RIII∙RiccardoTerzo - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Mercoledì, 05 Marzo 2014 

Dal 4 al 23 marzo. Una regia estremamente curata, monumentale e raffinata insieme; nessun dettaglio e nessun aspetto è in secondo piano. L’orchestra suona all’unisono. Un teatro classico, pur nell’adattamento moderno, che punta sul grande lavoro fatto sulla voce per gli attori; costumi sontuosi; scenografia grandiosa, con un sonoro e una scelta luci di grande impatto. Alessandro Gassmann compie una fusione tra teatro e cinema andando incontro al desiderio di sperimentazione del pubblico di oggi ma confezionandolo nel rispetto della tradizione e del gusto. Il suo personaggio è incarnazione del male oscuro della mente, per dirla con Giuseppe Berto. La modernità è nell’interpretazione del lavoro del Bardo in chiave psicologica con uno scavo di rispondenze tra anima e corpo del protagonista, giocato sulle tonalità plumbee e rabbiose, fino alla disperazione finale con quel mantra ripetuto ossessivamente “Domani nella battaglia pensa a me. Dispera e muori”.

  

RIII ∙ RICCARDOTERZO
di William Shakespeare, traduzione e adattamento di Vitaliano Trevisan
con (in ordine di apparizione)
Alessandro Gassmann (Riccardo)
Manrico Gammarota (Tyrrel)
Mauro Marino (Edoardo, Stanley, Margherita)
Marta Richeldi (Elisabetta)
Giacomo Rosselli (Rivers, Catesby)
Marco Cavicchioli (Clarence, Hastings)
Sabrina Knaflitz (Anna)
Sergio Meogrossi (Buckingham)
Emanuele Maria Basso (Richmond, Sindaco)
e con la partecipazione di
Paila Pavese (Duchessa di York)
ideazione scenica e regia Alessandro Gassmann
scene Gianluca Amodio, costumi Mariano Tufano
musiche originali Pivio& Aldo De Scalzi
light design Marco Palmieri, videografia Marco Schiavoni
produzione Teatro Stabile del Veneto, Fondazione Teatro Stabile di Torino, Società per Attori
con la partecipazione produttiva di “LuganoInScena”
foto di scena Federico Riva

 

 

Un lavoro impegnativo che trasuda la fatica dell’impegno, della ricerca e dell’applicazione e in un mondo di improvvisati, del facile successo che gioca sull’ammiccamento e spesso sulla volgarità nonché sull’effetto speciale nel giocare tutto sopra le righe, fa piacere l’emergere di un artigiano della macchina teatrale. E’ la terza prova che vedo di Alessandro Gassmann regista e principale interprete dopo “La parola ai Giurati”, qualche anno fa a’ La Pergola di Firenze e “Roman e il suo cucciolo” al Quirino di Roma. Si conferma una soluzione vincente dove non c’è protagonismo ma la reale capacità di tenere insieme la scena e le fila dello spettacolo.


Per RIII ∙ RICCARDOTERZO, in scena al Piccolo Teatro Strehler dal 4 al 23 marzo, Alessandro Gassmann sceglie un adattamento contemporaneo del grande testo shakespeariano, firmato da Vitaliano Trevisan, che racconta re Riccardo, ambizioso, crudele, manipolatore, ma anche insicuro, tormentato e spaventato dalla solitudine. La rilettura di Trevisan/Gassmann non tradisce il linguaggio del grande classico ma lo rende più fruibile ed incisivo per un pubblico moderno senza la ridondanza della rima ad esempio e di quel verseggiare che troppo spesso le regie, al fine di ammorbidirlo, frantumano e snaturano. Solo un personaggio si lascia coinvolgere da qualche volgarità ma è in qualche modo un buffone con i suoi capelli pel di carota. Il pubblico, come prevedibile ride, molto shakespeariano. L’elemento scurrile esalta il volgo che nel Teatro Elisabettiano sarebbe stato in platea in piedi o seduto per terra. Tutto immutato.


