovare la propria via nel teatro ufficiale. Percorsi artistici di drammaturgia contemporanea, visioni sceniche contaminate dai vari linguaggi artistici, voci di un possibile ed ulteriore senso dello stare in scena, del fare teatro. Sabato 10 settembre: “Periodonero” del gruppo Cosmesi formato da Eva Geatti e Nicola Toffolini. Premio Iceberg 2005; “Medea” di Alessandra Cutolo e Frédérique Loliée.

 

Cosmesi

PERIODONERO

progetto, impianti e drammaturgia Eva Geatti e Nicola Toffolini

animazioni video Emanuele Kabu

programmazione interattiva, elaborazione sonora e visiva Frank Halbig e Olivia Toffolini

grafica video danXzen

frammenti sonori carlomargot e Rotorvator

collaborazione tecnica Michele Bazzana e Giovanni Marocco

produzione Cosmesi 2009

con CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e Centrale FIES

con il supporto tecnico di ZKM | Center for Art and Media Karlsruhe

compagnia in residenza a Udine / SpazioTeatro Capannone del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

PeriodoneroUna pièce basata sull’uso del video e dell’animazione, preso in prestito dai videogiochi, dai cartoni animati, dalle ombre cinesi e messo a servizio della costruzione di un mondo bidimensionale in bianco e nero, grottesco ed inquietante, in cui non c’è spazio per il linguaggio, per la luce scenica, per lo sguardo e la relazione con il pubblico.

Lo schermo costruisce un’architettura che ingloba l’attrice e da cui lei continua a fuggire in un continuo gioco di inserimento e sottrazione. Anche quando passa al di qua dello schermo, il personaggio rimane una sagoma scura di cui non vediamo mai l'espressione.

Le animazioni realizzate da Emanuele Kabu, Frank Halbig e Olivia Toffolini sono inquietanti, a volte fastidiose, qualcosa da cui ci si vorrebbe distanziare ma che non si può non vedere. Un’atmosfera e sensazioni che ci sono familiari: l’appiattimento, la spersonalizzazione, la massificazione, il riconoscimento e la necessità della fuga, l’essere unici e allo stesso tempo tutti uguali; ombre di un mondo dominato da due soli colori, il bianco e il nero.

Un lavoro teatrale dominato dalle immagini, dai suoni fortissimi quasi fastidiosi per le orecchie dello spettatore, un lavoro che si inserisce completamente nello stato d’animo dell’uomo contemporaneo in questo periodo di crisi.

Un lavoro che è immagine, struttura di un disagio artistico e sociale a cui si vorrebbe togliere la voce ma a cui è impossibile mettere catene.

Un lavoro che non cerca gratificazione o consenso del pubblico ma che arriva come un getto d’acqua al cervello dello spettatore richiamandolo in causa.

 

Alessandra Cutolo / Frédérique Loliée

MEDEA

testo di Antonio Tarantino

con Frédérique Loliée (Medea) e Caterina Carpio (la vigilatrice)

in un’opera di Pierre-yves Le Duc

spazio scenico e costumi Grazia Pagetta

grafica Massimo Staich

luci Cesare Accetta

suono Teddy Degouys

assistente alla regia Maria Conte

collaborazione artistica Antonio Calone

regia Alessandra Cutolo

direzione tecnica Grazia Pagetta

produzione Area 06

in collaborazione con Festival Benevento Città Spettacolo

responsabile di produzione Flaminia Caroli, Roberta Scaglione

In questa Medea di Pierre-yves Le Duc ben poco si ha della Medea classica, che resta solo sfondo nell’immaginario collettivo e nei temi trattati, nella ripetizione continua della dichiarazione di innocenza della carcerata, ristretta in un spazio geometrico quadrato, in una scatola quasi claustrofobica, rialzata dal terreno e muro di separazione con il pubblico disposto in modo circolare.

“Sono come murate vive dentro le loro teste, anche se sono tutte fuori di testa.” (Vigilante)

Uno spazio diviso con un’altra donna, una vigilatrice, anch’essa in carcere, chiusa nel proprio dramma, vittima e carnefice della propria mente. Due donne, due drammi, due storie i cui confini si confondono; storie di innocenza e colpevolezza in cui tutto è già avvenuto e mai avverrà. Parole, parole, accuse e tormenti che si intersecano per cinquanta minuti sul tema dell’amore, dell’omicidio, del senso della vita, sulla ricerca della morte come elevazione spirituale. Uno spettacolo quasi intimista che non riesce a rompere la parete che divide la scena dagli spettatori in modo da far fluire emozioni e sensazioni.

Un bel testo che, però, occupa e fa eco prevalentemente nella scatola dove è rinchiusa la carcerata e nel rapporto con la vigilante, ma che per un ritmo quasi da cantilena crea distanza dallo spettatore.

 

Articolo di: Laura Sales

Grazie a: Emanuela Rea, Ufficio Stampa Short Theatre

Sul web: www.shorttheatre.org

 

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