Rosso - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Sabato, 13 Ottobre 2012 
Rosso

Dal 10 al 28 ottobre. Inedito in Italia prima di questo allestimento, vincitore di 6 Tony Award nel 2010, “Rosso” è un capolavoro di John Logan, sconosciuto sui palcoscenici italiani ma noto come sceneggiatore di molti film hollywoodiani: “The Aviator” e “Hugo Cabret” di Scorsese,  “Sweeney Todd” di Tim Burton, fino a “Lincoln” di Steven Spielberg. La pièce è ispirata alla biografia del pittore americano Mark Rothko, un uomo ambizioso, egocentrico e vulnerabile per il quale "la pittura è quasi interamente pensiero. Mettere il colore sulla tela corrisponde al dieci per cento del lavoro - sostiene - il resto è attesa".

 

 

Produzione Teatro dell’Elfo presenta
ROSSO
di John Logan
traduzione di Matteo Colombo
regia, scene e costumi di Francesco Frongia
con Ferdinando Bruni e Alejandro Bruni Ocaña
luci di Nando Frigerio

 

Sono tante le lezioni da imparare dal testo di John Logan, sapientemente guidato dalla regia di Francesco Frongia. Che, ad esempio, non ci si può limitare a definire ‘bella’ un’opera d’arte, ma bisogna andare oltre. Occorre farsi trasportare, comunicare i sentimenti che si percepiscono, lasciarsi avvolgere. Che, ancora, ‘rosso’ vuol dire tutto e niente. Bisogna studiarlo e sapere se si intende scarlatto, cremisi, ‘prugna-gelso-magenta-borgogna-salmone-carminio-corniola’, come suggerisce il testo. Regole standard dell’arte tutta, un quadro, una recensione, una musica, classica o jazz che sia, un edificio, tutto ciò che parla di creatività deve legarsi alla consapevolezza e slegarsi dalla banalità.
RossoTutt’altro che banale è Rosso, mise en scene che ruota attorno alla figura del consapevolissimo Mark Rothko, maestro dell’espressionismo astratto morto suicida nel suo studio nel 1970 e che alla fine degli anni Cinquanta, ormai famosissimo, ottiene la più importante commissione della storia dell’arte moderna poi abbandonata a un passo dalla realizzazione: una serie di murali per il ristorante Four Season di Manhattan. L’artista, ‘anticonformista, ascetico, antipatico senza fare niente per diventare simpatico’ (così dice di lui Ferdinando Bruni che lo ha incarnato), riceverà in cambio un compenso economico smisurato e l’illusione di lasciare qualche traccia in più nel futuro per non essere schiacciato da quanto sta per arrivare, convinto del fatto che sia impossibile che i barattoli di minestra di questo Warhol di cui si sente parlare possano rimanere nella storia. Eppure proprio Warhol e compari lo schiacceranno ferocemente, come un figlio che uccide il padre, come Markus Rothkowitz (questo il vero nome del pittore) fece a sua volta ma ora, beh ora, a qualcuno piace pop.
Molte le trovate convincenti che a teatro tengono vivo lo spettatore, proprio come fanno le opere dell’artista russo. Alcune si presterebbero benissimo a una trasposizione cinematografica, complice, forse, l’esperienza da videomaker di Frongia. Tele che prendono vita in crescendo, come le note che sputa fuori il mangiadischi di quello studio e che esplodono quando sembra che il genio sia morto, disteso a terra al fianco del whisky, ma in realtà sta solo aspettando, concependo, esistendo.
Estremamente vivi anche i dialoghi tra un perfettamente arrogante Bruni-Rothko e il suo illuminante e opposto giovane assistente, interpretato da Alejandro Bruni Ocaña, due attori affiatatissimi per la seconda volta insieme sulla scena (lo erano altrettanto nella loro precedente Salomé en travesti). L’uno indica il rosso come il sangue impazzito che zampilla dalle vene di un essere umano, l’altro come Babbo Natale, o come l’alba.
Dissacrante, irrispettoso, menefreghista, pieno di spocchia, egocentrico e perfettamente cosciente del suo ruolo nel mercato. Questo è Rothko e Bruni (pittore, oltre che attore e regista) dimostra un amore vivace nei confronti del suo mito maledetto, trasportando con sé qualsiasi cosa circondi il palcoscenico. Tele giganti, pennelli, cavalletti, schizzi e studi attenti nella combinazione della tinta, secchi di vernice, stracci, alcool, tutto scivola in qualunque direzione e si fonde con la divisa sporca di colore. I diversi tormenti, di una star, di un ragazzo crucciato o di un’epoca, le tragedie, le angosce, la paura che il nero, un giorno, inghiotta il rosso, tutto si diluisce in un tourbillon emotivo che lascia una traccia, alla fine, durante gli applausi, che cola lentamente, come fa il rosso dal secchio. Si è frastornati, infastiditi, commossi ma anche divertiti da un testo davvero convincente e dinamico.
Resta un ricordo visivo (inevitabilmente) e psicologico di un’attenta concezione dell’arte, di un momento fondamentale della storia, di un gruppo di lavoro (sia di personaggi che di interpreti) proprio talentuoso da cui, come si diceva all’inizio, c’è tanto da imparare.

 

Teatro Elfo Puccini (sala Fassbinder) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail
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Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 16
Biglietti: intero euro 30,50, martedì biglietto unico euro 20, ridotto<25 anni e >60 anni euro 16, gruppi scuola euro 12
Durata: 90’ senza intervallo

 

Articolo di Andrea Dispenza
Grazie a: Barbara Caldarini, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web:
www.elfo.org

 

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