Schwarz auf Weiß (Bianco su Nero) - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Martedì, 31 Maggio 2016 

Il Teatro dell’Opera è di scena al Teatro di Roma con tre spettacoli sui palcoscenici dell’Argentina e dell’India per la prima edizione del Festival FFF - Fast Forward Festival. La rassegna ideata dal Teatro dell’Opera di Roma si rivolge a tutti gli appassionati di teatro musicale, ma in particolare a chi è interessato alla musica contemporanea, e soffre di una mancanza di proposte nella città di Roma. Ad inaugurare la prima edizione del festival, al Teatro Argentina, uno dei maggiori compositori contemporanei, il tedesco Heiner Goebbels con Schwarz auf Weiss (Nero su Bianco). Lo spettacolo - una coproduzione col Teatro di Roma e con il sostegno del Goethe-Institut Rom - vede il ritorno di eccezione del compositore Heiner Goebbels alla guida dell’Ensemble Modern di Francoforte: i musicisti danno vita a una vera e propria performance teatrale accompagnati da una regia luci di grandissima potenza espressiva. Protagonista è il collettivo dello stesso Ensemble: diciotto musicisti che agiscono simultaneamente come attori e musicisti, conquistando l'intero palcoscenico. Palle da tennis rimbalzano su una grancassa, si odono i suoni dolci dei kodo giapponesi, il sibilo di un bollitore si trasforma in una complessa melodia di flauto. I musicisti non solo suonano i loro propri strumenti ma si uniscono a formare un gruppo, come un ensemble di fiati simile a una banda italiana. Le scene e gli avvenimenti dello spettacolo si susseguono scivolando gli uni negli altri, senza interruzioni e le luci, sapientemente disegnate da Jean Kalman, costruiscono una loro propria "drammaturgia".

 

SCHWARZ AUF WEISS / BLACK ON WHITE
eseguito da Ensemble Modern, Frankfurt
composto e diretto da Heiner Goebbels
testi da Edgar Allan Poe e Maurice Blanchot
in collaborazione con Teatro di Roma

 

Volete voi vedere mio kulo? grida il direttore di Prova d'orchestra di Federico Fellini. Prendete dunque la ribellione e il caos anarchico generato da un'orchestra indisciplinata del capolavoro surreale del grande regista riminese; mischiate con i ritmi ricreati dal nulla, un battito di cuore che diventa rullo di tamburo, il tic-tac di un orologio che si trasforma in un ritmo demoniaco, di Dancer in the dark di Lars von Trier; aggiungete un pizzico del No habe banda del visionario Peter Lynch di Mulholland Drive. Shekerate bene e avrete la base del coktail di questo Schwarz auf Weiss (Nero su bianco) che sarà pronto per la degustazione una volta che avrete aggiunto qualche chicca del filone drammaturgico che, partendo dal binomio Brecht-Weil (Kurt Weil è il compositore delle celeberrime musiche brechtiane), si ricongiunge al teatro politico di Heiner Müller, il grande drammaturgo e poeta tedesco di formazione marxista ma critico del socialismo reale.

Nel suo apparente disordine, nella sua simulata improvvisazione, questa drammaturgia per orchestra è invece di teutonica e assoluta precisione, tutt'altro che caotica: tra pareti che si abbattono rovinosamente (ricordate la palla demolitrice che fa crollare le mura del teatro di Prova d'orchestra?), come le volte di tempio classico raso al suolo dall'Isis, simbolo dell'umano decadimento e dell'impoverimento spirituale - come ammoniva Nietzsche, un altro tedesco! - dell'umanità; palle di tennis scagliate come bombe a mano su un lastra metallica dalla eco cupa e minacciosa, come di lontani bombardamenti aerei in rapido avvicinamento; bollitori e samovar che emettono incredibili sibili come fanno le aragoste gettate vive nell'acqua bollente, suoni lancinanti di dolori e presagi oscuri, di lamenti della stessa materia di cui siamo fatti, poi timpani e violini, sax e clarinetti, oboe e tastiere costruiscono una sovrastruttura musicale che sembra improvvisamente intervenire ad organizzare il caos, ripeto apparente, e l'anarchia che si trasforma in una germanica razionalizzazione - non per niente siamo nella patria della filosofia idealistica di Hegel - del magma confuso, quanto infuocato e furibondo, della (nostra) malattia del vivere. Una malattia fatta di innumerevoli ribellioni individuali con cui ciascuno cerca la propria rotta nell'universo violento della quotidianità, finendo per scontrarsi gli uni contro gli altri nella rivolta cieca e unilaterale di stirneriana memoria (Cfr, Stirner, L'unico e la sua proprietà). Unica speranza resta allora l'organizzazione della ribellione: quando tutti gli strumenti suoneranno finalmente insieme, quanto tutte le rivolte confluiranno in una rivolta sola - anche Marx non a caso era tedesco - verrà allora l'alba, forse, di una nuova umanità.

