Semo o nun semo - Teatro Olimpico (Roma)

Scritto da  Domenica, 11 Ottobre 2015 

Il trascorrere inesorabile del tempo non può far scomparire le espressioni essenziali e il vissuto di un popolo che ha sempre identificato e scandito le proprie credenze, i propri costumi e le proprie esigenze con canti, parlate in versi, serenate, stornelli. Sono queste le premesse dello spettacolo Semo o nun semo, scritto da Nicola Piovani e portato in scena dalla Compagnia della Luna al Teatro Olimpico, con protagonisti Pino Ingrosso, Donatella Pandimiglio, Carlotta Proietti, Sara Fois e Massimo Wertmüller.

 

La Compagnia della Luna presenta
SEMO O NUN SEMO
uno spettacolo di Nicola Piovani
con Pino Ingrosso, Donatella Pandimiglio, Carlotta Proietti, Sara Fois e Massimo Wertmüller
testi a cura di Pietro Piovani
coordinamento scenico di Norma Martelli
in scena Ensamble Aracoeli: Andrea Avena (contrabbasso), Nando di Modugno (chitarra), Fabio Ceccarelli (fisarmonica), Alessio Mancini (flauto), Sonia Maurer (mandolino), Pasquale Filastò (violoncello)

 

E’ un itinerario per rinnovare e far rivivere al pubblico le composizioni popolari della tradizione romanesca degli stornelli, dalle dolci melodie a rima baciata, dai contenuti ironici, satirici e liberatori. E‘ un canto senza uno schema compositivo preciso ma affidato all’estemporaneità della voce solista che si aggira tra le vie dei quartieri tipici della Roma bella e che esterna le sue ispirazioni canore dai contenuti più vari: politici, amorosi, morali e proverbiali.

E’ il maestro Nicola Piovani ad introdurre al pubblico accorso numeroso l’allestimento di uno spettacolo incentrato sullo spaccato della lingua lirica utilizzata un tempo per parlare, per la composizione delle canzoni rispetto al linguaggio usuale, volgare e grezzo, della comunicazione verbale e televisiva. Piovani parla di una lingua aggressiva e costellata di ripetute parolacce, lontana da quella lingua di solidarietà attraverso cui lui stesso è cresciuto e a cui tutti quanti dovremmo aspirare. I critici un tempo hanno sostenuto che la tradizione della canzone romana non esiste: affermazione parzialmente veritiera, soprattutto se la si raffronta con la copiosa tradizione della canzone napoletana, ma che di fatto riscontra testimonianze in canzoni nate in passato tra le strade della bella Roma e poi introdotte sul palcoscenico teatrale. Fino agli anni Quaranta non era distinguibile il ruolo vocale tra uomo e donna, ma prevaleva sempre la parte dell’uomo.

Ai cinque eccellenti interpreti Massimo Wertmüller, Donatella Pandimiglio, Pino Ingrosso, Carlotta Proietti e Sara Fois, con il coordinamento scenico di Norma Martelli, è affidata la voce del popolo dell’Urbe che restituiscono con carisma ed intensità al pubblico trasportandolo nell’atmosfera popolare, autentica dei borghetti antichi romani, dei vicoli con le graziose e presepiali sovrapposizioni di case, di finestrelle e balconcini attraverso cui si confondono le voci del vivere quotidiano con le melodie rimate degli stornellatori. E’ la voce narrante di Massimo Wertmuller con un marcato romanesco a ricordare che nel rinnovato clima storico dell’Unità d’Italia, dopo la breccia di Porta Pia e dopo una devastante epidemia di febbre, sbocciò una fiorita primavera della canzone romana che assurse ad un ruolo ufficiale, principale e di protagonista alla Festa di san Giovanni nel 1891. Una festa molto cara ai romani, soliti a viverla di notte distesi sul prato, tra le osterie, tra cantate di serenate per abbracciarsi a “core a core”, come canta e interpreta la Pandimiglio, perché "questa notte non è fatta per dormire”. In questo contesto di festeggiamenti uno degli osti decise di organizzare un concorso canoro, con tanto di palcoscenico e di orchestrina ed incominciarono le esibizioni in forma di vere e proprie audizioni che terminarono con la proclamazione come vincitrice della canzone ”Le streghe” di Leopoldo Fregoli.

