Sherlock Holmes e i delitti di Jack lo Squartatore - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Sabato, 29 Febbraio 2020 

Dal 18 febbraio all’8 marzo. Sherlock Holmes e Jack lo Squartatore, due icone del giallo a confronto. Dalla parte dei buoni il personaggio letterario creato dalla penna di Arthur Conan Doyle e impeccabilmente interpretato sul palco da Giorgio Lupano con ironia ed eleganza. Da quella dei cattivi il serial killer più famoso di sempre. Una caccia all'assassino nella Londra vittoriana di fine Ottocento: tra mistery e commedia, l'originale spettacolo ideato da Helen Salfas e già successo in Spagna, cattura l'attenzione con una trama avvincente e suggestive atmosfere noir.

 

Ginevra Media Production srl presenta
in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano srl
Giorgio Lupano, Francesco Bonomo
e la partecipazione di Rocìo Munoz Morales
SHERLOCK HOLMES E I DELITTI DI JACK LO SQUARTATORE
di Helen Salfas
basato sugli scritti e i personaggi di sir Arthur Conan Doyle
adattamento Ricard Reguant e Cata Munar
traduzione Gianluca Ramazzotti
con Luciano Roman
e con Barbara Folchitto, Giada Lorusso, Tommaso Minniti, Giulia Morgani, Emiliano Ottaviani, Marzo Zanutto
scene originali La Caja Negra Ta
costumi Adele Bargilli
musiche originali Pep Sala
regia Ricardo Reguant

 

Nel 1888 un assassino seriale terrorizzò Londra e il quartiere di Whitechapel sgozzando e squartando giovani prostitute. In quegli stessi anni un investigatore geniale prendeva vita nelle pagine scritte dal giovane medico scozzese Arthur Conan Doyle. Realtà contro finzione, cronaca nera contro letteratura, male contro bene: Jack lo squartatore e Sherlock Holmes sono due figure agli antipodi eppure entrate, entrambe e subito, nell'immaginario mondiale. Qualche legame reale tra i due esiste: Conan Doyle fu chiamato da Scotland Yard come consulente per le indagini su Jack lo Squartatore e inoltre, per creare il suo detective, si ispirò a Joseph Bell, il medico di cui era stato allievo e assistente, da cui aveva appreso quella tecnica deduttiva trasferita poi come caratteristica principale al suo investigatore e che aveva a sua volta preso parte alle indagini come medico legale. Complici anche la contemporaneità storica e l’area d’azione comune, oltre all’enorme potere di attrazione sul pubblico, le due figure sono già state precedentemente associate in diversi film, una combinazione azzardata ma in qualche modo inevitabile e affascinante che è arrivata ora anche sui palcoscenici teatrali grazie all'opera di Helen Salfas (pseudonimo -pare- di un famoso drammaturgo inglese), creata appositamente per il teatro e ispirata agli scritti di Conan Doyle. Dopo l'esordio di successo a Barcellona e l'anteprima estiva al Festival ligure di Borgio Verezzi, lo spettacolo ha debuttato a Roma al Teatro Sala Umberto con adattamento (insieme a Cata Munar) e regia di Ricardo Reguant e traduzione di Gianluca Ramazzotti. I due non sono nuovi a collaborazioni artistiche di questo tipo: già il confronto con la regina del giallo Agatha Christie e il suo “10 piccoli indiani... e non rimase nessuno” aveva raccolto pochi anni fa grande consenso di pubblico; oggi gli applausi della sala piena testimoniano il bel lavoro fatto anche stavolta sia a livello interpretativo che registico.

