Rosmersholm - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Sabato, 27 Gennaio 2018 

Dal 23 gennaio all' 11 febbraio al Teatro Franco Parenti di Milano, Luca Micheletti e Federica Fracassi proseguono la loro personale esplorazione dell’universo ibseniano, proponendo “Rosmersholm” come un monodramma a due voci secondo l'intuizione di Massimo Castri.

 

ROSMERSHOLM
Il gioco della confessione
monodramma a due voci di Henrik Ibsen
riduzione Massimo Castri
da un'idea di e con Federica Fracassi e Luca Micheletti
regia Luca Micheletti
musiche Henry Cow, Jeff Greike, Emmerich Kálmán
luci Fabrizio Ballini
suono Nicola Ragni
produzione Teatro Franco Parenti
in collaborazione con Compagnia Teatrale I GUITTI
sotto l'Alto Patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia
e con il sostegno di Innovation Norway

 

“Rosmersholm” è un dramma scritto nel 1886 da Ibsen nell'ultima fase della sua vita, quando l'autore è interessato a esplorare l'essere umano nella sua parte più intima. È qui che alberga per Ibsen la tragedia dei suoi personaggi, che non si perdono in una lotta superiore contro una forza esterna ma sono piuttosto soggetti ad una fatale forza interna che li porta verso l'autodistruzione.

La scena è semibuia, appena illuminata da luci fioche spesso spettrali. Al centro della sala lunga e stretta, su due tavoli di legno che seguono la geometria della sala, giacciono i corpi senza vita dei due protagonisti. Quello di Rebecca, giovane donna venuta dal nord che, come il vento della sua regione, ha scompigliato l'animo di Rosmer e quello di lui, il pastore che, a causa di lei, aveva cominciato a dubitare di tutto.

A terra, fiori freschi appassiti prematuramente e calpestati lasciano pensare a possibilità inespresse, occasioni perse. Un tabernacolo è disposto in cima ad una scala, illuminato da una sinistra lucina rossa.

Qual è stato il percorso di quelle due vite ora unite nell'unicità della morte? La regia, infatti, sceglie di partire dalla morte dei due personaggi per ripercorrere a ritroso la loro vita. I due corpi si risvegliano e cominciano per la prima volta da morti a parlare con l'onestà che non avevano avuto in vita, a Rosmersholm, la casa dei Rosmer, chiusa alle novità della modernità che si andava profilando, alla luce delle idee, alla gioia. Rosmersholm ha generato persone importanti; le ha però intrappolate in un sistema repressivo di apparenze e false morali, condannandole a vivere quella lacerante dicotomia tra ricerca di sé e falso rispetto delle convenzioni che tanto dilania Rosmer.

Il peso dell’eredità del passato con i suoi spettri, come quello del cavallo bianco di cui si sente in lontananza il galoppo, soffoca ogni possibilità di vita. Il dialogo tra i due cambia continuamente registro: è pacato, poi aggressivo. Talvolta Rebecca e Rosmer si parlano addosso, senza ascoltarsi, così stupiti come sono dalla libertà finalmente trovata nella morte.

Attraverso le loro parole si ricostruisce il loro dramma. Rebecca era arrivata a lavorare nella casa del pastore e di sua moglie Beate, crucciata per non aver saputo offrire un figlio a Rosmer. Questi per la prima volta, confrontandosi con Rebecca, donna disinvolta, moderna, gioiosa, sente un nuovo fremito nell'animo, attraversato da nuove idee di libertà e di ribellione verso la società.

L' unione spirituale tra i due non passa però inosservata a Beate, che viene spinta al suicidio da Rebecca. Rosmer, dopo la morte della moglie, vorrebbe tentare una nuova vita sposando Rebecca, ma lei rifiuta, oppressa dal peso della colpa. Allora lui si sente come un re spodestato sulle ceneri di un grande castello, dove il tempo ha ridotto tutto in polvere.

Non c'è più tempo, né spazio per la ricerca di sé, per la gioia, per l'azione verso il cambiamento. La morte resta l'unica soluzione per conciliare gioia (Rebecca) e morale (Rosmer).

Lo spettacolo lascia un che di claustrofobico. Il dialogo-confessione di entrambi è ricco di carica emotiva ed evocativa. Più che un dialogo, è forse un combattimento tra due coscienze, tra due spiriti e Federica Fracassi e Luca Micheletti sono convincenti nel loro ruolo di morti parlanti. Toglie però un po' della bellezza della scoperta della tessitura anche temporale del testo. L'azione infatti, nel dramma di Ibsen, si svela lentamente, come in un percorso psicoanalitico, portando il pubblico ad attraversare e abbracciare pietà e terrore, fino al tragico epilogo. Qui, invece, rischia di diventare solo testimone di un dramma, ma di non vivere il processo lento di identificazione con i personaggi e la loro azione drammatica.

 

Teatro Franco Parenti (Sala AcomeA) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì e venerdì ore 20.15, mercoledì ore 19.15, giovedì e sabato ore 20.45, domenica ore 16.15
Biglietti: intero 23.50€, convenzioni 18€, over 65/ under 26 15€ (più diritti di prevendita)

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Francesco Malcangio e Mattia Nodari, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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