Rumi e San Francesco - Auditorium Parco della Musica (Roma)

Scritto da  Domenica, 05 Aprile 2015 

L’originale ensemble, fondato e diretto dal musicista e compositore persiano Pejman Tadayon, torna a calcare il prestigioso palcoscenico romano con un progetto dedicato a due figure che hanno segnato, in maniera indelebile, la vita spirituale dei rispettivi popoli: Rumi e San Francesco d’Assisi. Analizzando la poesia dei due mistici, vissuti a cavallo del XIII secolo, è possibile comprendere le misteriose analogie che conducono all’essenza del loro fervore, mentre la musica, quale elemento ispiratore, si nutre di un linguaggio universale che avvicina tradizioni geograficamente distanti, ma solo in apparenza inconciliabili.

 

RUMI E SAN FRANCESCO: INCONTRO TRA UN SUFI E UN CRISTIANO
Ensemble: Pejman Tadayon oud, setar, canto; Martina Pelosi canto, harmonium; Simone Pulvano percussioni; Massimiliano Barbaliscia santur; Carlo Cossu kamanche, viola; Fabiano Giovannelli percussioni; Alessio Artoni bansouri, flauto; Piero Grassini oud
Coro Chaosity diretto da Barbara Eramo
Con la partecipazione di: Valerio Aprea
Corpo di Ballo Femminile: Jolina Iavicoli, Zaira Giannotti, Silvia Layla, Vanna Piacente,Viviana Fabrizi Denies

 

Non è sempre vero che l'offerta, oggigiorno fin troppo abbondante, di religione e dogmatismo, almeno per quanto riguarda i culti monoteistici, corrisponda e soddisfi le esigenze e il bisogno di spiritualità. Un elemento della nostra vita interiore che sembra invece ahimè sopraffatta dal fondamentalismo. Un fenomeno culturale che, pur ammantandosi di elementi metafisici e ultraterreni, in realtà annienta, annichilisce la spiritualità. Infatti, le religioni monoteistiche che promettono paradisi e premi in natura in un mondo ultraterreno contrapposto alla realtà quotidiana, ricadono in un materialismo dozzinale uccidendo le ragioni del cuore e il concetto di Dio come percezione della grandezza e della bellezza del Creato.

Credo, sono anzi certo, che l'idea dello spettacolo musicale e recitato dedicato a due grandi personaggi - entrambi poeti oltrechè uomini di fede intesa come "sentimento" e percezione sensibile della presenza di Dio - il persiano Rumi e il nostro patrono d'Italia San Francesco, nasca dalla volontà di ridefinire l'importanza della spiritualità nel mondo contemporaneo. Un sentimento che unisce, fin dalle radici delle rispettive storie, le culture e le religioni dall'antica Persia all'Italia del tardo medioevo.

Questo mondo spirituale arcaico, tuttavia anche ricco di fermenti umanistici e slanci verso un cielo dell'anima, rappresenta la cassa di risonanza poetica, ritmica, melodica, di quella ricerca di Dio che non presuppone un dualismo tra cielo e terra, ma che immanentisticamente coglie il tutto nel particolare, la perfezione nella caducità, lo spirito nella materia, l'aldilà nell'aldiqua. Questi sono concetti dialettici delle filosofie orientali che attraverso la porta della Grecia pervengono - nell'elaborazione lunga, faticosa e spesso purtroppo terribile nella storia delle religioni monoteiste - fino alla corrispondenza di parole e pensieri, di suoni e di emozioni mistiche di un periodo della storia, il XIII secolo, che segna la contemporaneità.

Non a caso è proprio in questo arco di pochi decenni, tra il Duecento e il Trecento, che esplode letteralmente il bisogno di una mistica antidogmatica, umanistica, la necessità di una ricerca interiore del principio divino, l'esigenza di dare un senso alla vita come comunione di esseri "rilegati", messi insieme (da qui il termine religione), dalla ricerca dello spirito nella materia, di Dio nell'uomo.

Ed è proprio in questa comune ricerca, che finisce per contaminare e rimescolare religioni e culture, il senso dello spettacolo musicale "Rumi e San Francesco: incontro tra un sufi e un cristiano". Infatti, come si legge nel programma, analizzando la poesia dei due mistici, vissuti a cavallo del XIII secolo, è possibile comprendere le misteriose analogie che conducono all'essenza del loro fervore, mentre la musica, quale elemento ispiratore, si nutre di un linguaggio universale che avvicina tradizioni geograficamente distanti, ma solo in apparenza inconciliabili.

Pejman Tadayon, esperto di musica tradizionale persiana e studioso di repertori medievali, ha composto e scelto i brani utilizzando strumenti antichi della cultura sufi, impreziositi ed esaltati dalla presenza di strumenti contemporanei. La musica fa così da cassa di risonanza di ampie contaminazioni culturali e letterarie con testi originali di San Francesco e le liriche di Jalaluddin Rumi - tradotte dal persiano all'italiano - così da evidenziare gli intrecci, le affinità e la comune origine delle ispirazioni liriche delle due personalità spirituali coeve. Le coreografie originali del corpo di ballo femminile e i suggestivi momenti di danza sufi completano uno spettacolo che è anche un messaggio di pace e di convivenza tra due culture e spiritualità che, come dimostrano note e parole corrispondenti, sembrano battere all'unisono. Belle le voci di Martina Pelosi nel canto e nei virtuosismi e di Valerio Aprea nell'interpretazione delle laudi francescane e delle liriche di Rumi.

 

Auditorium Parco della Musica (Sala Petrassi) - viale Pietro de Coubertin 30, Roma
Biglietteria: telefono 892982 (servizio a pagamento)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/80241281, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: venerdì 27 marzo, ore 21.00
Biglietti: posto unico € 15

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio Stampa Pejman Tadayon
Sul web: www.auditorium.com - www.pejmantadayon.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP