Ring - Teatro della Cometa (Roma)

Scritto da  Lunedì, 16 Gennaio 2017 

Tratto dal testo di Léonore Confino, «Ring» è uno spettacolo che racconta le numerose diversificazioni delle difficoltà insite nel rapporto di coppia. A portare in scena questo lavoro sul palco del Teatro della Cometa, sono Michela Andreozzi e Massimiliano Vado. Repliche fino al 29 gennaio.

 

Marioletta Bideri per Bis Tremila presenta
RING
di Léonore Confino
traduzione Antonella Questa
con Michela Andreozzi e Massimiliano Vado
musiche Antonio Di Pofi
luci Stefano Pirandello
direttore di scena Alessandro Greggia
scene Mauro Paradiso
costumi Teresa Acone
movimenti coreografici Valeria Andreozzi
foto di scena Barbara Gravelli
regia Massimiliano Vado

 

Una carrellata di diciassette frammenti scenici, ciascuno dei quali è concepito come una rappresentazione della vita di coppia, nelle sue molteplici declinazioni: «Ring», il caleidoscopico spettacolo proposto al Teatro della Cometa fino al 29 gennaio, è la versione italiana dell’omonimo testo dell’autrice franco-svizzera Léonore Confino, e viene interpretato con leggerezza, condita da una punta di cinismo ed acuto realismo che mai si lascia sorprendere dall’ovvietà, da Michela Andreozzi e Massimiliano Vado (che ne cura anche la regia).

Costretti a muoversi nel perimetro ristretto del quadrato in cui si confrontano i boxer, in analogia con il gioco del pugilato come il titolo evidentemente suggerisce, i protagonisti sono impegnati in una serie di match verbali che parlano al pubblico di alcune delle immaginabili variazioni delle difficoltà della coppia, nonché dell’incomprensione che può distruggerla o, paradossalmente, alimentarla. E così, le risate si alternano ai litigi, la passione all’incomunicabilità, l’indifferenza e la blanda ipocrisia lasciano il posto al desiderio di trovare il punto di contatto, la rabbia per il tradimento soccombe al bisogno di sentirsi parte del mondo coniugale, con le certezze che esso porta con sé. E poi c’è la banalità del linguaggio del primo approccio, la pessima figura di chi si sente troppo sicuro, l’imbarazzo dell’incontro combinato.

Ma questa singolare ed affascinante pièce è tutta studiata come una sequenza di fotogrammi connotati da vari piani di lettura che si sostituiscono l’uno all’altro come in un gioco di dissolvenze. Le vicende dei due personaggi - dalle origini geografiche disparate come evidenziano le inflessioni linguistiche adottate - sembrerebbero una trasposizione delle modalità di cui si nutre la vita di coppia, nelle sue infinite combinazioni. Al contempo, si potrebbe pensare che il lavoro sia strutturato come un tentativo di dare voce alle varie stagioni dell’amore: dall’innamoramento al matrimonio fino all’arrivo dei figli, passando per la stanchezza della lunga convivenza, approdando all’eventualità della separazione per proseguire, magari, con l’apertura di un altro capitolo, lasciandosi sedurre da un appuntamento al buio voluto da parenti spinti dal desiderio di testimoniare l’avvio di una nuova fase.

Non di meno, fra i vari registri c’è anche quello che richiama l’incognita legata al crocevia delle possibilità, un po’ come suggeriva la pellicola Sliding doors, e che dunque mostra le illimitate direzioni che le storie potrebbero prendere se, nel corso del loro flusso, prevalesse una variabile piuttosto che un’altra.

Fra tutti i quadri scenici presentati alcuni spiccano in modo speciale, come il Round dell’amicizia che porta con sé una carica di positività e di dolcezza, il Round 0100101001 sul sistema binario, connotato da una dialettica che non difetta di originalità, il simpatico Round de “La grande fuga” che parla al pubblico dell’apparente incomprensibile insoddisfazione di una donna sposata con un uomo la cui colpa è quella di essere sostanzialmente perfetto. Ma la vera nota di disarmante verità la fornisce Camille - nome che viene proposto come un fil rouge nel corso dell’intera narrazione - nell’ambito del penultimo incontro, quando rivela che alla radice della propria crisi c’è il costante desiderio di ancorare la felicità al raggiungimento di un qualche progetto: accettare di vivere il presente, senza caricare di eccessive aspettative il futuro, forse permetterebbe di accogliere con maggiore predisposizione i benefici della vita a due, forse imperfetta, ma sicuramente più vera ed appagante.

Il titolo Ring, oltre a indicare il quadrato della boxe, richiama alla mente l’anello nuziale e, nondimeno, il valore circolare del legame affettivo, che ruota sempre attorno alla ricerca della stabilità che la relazione sentimentale, quando è sana, può dare. Ed è così che questo testo, benché racconti le scintille che spesso l’uomo e la donna fanno quando sono intimamente legati, offre un messaggio di speranza o, ancora meglio, di serenità, perché alla fine è sempre l’amore l’elemento di cui ci si nutre.

Di livello è la performance degli artisti impegnati in questo singolare gioco attoriale, Michela Andreozzi e Massimiliano Vado, le cui abilità interpretative si fondono in un unicum per dare vita ad un prodotto davvero speciale. E grazie alla personalissima impronta che impongono al lavoro, caratterizzato da un argomento denso trattato in modo gradevole, risulta difficile uscire dal teatro senza sentire il bisogno di impadronirsi di qualche stimolante spunto di riflessione.

 

Teatro della Cometa - via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: dal lunedì al venerdì, telefono 06/6784380
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21, sabato doppia replica ore 17 e ore 21, domenica ore 17
Biglietti: platea € 25, prima galleria € 20, seconda galleria € 18
Riduzioni per i lettori di SaltinAria!

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro della Cometa
Sul web: www.teatrodellacometa.it

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