Schweik. The Comeback - Teatro Alexandrinsky (San Pietroburgo)

Scritto da  Domenica, 02 Dicembre 2018 

Spettacolo grandioso, possente, che si appoggia su una grande coralità sostenuta dall’interpretazione convincente degli attori ma soprattutto sulla scenografia, imponente anche se non particolarmente innovativa né raffinata. Interessante l’uso dell’elemento video. Il grottesco militaresco è riproposto senza novità seppur con grande energia. Bella la composizione scenica e dell’azione nonché dei testi per cui il tema della Prima Guerra Mondiale diventa universale, una presa di posizione contro tutte le guerre che disfano e inquinano anche i rapporti personali. Ironico in alcuni punti l’uso della musica.

 

SCHWEIK. THE COMEBACK
una performance di Valery Fokin
basato sui racconti di Jaroslav Hasek “The fateful adventures of the good soldier Schweik during the World War”
dramaturg Tatiana Rakhmanova
testo e regia Valery Fokin
scenografie Semyon Pastukh
costumi Oksana Yarmolnik
musica Aleksander Bakshi
disegno luci Damir Ismagilov
direttore musicale Ivan Blagodyor
attrezzi di scena Igor Kachaev
effetti video Asya Mukina
disegno del suono Maksim Chikhalov
assistenti alla regia Sofia Martusheva, Ekaterina Astrakhantseva
con Stepan Balakshin, Igor Volkov, Pyotr Semak, Andrei Matyukov, Valery Stepanov, Nikolai Belin, Timur Akshentsev, Nikita Barsukov, Igor Mosyuk, Yanina Lakoba, Viktor Shuralev, Elena Nemzer, Olga Belinskaya, Sofia Shustrova, Anna Blinova, Nadezhda Alekseeva, Alexander Mitskevich, Andrei Marusin, Sergei Sidorenko, Sergei Elikov, Aleksei Vasilchenko, Vladimir Malikov, Roman Gusev, Lubov Stark, Efim Rodnev, Ivan Suprun, Daria Klimenko, Ekaterina Shumakova, Aleksei Dvoeglazov, Sergei Denisov, Maksim Yakovlev, Filipp Bayandin, Igor Mamay, Anton Popov
produttore Antonina Dzotsenidze

Frammenti di Boris Pasternak e dell’ Amleto
Frammenti musicali da J. Haydn (Inno di Austria-Ungheria), R. Wagner (Introduzione al Lohengrin), Dmitri Shostakovich (Allegretto dalla Sinfonia n. 8), S. Chernetsky
("Kadets’ welcome march"); "You nightingales, let the soldiers rest in peace" (V. Solovyov-Sedoi, A. Fatjanov), "So went the squad along the shore" (M. Blanter, M. Golodny), Katyusha (M. Blanter, M. Isakovsky), canzoni del folclore ucraino "Unharness your horses, comrades", "Tanti Auguri" di Raffaella Carrà
Spettacolo in russo con traduzione simultanea in inglese

 

“Schweik. The Comeback”, per la regia di Valery Fokin, è tratto dal testo di drammaturgia moderna di Tatyana Rakhmanova, basato sul romanzo satirico di Jaroslav Hasek “Il buon soldato Schweik” (o secondo altre traduzioni “Il soldato coraggioso”), pubblicato all’inizio degli anni Venti del Novecento.

È la storia di un soldato semplice che cerca di resistere al flusso degli eventi e all’ondata che travolge tutto durante la Prima Guerra mondiale. Inserendosi nella tradizione del grottesco militare che ci riporta alla memoria Bertolt Brecht ma anche opere come “La pelle” di Curzio Malaparte, mette in evidenza la volgarità e il bisogno di evasione eccessiva dalla violenza che diventa a sua volta violenta, dove eros e thanatos si danno la mano. Un’opera tragica che attualizza la guerra e la riporta all’attualità con i giovani militari che nei locali notturni fanno sfoggio delle medaglie, con un bullismo che denuncia fragilità, solitudine e profonda miseria interiore.

La scena è imponente con un volto frontale che diventa macchina scenica virtuale sul fondo e tanti volti di profilo ai lati. Esplosioni ripetute in scena e una voragine che si apre al centro. Complessa anche la composizione scenica che unisce agli interpreti manichini e fantocci per amplificare il senso drammatico di impotenza e di rassegnazione di fronte all’orrore bellico. I costumi sono relativamente tradizionali e con una simbologia molto riconoscibile. Spettacolare il gioco di luci che trasforma la scena stessa. Un po’ lungo e complesso nella successione di quadri e angolature che a volte appesantisce lo spettacolo.

Godibile davvero la cornice del Teatro Alexandrinsky, denominato ufficialmente anche Teatro Drammatico Nazionale di Russia da Puskin, il più antico teatro drammatico russo, che ha aperto le porte nel 1832. Non lontano dalla Prospettiva Nevski, la costruzione interna si stringe con una platea e dei palchi relativamente piccoli intorno ad un palcoscenico enorme dove la scena può esplodere. L’esterno di impianto neoclassico con frontone e colonnato è stato costruito dall’italiano Carlo Rossi.

Valery Fokin, nato a Mosca nel 1946, dal 2003 è il direttore artistico del Teatro Alexandrinsky di San Pietroburgo. Ha ricevuto il titolo di Artista del Popolo di Russia ed è stato insignito di quattro Premi di Stato della Federazione Russa e ricompensato in qualità di Lavoratore Onorato delle Arti in Polonia. Dal 1988 è alla guida della Commissione sul Patrimonio Creativo e del Teatro Meyerhold di Mosca. Fa parte dell’Alto Consiglio per la Cultura e l’Arte sotto il presidente della Federazione Russa dal 2006. Dal 2012 è anche il presidente dell’Associazione Russa dei Direttori di Teatro. Nel 1970, dopo il diploma all’Istituto d’Arte Drammatica Chtchoukine a Mosca è assunto come regista, divenendo poi il più giovane direttore di teatro russo. Ha insegnato e organizzato laboratori di regia a livello internazionale, dal Giappone alla Spagna.

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Margherita Fusi
Sul web: www.premio-europa.org

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