RomaFictionFest - Masterclass dedicata a Lost, la serie tv del decennio

Scritto da  Laura Branchini Venerdì, 10 Luglio 2009 
matthew fox

Il 7 luglio, in attesa del finale della quinta stagione di Lost, Damon Lindelof e Carlton Cuse, creatori della serie, e il produttore esecutivo Jack Bender raggiungono il Roma Fiction Fest per una Masterclass dedicata a Lost. Nella gremitissima sala 4 dell’Adriano i tre sceneggiatori rispondono alle numerose domande di giornalisti e spettatori.

 

 

 

 

 

 

In attesa del finale della quinta stagione di Lost, Damon Lindelof e Carlton Cuse, creatori della serie, e Jack Bender, produttore esecutivo, raggiungono il Roma Fiction Fest per una Masterclass dedicata a Lost.

Il 7 luglio, nella gremitissima sala 4 dell’Adriano, i tre sceneggiatori entrano acclamati dalla folla dei fan e, una volta accomodati sul palco, rispondono alle numerose domande che giornalisti e spettatori sottopongono loro.

Si prestano con simpatia ad una piacevole e interessante chiacchierata col pubblico e Damon, in particolare, colpisce continuamente con battute imprevedibili.

Per chi non era presente in sala, riportiamo alcuni dei punti più curiosi e interessanti toccati durante la Masterclass.

Quali sono, secondo voi, le ragioni dell’incredibile successo d Lost?

Jack Bender: “Credo che tutto fondamentalmente parta dalla sceneggiatura, dalla scrittura con questi ragazzi che sono miei partner nel lavoro creativo.

Altra ragione del successo è il fantastico cast internazionale di attori e il fatto che gli argomenti trattati sono temi che coinvolgono tutti: si parla di come si sopravvive, si vive in società, ma di come poi, alla fine, si muore soli.”

Ci raccontate una vostra giornata tipo per  creare una puntata di Lost?

Carlton Cuise: “Damon e io ci vediamo tutte le mattine nel mio ufficio per fare colazione e insieme parliamo di molte cose: della famiglia, a volte della politica, o di religione e naturalmente anche del nostro lavoro. Sono questi, poi, i semi della nostra creazione artistica. Un’oretta dopo ci spostiamo nella sala degli scrittori, dove ci siamo io e Damon e altri 6 scrittori. Differentemente da come si lavora qua in Europa, noi parliamo tutti insieme della storia, e poi segniamo le varie idee su lavagnette che sono tutte intorno alla sala.

Avendo una produzione molto veloce potremmo avere anche più episodi su cui lavorare contemporaneamente, anche dieci insieme. Su alcuni bisogna lavorare a livello di concezione della storia, altri a livello della scrittura, altri a livello del perfezionamento della sceneggiatura, altri sono in pre-produzione.”

Jack, il tuo coinvolgimento nel loro lavoro quando inizia e come ti interfacci con loro?

Jack Bender: “Con Carlton in particolare parlo diverse volte al giorno. A prescindere se sono io o no il regista di quello specifico episodio, sono comunque io il responsabile di far sì che il lavoro avvenga nei tempi prestabiliti. E quindi pianifichiamo le cose da fare e ci scambiamo continuamente opinioni su come sta venendo il lavoro, che aspetto ha.”

Come tenete traccia di tutto quello che avete fatto? Vi ricordate tutto o c’è qualcuno che via aiuta?

Damon Lindelof: “Lost viene dal nostro lavoro. In questi 5 anni lo abbiamo vissuto, lo abbiamo respirato. Ma c’è comunque un signore che cataloga tutti gli episodi e quando c’è un salto nel tempo da fare lui tira fuori da questo archivio quello che serve.”

Viene proiettata una clip scelta dagli autori di Lost: la scena della partenza della zattera dall’isola con a bordo Sawyer e Jin (prima stagione).

Perché avete scelto questo clip?

Carlton Cuse: “E’ la nostra scena preferita. E’ l’esempio della nostra collaborazione. Io e Damon abbiamo avuto l’idea di lanciare in mare la zattera. Ma poi la trovata di far partire il cane verso la zattera che si sta allontanando è stata di Jack, e quindi lui stesso si è dovuto occupare del cane e addestrarlo. Gli ci sono voluti 4 mesi..era introvabile!

Sulla musica di sottofondo ha lavorato un compositore italiano(Michael Cecchino). Non c’è niente di meglio di un italiano per comporre la musica. Era tutto così bello, che alla visione della scena pronta qualcuno ha anche pianto.”

A questo punto, per un graditissimo fuori programma, entra sul palco Matthew Fox, che nella fiction interpreta il personaggio di Jack.

Com’è lavorare in questo show e cosa hai pensato la prima volta che hai letto la sceneggiatura?

Matthew: “La prima volta che ho letto la sceneggiatura mi trovavo seduto in un ufficio della Disney. Nessuno l’aveva ancora mai letta. E mentre leggevo J.J. Abrams, il creatore di Lost, entrava ogni dieci minuti ansioso di sapere se mi piacesse.  Io non avevo mai letto niente del genere, l’ho amata immediatamente.

Lavorare con questo team creativo è stato fantastico. Abbiamo ancora 8 mesi di lavoro insieme e me li voglio veramente gustare. Anche perché è stato un capitolo importante per la mia vita.”

Proiezione delle immagini della morte di Charlie nella postazione Cigno(terza stagione).