Lo spettacolo ha un taglio televisivo/cinematografico, a cominciare già dalla sigla di apertura e a seguire attraverso elementi come le musiche originali di Pep Sala, perfette per una fiction gialla, o la scenografia di La Caja Negra Ta giocata su tagli di luce e ombre e proiezioni video. La principale rappresenta una strada di Londra, una fila di palazzi alti addossati uno all’altro con le luci accese alle finestre, che incombono sui vicoli sottostanti. Così è la Whitechapel di Jack lo Squartatore, l'Inghilterra vittoriana di fine Ottocento, nel nostro immaginario: nebbiosa, sporca, dall'aria pericolosa e degradata, con locali malfamati e luci basse, popolata da prostitute e personaggi al margine. È qui che si muovono le indagini di Scotland Yard... ma quando la polizia non basta è necessario coinvolgere Sherlock Holmes, l'investigatore per antonomasia. Protagonista di 4 romanzi, 56 racconti e innumerevoli trasposizioni sotto forma di film, fumetti o videogiochi, il detective è tornato in auge negli ultimi anni grazie soprattutto alla serie tv della BBC con Benedict Cumberbatch e i film diretti da Guy Ritchie con protagonisti Robert Downey junior e Jude Law. A interpretarlo ora sul palco è invece Giorgio Lupano. Le caratteristiche che hanno reso Sherlock Holmes un’icona assoluta ci sono tutte: il violino, la capacità di travestimento, la dipendenza da droghe e alcol, la pipa, il 221B di Baker Street, il fidato Watson come spalla, il sarcasmo, l'intelligenza sopraffina, il fiuto infallibile. Bravo attore nato a teatro ma amato anche dal pubblico delle fiction televisive, Lupano, oltre ad avere il phisique du role, così alto e magro con i tratti affilati e lo stile distinto, convince con un'interpretazione sciolta, misurata ed elegante. Con sottile cinismo e raffinatezza Lupano mostra padronanza del palco e al suo Sherlock Holmes, ironico e tormentato dai propri demoni interiori, si può forse trovare come unica pecca quella di essere fin troppo umano e poco cerebrale. Molto buone ed energiche anche le interpretazioni degli altri personaggi, a cominciare da Francesco Bonomo, credibile nei panni dell’affidabile Watson, biografo nei libri e qui anche narratore fuoricampo, per arrivare a tutti i personaggi secondari caratterizzati con incisività. Rocìo Munoz Morales è la componente esotica; interpreta la spia Irene Adler, la donna più importante per Sherlock Holmes, bella e provocante e vestita d'abiti spregiudicati e moderni come lei (bellissimi e minuziosamente accurati tutti i costumi di Adele Bargilli!).

Storia nata dalla fantasia di Helen Salfas ma fedele ai caratteri dei protagonisti, lo spettacolo è un’originale, continua combinazione di reale e immaginario. I personaggi di fantasia che popolano i racconti come l'ispettore Lestrade, la spia Irene Adler o il pluricitato Moriarty, il nemico di una vita e qui parte oscura, si mescolano a figure reali dell'epoca. Oltre a Jack lo Squartatore c’è spazio per Sigmud Freud e una seduta di ipnosi mentre le immagini video sul fondo si distorcono come in un incubo, o addirittura per la regina Vittoria, a sorpresa in un cameo divertente e curiosissimo.

L'obiettivo di portare freschezza e modernità nel linguaggio è raggiunto e le due ore di spettacolo scorrono piacevoli e avvincenti grazie ad una trama intrigante e a trovate sceniche particolari. Oltre al mistery più puro, alleggerito da ironia e momenti dalle venature comiche, si coglie anche un sottotesto più impegnato con riferimenti alla corruzione politica, alla brama di potere, all'ambizione che corrode, sempre.

Sherlock Holmes e i delitti di Jack lo Squartatore” rimarrà in scena al Teatro Sala Umberto fino all'8 marzo per poi proseguire in tournée anche in primavera.

 

Teatro Sala Umberto - Via della Mercede 50, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari botteghino: dal martedì al venerdì ore 12-19, sabato ore 14-19, domenica ore 14-18, lunedì chiuso con centralino operativo
Biglietti: poltronissima (fila 00-14) 34€ intero - 30€ ridotto, poltrona (fila 15-18)29€ intero - 26€ ridotto, I Balconata (fila 2-6) 24€ intero – 21.50 ridotto, II Balconata (fila 1, 7-8) 19€ intero - 17€ ridotto

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Silvia Signorelli e Monica Menna, Ufficio stampa Teatro Sala Umberto
Sul web: www.salaumberto.com

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