Rumori - Teatro Linguaggi Creativi (Milano)

Scritto da  Sabato, 11 Aprile 2015 

In un atmosfera irreale e sospesa due personaggi sono in attesa di essere convocati. Siamo in un ospedale? in un manicomio? in una generica sala d’aspetto? I pochi elementi scenici ci fanno intuire il senso di irrealtà e di isolamento. I rumori di fondo provenienti da un televisore perennemente acceso avvolgono i protagonisti, rappresentando l’unico varco verso il mondo esterno: un mondo così impassibile e al contempo così violento nella sua impassibilità che li ha spinti verso conseguenze estreme, verso atroci delitti contro se stessi o contro gli altri. Teatro del Simposio porta in scena "Rumori" di Antonello Antinolfi, con la regia di Francesco Leschiera, presso il Teatro Linguaggi Creativi di Milano.

 

Produzione Teatro del Simposio presenta
RUMORI (Inutili conversazioni su rimbalzi di mosche)
di Antonello Antinolfi
regia e scene di Francesco Leschiera
con Matteo Ippolito e Alessandro Macchi
assistente alla regia Sonia Burgarello
luci di Luca Lombardi

 

Delle volte la canzone popolare ha il merito di riassumere in poche immagini, icastiche, ciò che un libro di sociologia o uno spettacolo teatrale non riescono a sintetizzare. Il celebre brano della Raffa nazionale Rumore, nel verso “Rumore rumore / Non mi sento sicura, sicura mai” compendia, si suppone non del tutto volontariamente, un sentimento di spaesamento esistenziale che era presente negli anni Settanta ma di certo non è smorzato nei Duemila.

La citazione che facciamo del brano della Carrà è, in parte, ironica. I riferimenti culturali degli autori di questo spettacolo Antonello Antinolfi e Francesco Leschiera sono ovviamente ben altri, e di ben altra levatura - primo tra tutti A porte chiuse, classico inarrivabile di Sartre. Ma insomma, quel che vogliamo affermare è che lo stato di non-vita nel quale si muovono i personaggi di questa pièce, lo spazio asettico che fa da cornice alle conversazioni dei due semi-lobotomizzati è una metafora, forse pregna di pessimismo ma credibile, del presente. E il presente è di tutti, del cattedratico che conosce a menadito l'esistenzialismo francese e della massaia che gongola quando l'ombelico più famoso d'Italia si muove, con grazia e professionismo, nel videoclip della famosa hit.

C'è da dire però che Rumori, andato in scena nei giorni scorsi al Teatro Linguaggi Creativi, ha il merito dell'icasticità. Incisive quelle luci al neon, quella tv che diffonde ronzii (sostantivo non casuale, leggere il sottotitolo dello spettacolo, n.d.r.) di violenza metropolitana, quei camici da ospedale e quei dialoghi, così inquietanti nel loro rimanere in bilico tra rarefazione e sentenze inappuntabili da sceriffo dei film western.

Rumori è un racconto che spiazza lo spettatore, e riuscire a spiazzare nell'epoca nostra del disincanto è un'impresa non facilissima. All'inizio sembra di vedere due matti che si lasciano sopravvivere in un ospedale psichiatrico. Uno di quei luoghi di internamento che avrebbero inorridito Basaglia, e che inorridiscono pure noi: afflato umano inesistente tra quelle mura; spazio anonimo, così anonimo che nessuno, nemmeno una testa calda come Jack Nicholson avrebbe il coraggio di volare sul nido di quel cuculo. Non che poi, nel dipanarsi della trama, l'ipotesi pazzia dei personaggi venga accantonata, però nel frattempo emergono altri elementi ancor più degni di interesse. Lungi da noi anticipare troppo, perché tra poco più di un mese la pièce andrà in scena all'It Festival sempre a Milano, ed è più che giusto consentire agli spettatori - saranno tanti in quell'occasione, oltretutto - di scoprire da sé le direzioni impreviste di un racconto così particolare e innovativo. Possiamo solo dire che, nel ping pong di frasi a effetto che si scambiano i due uomini in scena piano piano saltano fuori delle verità biografiche scottanti. E che l'identificazione del luogo fisico in cui essi si dimenano è già difficile all'inizio, ma poi andando avanti diventa un esercizio ancora più complesso. Si può inoltre affermare che i laici Antinolfi e Leschiera lambiscono, in una certa maniera, il tema del trascendente. A modo loro, si intende, ma lo lambiscono.

I complici di questa nuova avventura del Simposio hanno un nome e un cognome, e pure delle belle facce: Alessandro Macchi e Matteo Ippolito. Belle facce in senso lato: bucano, riescono a insinuarsi tra le corde della sensibilità del pubblico presente. Insinuarsi forse è il verbo più azzeccato perché lo stile narrativo è tutt'altro che violento: le battute vengono porte agli spettatori, non imposte. L'allestimento prevede un naturalismo educato e ammodo, nemmeno l'ombra di smorfie espressionistiche che potrebbero urtare la platea. Al massimo la platea non coglie le suggestioni filosofiche degli autori, ma ammesso (non concesso) che siano stati ermetici, è un ermetismo che non irrita. Gli ascoltatori più accorti non si arrabbiano, piuttosto si incuriosiscono e desiderano approfondire. E approfondendo, vengono a galla inaspettate affinità tematiche col De Capitani dei primi tempi, quello di Nemico di classe. Terreno di dialogo comune tra un'istituzione come l'Elfo e un luogo non istituzionale come il Simposio? Why not! Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, fino a prova contraria.

Oltretutto bisogna pur riconoscere al Teatro del Simposio la dote della coerenza. Coerenza non barattabile, come quella delle Scimmie Nude. Non a caso i percorsi delle due compagnie si incrociano spesso e c'è un rapporto di amicizia e stima reciproca tra di loro. A Milano, la cosa è nota, c'è molta fuffa sui palchi ma anche parecchia qualità. Gli spettacoli del Simposio possiedono l'eleganza dell'intelligenza. Qualità rara, e trasmissibile solo in parte, perché attecchisce soltanto in terreni fertili. E valla a scovare la fertilità, in questa nostra contemporaneità nella quale la brezza della vitalità non spira più come spirava una volta.

 

Teatro Linguaggi Creativi - via Eugenio Villoresi 26, 20143 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/39543699, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.linguaggicreativi.it - http://teatrodelsimposio.wix.com/teatrodelsimposio

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