Saved - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Lunedì, 18 Dicembre 2017 

“Saved” del 1965 è una delle prime opere del drammaturgo inglese Edward Bond ma già reca ben riconoscibili i segni distintivi del suo universo teatrale altamente controverso, denso di cieca violenza e di una radicale condanna senza redenzione della società britannica. La pièce suscitò sin dal debutto un intenso clamore ed il dibattito innescato contribuì in maniera determinante all’abolizione della ferrea censura operata dal Lord Chamberlain. A cinquant’anni di distanza, nulla si è offuscato della sua carica dirompente, che la regia di Gianluca Merolli esalta con vigore e personalità, ben sostenuta da un ensemble di interpreti di brillante caratura all’interno del quale spiccano la sensibilità dello stesso Merolli nel plasmare a tutto tondo il personaggio del generoso e solido Len, la prova muscolare del ruvido Marco Rossetti, la livida disperazione iniettata da Manuela Kustermann nel ruolo di una madre giunta al capolinea della disperazione, e soprattutto la viscerale, potentissima Lucia Lavia magistralmente nei panni della protagonista Pam. Il risultato? Un lavoro teatrale di sorprendente maturità che attanaglia lo spettatore, scorticandone la coscienza ed emozionandolo in profondità.

 

La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello presenta
SAVED
di Edward Bond
traduzione Tommaso Spinelli
con Gianluca Merolli (Len), Lucia Lavia (Pam), Marco Rossetti (Fred), Francesco Biscione (Harry), Manuela Kustermann (Mary), Michele Costabile (Pete), Marco Rizzo (Colin), Giovanni Serratore (Mike), Antonio Bandiera (Barry), Carolina Cametti (Liz)
movimenti Marco Angelilli
scene Paola Castrignanò
costumi Domitilla Giuliano
luci Valerio Geroldi
consulenza musicale Fabio Antonelli
scenografo collaboratore Paolo Ferrari
aiuto regia Maddalena Serratore e Antonio Bandiera
foto Pino Le Pera - Tommaso Le Pera
regia Gianluca Merolli

 

Saved - Gianluca MerolliLa rappresentazione ha inizio ancor prima di prendere posto nella suggestiva sala Giancarlo Nanni del Vascello: gli spettatori sono difatti accolti nel foyer da una ciurmaglia di disadattati, che intona a voce spiegata alcuni brani epici che immediatamente incastonano la narrazione in una cornice di frustrazione giovanile annidata tra case popolari, sussidi di disoccupazione, abissale vuoto di cultura e valori e consolatori paradisi lisergici; così tra “The drugs don’t work” dei Verve, “Femme fatale” dei Velvet Underground, “Heart-shaped box” dei Nirvana e “This is England” dei Clash siamo immediatamente trascinati nel mood della tagliente opera di Bond e al contempo facciamo la conoscenza del moderno coro tragico di miserabili, preda di una totale inerzia ed assenza di prospettive, che contrappunterà con feroce goliardia l’intero incedere delle vicende. Un coro incarnato con decisione e caustica ironia da cinque interpreti decisamente ben assortiti: Michele Costabile (Pete), Marco Rizzo (Colin), Giovanni Serratore (Mike), Antonio Bandiera (Barry) e Carolina Cametti (Liz).

Discendendo nell’oscurità della sala ogni spettatore trova sulla propria poltrona un sasso; di lì a poco sarà svelato il perché di questo simbolo che inchioda noi tutti alla nostra responsabilità di fronte alla società e tutto ciò che di marcio vi si annida. Il realismo scarnificato della pièce si dipana in una serie di scene consecutive che la regia efficacemente orchestra all’interno di una scenografia modulare (concepita con grande perizia da Paola Castrignanò, con l’ausilio di Paolo Ferrari) che gli attori stessi in scena spostano, scompongono, assemblano creando di volta in volta interni familiari, laghetti su cui navigare romanticamente, inquietanti parchi pubblici o celle di detenzione, il tutto sullo sfondo delle quinte nude di un palcoscenico immerso nelle tenebre. Scene che si susseguono vorticosamente, in un progressivo precipitare verso un sempre più cupo abisso di abiezione.

SavedLa caduta ha inizio in uno squallido appartamento di periferia dove l’incontenibile Pam (Lucia Lavia), spudorata e provocante, ha condotto la sua ennesima preda sessuale, l’impacciato nerd Len (Gianluca Merolli) con cui si accinge a consumare un torbido amplesso su un divano malconcio, noncurante della presenza del padre Harry (Francesco Biscione) nella misera cucina attigua. Rapido movimento di camera e siamo sulle sponde di un laghetto sulle cui placide acque navigano il sempre devoto Len e una già tremendamente annoiata Pam; ecco però a rischiarare subitaneamente il suo entusiasmo l’aitante e sfrontato Fred (Marco Rossetti), noleggiatore delle barchette che avrebbero dovuto cullare lo sdolcinato navigare di Len e Pam e invece ne segneranno il naufragio. Altro giro di danze e ci ritroviamo nel desolante alveo familiare di partenza con Len ormai relegato al ruolo di semplice inquilino e Pam totalmente infatuata di Fred che invece già mostra inequivocabili segni di insofferenza; ciò nonostante i due concepiscono un bimbo, che non farà germogliare in Pam il benché minimo barlume di istinto materno e certo non arginerà l’inesorabile allontanamento di Fred. Sebbene Len sia sempre oltremodo premuroso e gentile, la sua viziata fidanzata di un tempo lo percepisce piuttosto come una presenza disturbante e invasiva; in compenso la madre di lei Mary (Manuela Kustermann) giorno dopo giorno si avvicina sempre maggiormente a lui, con un atteggiamento che da materno ben presto si tramuta in torbidamente seduttivo. In sottofondo il pianto disperato del bimbo, cui nessuno presta la necessarie attenzioni.