Il meraviglioso poema di Edgar Allan Poe e i testi di Maurice Blanchot che si innestano al percorso, un percorso che da Prova d'orchestra di Fellini a Dancer in the dark di Lars von Trier perviene ad una drammaturgia in cui la Voce umana è parte del concerto-lamento, il canto del capro espiatorio (letteralmene Tragoedie), comportano una analisi politica e ideologica di questa composizione di Heiner Goebbels (autore anche della perfetta cronometrica, regia). Una "composizione" che dunque è più di una situazione apparentemente ludico-teatrale, è ancora più di un concerto sperimentale o di uno spettacolo: si tratta, in realtà, di una vera e propria insurrezione teatrale contro il potere capitalistico (i suoni richiamano ossessivamente i rumori delle catene di montaggio, che sempre catene sono, e questa sarebbe la base musicale per un nuovo Chaplin di Tempi moderni) in cui la funzione perturbante sta proprio nel violino solista che da solo non può dare sfondo sonoro alla disperazione umana, ma quando l'orchestra si organizza può cavalcare le onde perigliose della modernità. E forse del futuro.

Del resto la musica nella cultura tedesca ha di per sé, nella sua stessa tradizione storica, una funzione specificamente politica. Così scrivevo in un mio saggio di una trentina di anni fa dal titolo La funzione politica della musica nella letteratura tedesca appena ripubblicato (free) nel sito di Academia.edu e al quale rimando per ogni eventuale approfondimento:

Adrian Leverkuehn - il “Faust” di Thomas Mann - che rappresenta la figura rivoluzionaria del compositore Schoenberg padre della dodecafonia, non si accontenta di comporre musica con le note. Il suo punto di partenza è bensì, come per Beethoven, la narrazione “a parole” dell’ispirazione da tradurre in accordi. Questa concezione apre le porte ad una riflessione su quella che si potrebbe definire la “funzione etica” del linguaggio musicale. Nel "Discorso su Lessing" Mann intuisce infatti la caratteristica principale del linguaggio umano sul quale si basa ogni concezione estetica dell’arte, che è poi soprattutto un fatto sociale, e nel cui ambito rientra ovviamente anche la musica:
“La distinzione (tra i generi, ndr.) è annullata e cancellata di continuo dallo stesso elemento critico della lingua. Un’arte il cui strumento è la lingua, determinerà sempre una creazione altamente critica, giacché la lingua stessa è critica della vita”.
Siamo alle prese con ciò che Mann chiama “volontà etica del poeta” che finisce per coinvolgere, nel Doktor Faustus , anche il compositore che crea un linguaggio musicale “altamente critico” nei confronti della vita. Infatti Adrian Leverkuehn, il Faust musicista in rotta con la società tedesca dell’epoca, non compone originalmente con le note; ma, come accennato, con l’ausilio delle parole. E dato che la sua opera musicale aspira ad essere ‘rivoluzionaria’ sia sul piano artistico-estetico, sia da un punto di vista etico-sociale, ecco che il linguaggio che egli adotta è ipso facto rivoluzionario, anche se poi sfocia ‘soltanto’ in una creazione musicale e ‘altamente critica’. Non a caso, dunque, l’amico del compositore Leverkuehn, l’Io narrante del romanzo, Serenus Zeitblom, scorge in Leverkuehn proprio l’epigono delle tendenze rivoluzionarie della drammaturgia lirica tedesca.
(Academia.edu/6638269/La_funzione_politica_della_musica_nella_letteratura_tedesca)

Schwarz auf Weiss si può definire così un'operazione di drammaturgia musicale che, partendo dall'insurrezione individualistica, suggerisce un percorso rivoluzionario: solo andando oltre agli egoismi e ai sindacalismi di Prova d'orchestra gli strumenti potranno riprendere il concerto che si sviluppa sulla falsariga degli ideali rivoluzionari che portarono Wagner sulle barricate in difesa dei principi libertari ed egalitari del Nuovo mondo, come suggerisce anche il titolo della sinfonia di Dvorak.

Il phatos politico dello spettacolo coinvolge il pubblico in un prolungato, convinto e commosso applauso: al di là delle fittizie barriere ideologiche e religiose, siamo (quasi) tutti d'accordo che il mondo così non va.

Del resto Schwarz auf Weiss, come dicevo traducendo alla lettera, significa "Nero su bianco", ma comporta anche un significato più ampio: parlare chiaro. Questo spettacolo, questa drammaturgia ci lancia un messaggio chiaro, netto: rivoluzione, prima che sia troppo tardi. Inutile girarci intorno: strumenti individuali di tutto il mondo, parafrasando Marx, unitevi.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: venerdì 27 maggio ore 21
Durata spettacolo: 80 minuti senza intervallo

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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