Sangue sul collo del gatto - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Domenica, 01 Dicembre 2013 

Dal 27 novembre al 1 dicembre. L’Accademia degli Artefatti mette in scena al Teatro Elfo Puccini un’opera di Rainer Werner Fassbinder, il regista tedesco più controverso del dopoguerra, considerato figura di spicco nel Nuovo Cinema Tedesco che, con la sua morte a soli 37 anni per overdose di cocaina e barbiturici, che usava per sostenere la mole enorme di lavoro, finisce con lui. Dotato di enorme potenza creativa, Fassbinder era nato nel ’45 durante l’ingresso degli americani in una Germania distrutta dai bombardamenti: in meno di 15 anni, nel corso della sua breve esistenza è riuscito a produrre 40 film, 2 serie televisive e 3 cortometraggi, oltre a 24 opere teatrali e 4 commedie radiofoniche. E’ stato pure attore sia in teatro che al cinema, autore, compositore, produttore, impresario teatrale, cameraman e designer. Tutto il suo lavoro sembra volesse provocare, disturbare l’osservatore attraverso uno sfrenato libertinaggio e vivendo con i suoi collaboratori a così stretto contatto da far pensare a una strana famiglia. Il regista Fabrizio Arcuri afferma che Fassbinder potrebbe scandalizzare perfino Pasolini, eppure rivedere oggi uno spettacolo scritto nel 1968 fa ancora pensare a tante cose e suscita emozione, per quanto siamo molto più abituati di un tempo a vedere attori nudi sul palco e a sentir parlare di drammi umani di ogni genere.

  

 

Produzione Accademia degli Artefatti in coproduzione con Residenz Theater "Festival Post Paradise Fassbinder Now" in collaborazione con Teatro di Roma
SANGUE SUL COLLO DEL GATTO
di Rainer Werner Fassbinder
regia Fabrizio Arcuri
traduzione di Roberto Menin
regia di Fabrizio Arcuri
con Miriam Abutori, Michele Andrei, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci, Emiliano Duncan Barbieri, Pieraldo Girotto, Francesca Mazza, Fiammetta Olivieri, Sandra Soncini

 

 

Nella piccola Sala Fassbinder che l’Elfo ha creato proprio per spettacoli di nicchia, vediamo un palco rotondo sul quale è sistemata una casetta bianca con grandi finestre. In fondo, nel ‘giardino’, c’è un pulmino Volkswagen, tipico di quei tempi, e un ragazzo suona una chitarra elettrica, attirando tutta la nostra attenzione. Si avvicina a un microfono su un lato del palco e canta brani bellissimi di David Bowie, da "Space Oddity" a "Starman" mentre un bel gioco di video mostra un Ufo che si aggira nei cieli. Una voce fuori campo afferma: “…Abbiamo svolto un reportage sulla democrazia del pianeta ma non siamo riusciti a capire il linguaggio degli uomini, anche se abbiamo studiato le loro parole…” e di colpo dallo schermo con l’Ufo viene catapultato un personaggio che somiglia davvero un po’ a Bowie, con una tuta azzurra brillante, i capelli rossi col ciuffo e stivali con tacchi altissimi.


Entra in scena un poliziotto in moto che pretende di farsi dare i documenti dall’alieno, considerandolo “una bella ragazza, mostrami il tuo passaporto, tutte ce l’hanno!”. Inizia così, con un quasi ininterrotto sottofondo musicale live di tutto rispetto e in tema, la commedia umana di personaggi che, come in un caleidoscopio, appariranno con il loro piccolo show singolo o di coppia. Come il giovane che esce nudo dalla casa all’improvviso, coi vestiti in mano; è stato buttato fuori e cerca di giustificare la propria esistenza, si avvicina al pubblico e scende dal palco tenendosi una mano sui gioielli personali, parla come fosse in giacca e cravatta e racconta la sua vita e perché si vende per denaro: perché è carino, piace e a lui non disturba andare con donne pure sulla sessantina, è gentile e amabile, le rende felici e se ci guadagna la pagnotta che male c’è?


Il tondo palcoscenico è poggiato su macchinari che lo fanno ruotare, portandoci a vedere un altro lato della casetta bianca: poggiato su una panchina c’è un uomo afferrato da un tizio incappucciato, sembrano entrambi soldati per via dei pantaloni mimetici. L’incappucciato tiene un braccio attorno alla testa dell’uomo e una bandiera statunitense con l’altro. Il soldato si divincola dall’incappucciato e racconta la sua storia, osservato da un uomo con l’impermeabile in piedi, poggiato alla casa. Una donna fuori dal palco appare e il poliziotto attacca bottone con lei, che raccontava della sua vita col marito.


