Ritratto di donna araba che guarda il mare - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Sabato, 17 Giugno 2017 

In scena al Franco Parenti fino al 25 giugno lo spettacolo “Ritratto di donna araba che guarda il mare”, l'avvincente testo del talentuoso Davide Carnevali, diretto da un altrettanto abile Claudio Autelli. In scena quattro attori impeccabili che danno vita ad una storia che sa unire riflessione politica, culturale e suggestioni da thriller.

 

RITRATTO DI DONNA ARABA CHE GUARDA IL MARE
di Davide Carnevali
regia Claudio Autelli
con Alice Conti, Michele Di Giacomo, Giacomo Ferraù e Giulia Viana
scene e costumi Maria Paola Di Francesco
disegno luci Marco D’Andrea
suono Gianluca Agostini
assistente alla regia Marco Fragnelli
tecnico luci Stefano Capra
organizzazione Monica Giacchetto e Camilla Galloni
comunicazione Cristina Pileggi
produzione LAB121
testo vincitore del 52° Premio Riccione per il Teatro
in coproduzione con Riccione Teatro
con il sostegno di Next/laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo
in collaborazione con Teatro San Teodoro Cantù

 

Una donna araba passeggia insieme ad altre donne lungo la strada che dal mare porta alla città vecchia; un uomo, ricco e dai tratti chiaramente occidentali, la osserva, se ne innamora e le fa un ritratto mentre guarda il mare; le si avvicina, cerca di sedurla e dopo le prime difficoltà riesce ad averla illudendola con belle parole, discorsi equivoci e promesse fugaci. Ma quando le reticenze della donna crollano, e il sentimento viene ricambiato, l'uomo occidentale è già stanco di questo ennesimo "oggetto del desiderio" che il suo narcisismo e la sua sete di possesso sono riusciti ad ottenere e questo scatena il dramma.

Queste, in sintesi, le premesse e alcuni spunti della trama di “Ritratto di donna araba che guarda il mare”, il testo con cui Davide Carnevali si è meritatamente distinto nell'ultima edizione del Premio Riccione. Il testo si basa su una storia avvincente in cui l'autore ha cercato di mettere in evidenza la presunzione e l'autoritarismo sentimentale che caratterizza l'approccio dell'uomo occidentale sulla cultura orientale: l’uomo europeo va, prende quello che vuole e se ne va, proprio come ha fatto l’Europa durante il colonialismo, senza aver davvero capito il valore delle sue azioni e le conseguenze disastrose del suo comportamento. Per noi occidentali, nel medio oriente, tutti sono arabi, stranieri, barbari allo stesso modo ma in realtà, quella araba, è una dominazione culturale che ha imposto nei secoli una lingua e una religione comuni. Ci sono tante culture e popoli nei paesi del medio oriente che non sono semplicemente arabi ma hanno tradizioni, lingue, culture millenarie e ben più interessanti di quella araba: eppure l'uomo occidentale ha, ancora dopo secoli, il terribile e distruttivo vizio di continuare a semplificare, appiattire, livellare qualsiasi cosa incontri sul suo cammino.

Gli attori in scena riescono a dare valore a questo discorso culturale: nei dialoghi incalzanti, anche se ovviamente tutti in italiano, emergono discrepanze culturali, tensioni, percezioni diametralmente opposte che non permettono un dialogo diretto, chiaro e sincero: proprio attraverso l'utilizzo di un linguaggio sfuggente e scivoloso si verifica in tutta la sua forza lo scontro-incontro tra culture che è pieno di ambiguità impossibili da sciogliere. Fin dall'inizio la donna araba (una bravissima Alice Conti) sottolinea all'uomo occidentale (parimenti bravo Michele Di Giacomo) quanto nel suo paese le cose non si dicono e non si fanno con la leggerezza che contraddistingue i rapporti in occidente: sebbene le loro monete valgano meno di qualsiasi moneta occidentale, nel loro paese i gesti, anche il più piccolo, valgono molto di più. Insieme ai due protagonisti, giocano un ruolo fondamentale nella storia anche i fratelli della donna araba, interpretati da Giacomo Ferraù e Giulia Viana, due attori con meno dialoghi ma ugualmente intensi: con le loro poche parole e i loro gesti essenziali, determinano passaggi e suggestioni quasi da thriller.

Ma la vera genialità dello spettacolo sta nella messa in scena, nell'abilità con cui la regia di Claudio Autelli riesce,con pochissimi strumenti, ad evocare l'ambientazione giusta: un plastico che riproduce una città mediorientale e una piccola telecamera che inquadra da diverse angolature, generando spazi e moltiplicando persone che appaiono quasi a grandezza reale sullo schermo dietro ai personaggi. La dimostrazione di quanto un'idea intelligente e il talento per la regia spesso non abbiano bisogno di grandi mezzi e spese ingenti per manifestarsi e trasmettere qualcosa di forte al pubblico.

 

Teatro Franco Parenti (Sala 3) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì riposo, martedì ore 20, mercoledì e venerdì ore 19.15, giovedì ore 20.30,
sabato ore 21, domenica ore 18.15
Biglietti: intero 15€, over65/under26/convenzioni 12€
Durata spettacolo: 80 minuti

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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