Perché avete scelto questo video?

Damon Lindelof: “Perché è un pezzo in cui non ci sono praticamente parole. E se è difficile per gli attori recitare senza parlare, è altrettanto difficile per gli scrittori riuscire a comunicare quello che si vuole senza i dialoghi.”

Come immaginate il vostro futuro professionale dopo Lost?

Carlton Cuse: “Siamo così impegnati con Lost che per il prossimo anno è l’unica cosa a cui penseremo. Stiamo conducendo una vita quasi monastica perché è quello che serve per un buon lavoro creativo. Dobbiamo lavorare duramente per concludere lo show in tempo. Non so cosa arriverà dopo. Forse qualcosa di meno complicato ma sicuramente qualcosa di diverso.”

Col senno di poi, si può definire questa serie il più grosso gioco d’azzardo, la più grande scommessa fatta nella storia della televisione? In gioco non c’erano soltanto solo soldi, ma anche la reputazione e la professionalità di molte persone..

Matthew Fox: “Non mi è mai venuta in mente una cosa del genere. E’ molto pericoloso a livello creativo avvicinarsi ad un lavoro con questa atteggiamento. L’idea mi ha convinto da subito. Avevo un’impressione ancora molto vaga di dove ci avrebbe portato, ma mi sono gettato anima e corpo in questa serie.”

Quando avete avuta consapevolezza del vostro successo?

Mattew Fox: “La consapevolezza è avvenuta con la proiezione della Prima negli Stati Uniti. Ma che il successo fosse a livello mondiale l’ho percepito solo gradualmente, man mano che mi trovavo in varie parti del mondo e vedevo le reazioni della gente.”

Jack Bender: “Concordo con Matthew.”

Mattew, è vero che sei l’unico a sapere il finale della fiction? Ce lo racconti, giusto?

Matthew (ride):  “Io posso avere un’idea della chiusura della fiction, ma in realtà non sono a conoscenza del contenuto delle conversazioni tra Carlton e Damon.

Sono stati molto furbi perché hanno dato a ciascun attore solo le informazioni di cui avevano bisogno per il loro ruolo. Perciò, anche se io conosco un finale, non è detto che sia lo stesso finale degli altri.”

Nei blog o nelle community in cui si parla di Lost, viene evidenziata la lotta tra libero arbitrio e destino… E’ previsto un vincitore all’interno di questa battaglia?

Carlton Cuse: “Come per tutte le altre questioni filosofiche, l’interpretazione dipenderà da come lei sente personalmente i personaggi. Noi andremo a lavorare su una serie di assi e il tema filosofico finale si vedrà nell’ultima serie. Però il significato globale spetta a voi. I diversi personaggi saranno potatori di varie questioni filosofiche e ci saranno tanti diversi punti di vista sulle tematiche in gioco. Questo dipenderà dal personaggio che ognuno sostiene e da quello che si pensa e senta.”

Damon Lindelof: “Voi volevate una risposta a quello che è il vincitore nella lotta? Bene..

1..2..3…Destino!

Quanto vi ha cambiato questa esperienza?

Damon Lindelof: “Per quanto mi riguarda son cambiato in maniera molto profonda. Penso che il sogno di ogni scrittore sia di poter comunicare la propria idea e di essere conosciuto per questo. Io ho imparato più da questo show su me stesso, come persona e come sceneggiatore, di quanto potrei mai imparare.”

Quanto c’è di Matthew Fox nel tuo personaggio? Quanto lo ami o quanto lo odi?

Matthew Fox: “Il compito dell’attore è quello di difendere in assoluto il proprio personaggio. Per me è stato un grande onore aver avuto questo ruolo da interpretare.

Nei 5 anni in cui ho vestito questi panni, ci sono state delle circostanze in cui Jack ha fatto cose che probabilmente io non avrei fatto. Ma poi penso che dovrei trovarmi in quelle stesse condizioni per sapere esattamente come reagiresti e come ti comporteresti. Come attore, nel mio personaggio naturalmente ho messo tanto di me stesso. Il mio personaggio è un personaggio che va sempre avanti che si evolve sempre, e quindi rappresenta per me l’occasione per sfide sempre nuove.”

Qual era l’intento della serie? Intrattenere, insegnare qualcosa o altro?

Carlton Cuse: “Quando abbiamo iniziato a scrivere Lost l’abbiamo fatto per divertire le persone, anche se poi ci abbiamo inserito delle tematiche filosofiche più approfondite e questo è stato un vantaggio per noi. Generalmente quello che fa la televisione è trovare il comune denominatore più basso possibile, cercando di semplificare la storia al massimo, invece noi abbiamo fatto esattamente l’operazione inversa: abbiamo creato una storia estremamente complessa. Questo, però, ci ha portato una ricompensa molto significativa.”

Damon Lindelof: “Se avessimo voluto insegnare qualcosa non avrebbe funzionato. Noi non abbiamo voluto predicare nulla. Noi scriviamo la storia per quello che è, poi la storia viene poi interpretata da chi lo guarda, ognuno a suo modo.”.

Sugli sviluppi della storia, però, bocche cucite irrevocabilmente. Nella quinta serie i protagonisti saranno di nuovo tutti sull’isola e scopriremo quale sarà il loro destino.

 

Articolo di: Laura Branchini

Grazie a: Cristina Scognamillo, Ufficio Stampa MnItalia

Sul web: www.romafictionfest.it

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