Parole, parole, parole, cantava un tempo Mina… siamo inondati di parole apparentemente senza alcun nesso tra di loro, in effetti ognuno racconta se stesso, come l’uomo con l’impermeabile che racconta di essere gay e il soldato gli punta una pistola contro la testa ma non lo interrompe: l’uomo confessa di aver raggiunto la serenità con una relazione felice con un ballerino. Dialoghi sensati, incontri, confidenze… Ognuno rivela la propria sessualità, i propri vizi nascosti, desideri e sogni. Soltanto l’essere caduto dal cielo non parla; però ascolta e sembra registrare frasi che lo impressionano, mentre imita le mosse, i gesti e gli atteggiamenti di uomini e donne, quando raccontano e vivono le loro esperienze.


Tutto questo davanti agli occhi del pubblico che cerca di farsi un’idea. Non è richiesto l’applauso né il coinvolgimento ma col passare del tempo sembra sempre più di vivere la vita di tutti, veramente. C’è pure chi parla d’affari e l’alieno partecipa sempre più con gesti e sguardi, mai a parole, tanto che i personaggi lo riconoscono e lo accettano tra di loro. Commenti espressi da chi fa pettegolezzi si confondono coi pregiudizi e “C’è gente che non si vergogna” è una battuta che pure l’essere caduto dalle stelle ripete nel suo strano megafono-registratore. Un pappone litiga con una squillo stanca e col mal di piedi, un giovane insulta il poliziotto e si fa picchiare. Un uomo passa dei soldi al poliziotto che gli dà una pistola. Il gay recita poesie. Gira la pedana…


Sentiamo ora ‘Love me tender’ e tutti gli attori si accoppiano e fanno cose assurde. Entra un gorilla e si siede sullo sgabello, un giovane ubriaco cerca la rissa e viene fermato, una donna descrive le oscenità che chiama amore, conosce solo quelle, una bionda si fa fotografare sulle ginocchia del gorilla e un uomo la punzecchia dicendole che dovrà morire da sola nel suo letto. La bionda piange, è sconvolta, non vuole morire e l’uomo ride: “Stavo scherzando, ah ah ah”. La morte fa paura a tutti e chi cerca l’eternità la nega, una donna si spoglia nuda e parla della rivoluzione femminile - di là da venire - ed è minacciata d’arresto e rivestita a forza, portata via in fretta. Il soldato saluta la sua donna chiedendole di non dimenticarlo qualora morisse in guerra, ma lei non vuol saperne. “Forse morirò, forse tornerò” dice lui, ma avrà paura per sempre. Le citazioni di King Kong si alternano a Elvis Presley, agli Zombie, perfino a Michael Jackson e a Madonna, mentre il disastro circonda tutti.


Il finale non permette di reagire mentalmente, altri personaggi ruoteranno ancora in questo microcosmo di umanità universale fino al grande party, una festa in giardino davanti casa con tutti i personaggi già visti, compreso l’alieno che nessuno davvero conosce ma che, di colpo, parla. E dice tutte le frasi ascoltate, ottenendo l’attenzione degli altri, che non capiscono cosa voglia dire. C’è chi la considera pazza, tutti la vedono femmina perché è molto truccata e ha i capelli così insoliti, di sicuro è una strana, ma da dove arriva, chi l’ha invitata, chi la conosce? I brandelli di frasi pronunciate da ognuno degli altri non sono riconosciute in bocca alla ragazza, chi si dice d’accordo, chi dice che è intelligente, chi invece insiste che sia pazza perché non si capisce quel che vuol dire. Sono frasi fatte, in verità, per lo più banalità ma è così che gli umani comunicano, tra malintesi, delitti, ipocrisia, speranze… e, proprio mentre l’estranea si trasforma in Dracula e uccide con un morso sul collo tutti quanti, la festa continua fra musichette insulse senza il chitarrista, pure lui colpito alle spalle da un morso leggero!

 

 

Teatro Elfo Puccini (sala Fassbinder) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal lunedì al sabato ore 21, domenica ore 15.30
Biglietti: intero € 30.50, ridotti € 27 e € 16 - martedì € 20



Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

 

 

TOP