Sette contro Tebe - Teatro Greco (Siracusa)

Scritto da  Mercoledì, 14 Giugno 2017 

Parte dal mito per farsi storia drammaticamente attuale, “Sette contro Tebe”, spettacolo in scena al Teatro Greco di Siracusa per il 53° Ciclo di Rappresentazioni Classiche. La tragedia di Eschilo diventa nell'allestimento diretto da Marco Baliani il racconto crudo ed emozionante di una città sotto assedio e della paura di un popolo in guerra. Ieri come oggi.

 

SETTE CONTRO TEBE
di Eschilo
con Marco Foschi (Eteocle), Anna Della Rosa (Antigone), Gianni Salvo (Aedo), Aldo Ottobrino (Araldo/Messaggero), Massimiliano Frascà e Liber Dorizzi (Danzatori), Accademia d’Arte del Dramma Antico Sezione Scuola di Teatro “Giusto Monaco” (Coro di giovani Tebane)
traduzione Giorgio Ieranò
scena e costumi Carlo Sala
musiche Mirto Baliani
coreografie Alessandra Fazzino
direzione artistica Roberto Andò
regia Marco Baliani

 

Sette contro TebeNella sequenza di più forte impatto scenico ed emotivo dei “Sette contro Tebe” di Marco Baliani, quella della battaglia vera e propria, i corpi cadono, la polvere si alza da terra, il rumore degli zoccoli dei cavalli, del ferro degli scudi, delle grida delle donne, si mescola a quello di elicotteri, di spari, di esplosioni. Potrebbe essere Aleppo, poteva essere Sarajevo. La guerra dei “Sette contro Tebe” è la guerra di oggi, è lo specchio del presente, sono i profughi in fuga e i bambini annientati che vediamo in televisione. E' lo stesso popolo, spaventato e impotente, in balia di uomini accecati dal potere e dalle rispettive inamovibili convinzioni che si gettano in uno scontro fratricida in nome di una Patria che non esitano a distruggere.

Nella seconda tragedia proposta nel 53° Ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa, “Sette contro Tebe” di Eschilo, Marco Baliani porta in scena uno spettacolo corale, di crescente intensità emotiva e riuscita rappresentazione visiva. La vicenda è la stessa raccontata da Euripide nelle “Fenicie”, lo spettacolo che, diretto da Valerio Binasco, si alterna con “Sette contro Tebe” sera dopo sera (fino al 25 giugno) tra le affascinanti rovine del teatro antico. Due modi diversi di raccontare lo stesso episodio e interessante spunto per confronti e parallelismi.

Sette contro TebePolinice è alle porte di Tebe, affiancato da altri sei campioni, davanti alle mura di quella che era la sua città e pronto ad assediarla, conquistarla, distruggerla se necessario. In nome della giustizia e di un trono usurpatogli dal fratello Eteocle che, dopo aver stipulato un accordo che prevedeva di regnare ad anni alterni, si era rifiutato di lasciargli il potere, costringendolo anzi all'esilio. I due sono fratelli, nati dall'incesto tra Edipo e Giocasta e dunque inesorabilmente destinati ad una sorte maledetta. Il destino è segnato e non c'è scampo per loro. Nè per Tebe.

La rappresentazione di Baliani è interamente ambientata all'interno delle mura della città assediata e riesce a trasmettere al pubblico il crescente senso d'attesa di un assedio e la paura di una battaglia annunciata, imminente e inevitabile. Al centro della scena un albero verde e rigoglioso affonda le radici in un terreno fertile. A fine spettacolo l'albero sarà squarciato, la terra sarà devastata da fumo e corpi. Uno scenario bellico in cui passato e presente si contaminano e confondono e la cui forza emotiva è data anche dalla bravura degli attori dell'Accademia d'Arte del Dramma Antico. Sono loro il Coro, prevalentemente di donne tormentate dalla paura di essere ridotte a schiave, sole in una città di uomini chiamati a combattere. E' un popolo semplice, che indossa costumi quasi tribali e idolatra un indovino che danza vestito di piume e copre il volto con un teschio d'uccello. “Sette contro Tebe” è uno spettacolo corale in cui i protagonisti non sono i singoli personaggi (vediamo solo Eteocle, un bravissimo Marco Foschi, e Antigone) ma la comunità, il popolo spaventato, la gente che scappa disorientata, che urla e che si muove da una parte all'altra dello spazio scenico e spesso anche al di fuori. Uno spettacolo in cui spesso parole e racconti arrivano da fuori mentre lo spazio scenico è per movimenti corali e azioni.

Sette contro TebeLe musiche di Mirto Baliani sono parte essenziale dello spettacolo se non il vero e proprio fulcro. Rumori, più che musiche. Spari, grida, boati, echi di una Tebe che viene riportata ai giorni nostri. Sono suoni che sanno evocare, assegnando all'udito e all'immaginazione ruoli determinanti.

L'esercito nemico non appare mai in scena, né Polinice o i sei campioni. Li sentiamo evocati dal Messaggero e dall'enfasi dei versi di Eschilo, li immaginiamo, li vediamo potenti e pericolosi davanti a noi, così come i combattenti che Eteocle va a contrapporgli uno ad uno. E' il momento più statico dello spettacolo, quasi di sospensione prima della violenza e dal clamore della battaglia.

C'è politica in “Sette contro Tebe”, nel proclama iniziale di Eteocle al popolo che è una chiamata alle armi farcita di belle parole e vana speranza, così come l'annuncio del decreto che vieta la sepoltura del corpo del traditore Polinice, pronunciato da una voce fredda e distaccata diffusa da un altoparlante da lager nazista.

Ieri o oggi, poco cambia.

 

Teatro Greco di Siracusa - viale Paradiso, 96100 Siracusa
Per informazioni e prenotazioni: numero verde 800/542644, telefono 0931 487248
Orario spettacoli: 6, 10, 12, 14, 16, 18, 20, 24, 26, 28 e 30 maggio; 1, 3, 7, 9, 11, 13, 15, 17, 21, 23 e 25 giugno

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Ufficio stampa Benedetta Cappon; Gaspare Urso, Ufficio stampa Fondazione Inda
Sul web: www.indafondazione.org

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