Len accompagna il suo antagonista Fred a pescare e questi gli confessa di non tollerare più le continue pressioni di Pam; proprio in quel momento sopraggiunge la gang di strafottenti teppisti e di lì a poco anche Pam con il neonato nel suo passeggino. A seguito dell’ennesima discussione tra i due ex amanti lei furibonda, vedendo le sue profferte amorose respinte ancora una volta, abbandona il bimbo al padre, gesto avventato che innescherà una spirale di atrocemente insensata violenza: i rozzi bulletti di periferia si compattano in branco e iniziano a sbeffeggiare l’indifeso bambino, strattonano la carrozzina, la scuotono ferocemente, strofinano con un pannolino sudicio il volto del neonato, fino a quando la selvaggia escalation diviene incontenibile sfociando in una brutale lapidazione a cui parteciperà lo stesso padre Fred. L’unico a pagare per l’efferato infanticidio sarà proprio Fred, con una brevissima detenzione, al termine della quale sarà nuovamente accolto dal branco; Pam, inarrestabile, continuerà ad offrirsi a lui, che disgustato la respingerà per un’ultima volta. Dopo una tale caduta nel baratro non è neppure possibile ipotizzare un riscatto: Len rimarrà ad abitare nel deprimente appartamento di una Pam ormai rinunciataria nei confronti dell’esistenza, mentre Mary continuerà a provocare il giovane inquilino per poi litigare furiosamente col marito inaspettatamente preda della gelosia; tutto, in fondo, ha raggiunto una stasi rassicurante, i fantasmi del passato sembrano essersi dissolti, una colpevole mediocrità senza speranza ha inghiottito tutti loro inesorabilmente.

Saved - Gianluca MerolliIl testo di Edward Bond descrive una realtà agghiacciante, esasperata, perturbante. La regia di Gianluca Merolli giustamente non la edulcora neppure lontanamente, immergendo i personaggi in una torbida palude di sofferenza, divisi tra scatti di furibonda veemenza e lande di mortificante ignavia; nessuno di loro conoscerà un seppur fioco bagliore di benevolenza, nemmeno l’amorevole ed equilibrato Len che, con il suo silenzio e la sua incapacità di ribellarsi allo status quo ne diviene correo. Dopo l’interessante debutto registico con la personalissima rilettura di “Un gabbiano” da Cechov e la drammatica analisi psicologica condotta nell’emozionante “Yerma” di Federico Garcia Lorca, con questo nuovo lavoro Merolli compie un significativo passo avanti nel suo percorso registico per la sua solida padronanza del testo e dello spazio scenico ed una non comune abilità nel fondere le molteplici preziose componenti tecniche che contribuiscono alla ricercata incisività della messa in scena: dalla già rammentata scenografia, moderna ed estremamente funzionale, di Paola Castrignanò ai movimenti impeccabili in cui si riconosce distintamente la cifra stilistica di Marco Angelilli, dalle musiche capaci di sottolineare snodi cruciali del racconto, selezionate con la consulenza di Fabio Antonelli, all’imprescindibile impatto evocativo del chiaroscuro di luci e tenebre disegnato da Valerio Geroldi.

Saved - Gianluca MerolliIl merito principale ascrivibile al certosino lavoro registico condotto da Merolli è però indubbiamente quello di avere individuato un gruppo di interpreti che, nonostante la sua estrema eterogeneità, converge coeso nella medesima direzione, incarnando con forza i tormentati personaggi bondiani e veicolando con fermezza il disperante messaggio iconoclasta della pièce. In un gruppo attoriale globalmente di ottima qualità spiccano le prove recitative di Manuela Kustermann nei panni di una dolente ma agguerrita Mary, di Marco Rossetti in quelli di un ruvido ed insensibile Fred e dello stesso regista nel ruolo centrale di Len, osservatore inerme delle atrocità perpetrate dal branco attorno a lui; a proposito di branco, come non sottolineare la rilevanza assunta nel dipanarsi del racconto dal coro di balordi che di tanto in tanto lo contrappunta con sferzate di violento sarcasmo, all’interno del quale si distinguono per carattere e carisma le prove recitative di Michele Costabile e Marco Rizzo. Infine un plauso vigorosissimo alla magnifica Pam portata in scena da Lucia Lavia: folle, annientata, disperatamente innamorata, apatica, imperturbabile, cinica, sguaiata eppure ineffabilmente indifesa, l’attrice romana ad appena venticinque anni sfodera in questo ruolo una maturità ed un magnetismo che la confermano non più solamente come una giovane realtà del teatro italiano, ma come una inequivocabile conferma di talento e personalità.

Concluse le repliche romane di “Saved”, attendiamo che lo spettacolo torni al più presto in scena sia nella capitale che in tournée nell’intera penisola, visto il suo indiscutibile valore e l’ attualità dello spaventoso ritratto di una società allo sbando così acutamente delineato. Complimenti a La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello per aver scommesso su questo progetto e a Gianluca Merolli per la sua tenacia nel portare avanti un lavoro registico onesto, fortemente riconoscibile, ostinatamente contrario ai falsi moralismi, certamente foriero nel futuro di nuovi preziosi sviluppi.

 

Teatro Vascello - Via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.5881021 - 06.5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 21.30 orario continuato; lunedì dalle 9 alle 18; sabato dalle 11 alle 21.30; domenica dalle 14 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero € 20, ridotto over 65 e studenti € 12 (servizio di prenotazione € 1 a biglietto)

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Cristina D’Aquanno, Ufficio stampa Teatro Vascello
Sul web: www.teatrovascello.it

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