Robinson - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Domenica, 09 Febbraio 2014 

Una delle novità più rilevanti che caratterizza la Stagione del Teatro di Roma, è l’apertura della sala del Teatro Argentina ai gruppi di innovazione, direttamente inseriti in abbonamento nel cartellone con spettacoli realizzati in collaborazione con il Teatro di Roma. Una prima mappa della contemporaneità su cui rintracciare i linguaggi che appartengono a diverse generazioni di artisti, provenienti anche da differenti esperienze sceniche. Ed infatti, protagonisti di una prima apertura alla danza sono gli MK che sono approdati al Teatro Argentina con il debutto in prima nazionale di "Robinson", naufrago che attraversa il romanzo d’avventura per far affiorare sul palcoscenico un luogo di incontro, un meticciato di solitudini tra performance, coreografia e ricerca sonora.

   

ROBINSON
di Mk
coreografia Michele Di Stefano
con Philippe Barbut, Biagio Caravano, Francesco Saverio Cavaliere, Marta Ciappina, Andrea Dionisi, Laura Scarpini
musica Lorenzo Bianchi Hoesch
set Luca Trevisani
disegno luci Roberto Cafaggini
assistenza scenica Davide Clementi
una corealizzazione mk 2014 e Teatro di Roma
in collaborazione con Comune di Montalto di Castro e Atcl - Associazione teatrale fra i comuni del Lazio
con il contributo MiBACT

 

 

L’enigma e il fascino della danza contemporanea sono stati perfettamente rappresentati in “Robinson”, ad opera di MK, una delle più significative compagnie internazionali oggi esistenti.


Lo spettatore che assiste a questo tipo di performance supera velocemente, e già dalle prime scene, una serie di preconcetti, ovviamente inconsapevoli, sullo spettacolo che la danza può offrire.


L’assenza di parola non giustifica una banale recitazione muta della nota trama, cui pure la danza sarà ispirata, e quindi non vi troverà un naufrago straccione che pesca leziosamente, più o meno sulle punte. In realtà non vi è neanche una scenografia civettuola di luci, fondali, palme e quant’altro che catturi l’entusiasmo né un atletismo spudorato di corpi allenati e trionfanti in una girandola di acrobazie seducenti.


In una luce discreta che potrebbe essere quella dell’alba, ma anche del crepuscolo (non incandescente!), i cinque danzatori si presentano in scena in versione minimalista (pantaloncini, magliette, body di colori neutri a “scomparsa”), secondo un’armonia di entrate e uscite che sino alla fine non conosce sosta, in un infinito numero di quadri, per una durata globale di circa un’ora. I corpi che MK serve allo spettatore sono corpi che sembrano destrutturati e spaesati, alla ricerca di nuovi stati di equilibrio, siano essi isolati o in gruppo.


L’ispirazione al testo “Venerdì o il limbo del Pacifico”, di Michel Tournier è volutamente indicata nella sinossi perché, rispetto al più famoso testo “Robinson Crusoe”, la storia di Robinson è focalizzata sull’incontro con l’altro e, in un certo senso, supera l’impostazione vetero-colonialista del romanzo di Defoe.


All’inizio, infatti, l’individuo si muove da solo cercando dinamicamente una nuova allocazione nello spazio, saggiandolo con movimenti apparentemente semplici e naturali di penetrazione, sbilanciamento ed espansione: poi i danzatori diventano due e si muovono con studiata naturalezza in abbinamento sincrono e tramite intersecazioni, poi il gruppo occupa l’intero spazio del palcoscenico. Il gruppo si scioglie e si ricompone innumerevoli volte alla ricerca di un equilibrio, questa volta multiplo, costruendo volta in volta relazioni e nodi a due, a tre, a quattro individui nello spazio, con il contraltare del quinto.


La reattività del confronto è poi sottolineata da un’accelerazione, nell’impulso dei movimenti e nella musica, verso la parte finale, dove si riesce a trasmettere uno stato d’animo più compulsivo ma in realtà non si perde mai l’estrema strutturazione del movimento, che rimane ingabbiato nella codifica iniziale.


In questa naturalezza non naturale sta in effetti, lo ricordiamo, uno dei maggiori sforzi tecnici di compagnie come MK, che studiano la teatralità dell’emulazione del movimento umano attraverso l'individuazione di un punto di vista ripetitivo-matematico. Una volta costruita una determinata sequenza, l’assemblaggio di varie scene costituisce l’opera, alla fine di un processo complesso di trasformazione.


MK è compagnia seria ma non rinuncia all’ironia, e stempera l’eventuale pericolo d’intellettualismo dell’avanguardia. Anche se due danzatori avevano una lettera “R” e una lettera “V” disegnata sulla maglietta, sul palcoscenico era presente sin dall’inizio anche una figura incombente, smaccatamente truccata da Buon Selvaggio ed inoltre la fine dello spettacolo è stata sancita da una cascata di vegetali pseudo equatoriali sul palcoscenico: insomma, se tutto il resto non vi fosse bastato, l’isola deserta c’è!

 

 

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.helloticket.it
Orario spettacoli: venerdì 7 febbraio ore 21 - sabato 8 ore 19 - domenica 9 ore 17
Durata spettacolo: 1 ora

 

Articolo di: Rosanna Saracino
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio Stampa Teatro di Roma; Emanuela Rea, Ufficio stampa PAV
Sul web: www.teatrodiroma.net

 

 

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