Il lavoro è notevole per una riduzione che non penalizza nella ricchezza il testo né la resa ma ne consente la leggibilità agli spettatori di oggi, con dieci attori al posto degli oltre quaranta personaggi della versione originale, e due atti per una durata di circa due ore e mezza complessivamente.


Gli elementi di maggior valore sono la resa del protagonista e la scenografia con un sonoro ed è il caso di dirlo una colonna sonora originali. Riccardo III nasce dai piedi e dopo poche ore già riesce a masticare il pane; un bambino che nasce con i denti, segno che è nato per mordere, quella vita che lo ha reso enorme nella possenza fisica ma deforme. Una vita di rabbia, furfante per non poter essere galante, cupo e malvagio ma tremendamente solo e sconfitto, stregato forse da un misticismo estetico. Uomo iroso e dolente che perfino la madre maledice con quel refrain che poi diventare il suo sogno allucinatorio prima della battaglia finale nella quale sarà ucciso: “Domani nella battaglia pensa a me”, citazione del romanzo di Javier Marias e continua “dispera e muori”. E’ un personaggio grottesco che sembra aggredire perché incapace d’amare ma che non riesce a redimersi. Alla fine si prova perfino pena, un po’ come per la Bestia della "Bella e la Bestia", anche se in questo caso i denti affilati non cedono il posto ad una bocca dolce da baciare. Il lavoro, come in altre precedenti opere di Gassmann, è accurato, imponente, fisicamente provante e si avverte tutto l’impegno, la dedizione, lo studio che arriva allo spettatore come un dono. C’è un grande lavoro sulla voce, di alto profilo, di scuola, che si stacca però dall’enfasi della scuola del teatro della precedente generazione, per modernizzarsi, declinarsi e soprattutto personalizzarsi.


Decisamente interessante la scenografia, con un ambiente neogotico, che in certi momenti sposa un contesto che potrebbe essere primi del Novecento. Il gioco di proiezioni non è uno strumento di semplificazione, ornamento, integrazione e supplenza. E’ un ingrediente fuso per cui scenografia fissa e proiettata sono due parti della stessa in un mutarsi che consente i cambi di scena come al cinema in tempo reale, senza visualizzare la macchina. Le scene sono grandiose con un gioco di luci, tutto giocato sui toni scuri, che costringe l’occhio per due ore e mezza nella penombra, come una metafora del dolore e di una vita straziata dall’autocondanna della cattiveria.


I personaggi sono truccati come maschere, per un carnevale grottesco e insieme sofisticato. I costumi sono sontuosi, con una cura estetica che non è mai leziosa e stucchevole. Luci e suoni si fondono con le immagini con un effetto musical, colossal e certamente cinematografico, con musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi.


Dall’inizio alla fine, con i titoli di coda, il regista lavora per la scena uscendo dall’etichetta teatrale e cinematografica, estendendo l’uno verso l’altro, voce per l’uno, tridimensionalità e impatto; estensione nello spazio, dissolvenza, realismo come in certe scene nelle quali il teatro cederebbe necessariamente al gioco di prestigio per bambini. Addirittura talvolta la figura sulla scena continua l’azione nella proiezione per ridiscendere poi sul palcoscenico.


E’ un salto rispetto agli spettacoli visti finora e potrebbe aprire la strada ad un'altra arte, l’ottava, la nona, ma i numeri non contano: è semplicemente spettacolo.


Una regia matura, tanto il protagonista non si prende troppo sul serio e riesce a mettere un tocco di ironia e di autoironia conferendo umanità al suo personaggio così arrogante e anche a se stesso, non cedendo mai all’esibizione del proprio talento, perfino quando raccoglie i meritati applausi.


Viene voglia di leggere il testo di Shakespeare secondo Vitaliano Trevisan. Non è poco come risultato.

 

 

 


Piccolo Teatro Strehler - via Rivoli 6, Milano (M2 Lanza)
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304 (max 1 scatto urbano da telefono fisso)
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30 (salvo mercoledì 12 marzo ore 15, pomeridiana per le scuole); domenica ore 16.00; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 155 minuti con intervallo



Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

 

 

 

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