Wertmüller con sapiente interpretazione anche mimica incomincia a rievocare i principali rappresentanti della canzone romana che da quel momento in poi occuperanno le scene musicali del classico popolare, a partire da Romolo Balzani, analfabeta, senza un mestiere, che incominciò a guadagnare suonando la chitarra e canzonettando per le vie di Roma fino a giungere al suo esordio al Teatro Medica di Bologna, un palcoscenico vicino per attitudine ad una piazza per la presenza di un pubblico che destinava ai cantanti che vi si esibivano apprezzamenti a dir poco coloriti. Infatti l’allora cantante napoletano Pasquariello non vi cantò più a differenza di quanto accadde a Balzani, che riuscì a conquistare quella platea proprio per il suo carattere temperamentale, rissoso e aggressivo. Ad incarnare ed esemplificare questa presentazione, ecco risuonare sul palcoscenico una delle canzoni più sentite per i romani, “L'Eco del Core” interpretata con struggente poeticità e modulata vocalità dalla giovane e talentuosa Carlotta Proietti.

A rendere l’atmosfera intrisa di raffinato sentimentalismo nostalgico è l’aneddoto raccontato da Wertmuller secondo cui nella scena popolare romana coeva al Balzani e a Gastone Monaldi, quest'ultimo di origine nobile a differenza del primo, si canticchiava una canzone non scritta su uno spartito musicale che tuttavia è giunta ai nostri giorni perché tramandata dall’attrice-cantante Pina Piovani della compagnia di Balzani e che, oggi, viene musicata dal sapiente Nicola Piovani. A segnare questo momento di attaccamento alle tradizioni e alle proprie radici è la canzone “Affaccete Nunziata", interpretata dal tenore Pino Ingrosso che, con la sua voce possente ed esperta, ha destato gli amorosi sensi degli spettatori. Quante Nunziate, Nunziatelle hanno cantato i romani, anche se nell’anagrafe non vi è nessuna Nunziata, ma piuttosto Ninì, Ninnella, "Nina si voi dormite” cantata da Ingrosso. E’ un susseguirsi di racconti, di melodie, di brani di sicura efficacia e di particolare significato, merito indubbiamente dell’interpretazione di tutti i protagonisti tra cui risalta anche la giovane Sara Fois che riesce a passare da un registro all’altro con un’estensione vocale limpida, armonica.

In questo excursus storico delle canzoni romane, abbellite magistralmente dalla musica dal vivo dell’Ensemble Aracoeli e dagli strumenti tipici di questo genere come il violoncello ed il mandolino, non sono mancati momenti di comicità nei duetti canori tra Massimo Wertümeller e il tenore Ingrosso che interveniva con voce in falsetto e un prolungato tremolio negli stornelli, ironizzando maggiormente sui contenuti già grotteschi e curiosi degli stornelli stessi. I due atti dello spettacolo viaggiano in un ritmo tarantellante e sostenuto, verso la direttrice unica della valorizzazione di un patrimonio culturale che nel corso dei tempi, anche se rielaborato e modernizzato, non ha mai perso la sua valenza. Ad esempio nel periodo fascista la canzone con cui usualmente il comico Gustavo Cacini entrava in scena, venne adeguata ai contenuti del regime ("Faccetta nera") per poi essere rielaborata nel dopoguerra per il momento di povertà ("Borsetta nera").

Indimenticabili ed immancabili sono i riferimenti ad Armando Trovajoli con “Roma nun fà la stupida stasera”, a Rascel con la sua “Arrivederci Roma” e a Petrolini con “Tanto pe' cantà”, canzone scritta in un periodo in cui la sua salute non lo faceva apparire e sentire di buon aspetto per cui il suo "friccicore al core” non era attribuibile ad una sofferenza amorosa bensì alla sua malattia.

La gradevolezza e la capacità di coinvolgimento emotivo di questo spettacolo conquistano senza riserve il pubblico soddisfatto, divertito e consapevole del fatto che la musica popolare, indipendentemente dalla regione di provenienza, unisce e rafforza il nostro senso di appartenenza e la nostra capacità di comunicare.

Come diceva Petrolini, citato in conclusione da Piovani, “Se lo spettacolo vi è piaciuto ditelo agli altri, se non vi è piaciuto stavete zitti”.

 

Teatro Olimpico - piazza Gentile da Fabriano 17, 00195 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/3265991, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: serale ore 21, domenica ore 18
Biglietti: poltronissima € 30 - poltrona/prima balconata € 25 - galleria € 20 - junior (4-14 anni) € 15,50

Articolo di: Oriana Russo
Grazie a: Sara Maccheroni, Ufficio Stampa Teatro Olimpico
Sul web: www.teatroolimpico.it

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