Ricorda con rabbia - Teatro Ambra Jovinelli (Roma)

Scritto da  Lunedì, 15 Aprile 2013 

Dal 4 al 14 aprile. Uno dei capolavori della drammaturgia britannica del secolo scorso più controversi e laceranti. Un regista lucido e vigoroso, tanto fecondo nell'ispirazione artistica quanto generoso ed appassionato nel concretizzarla sulle assi del palcoscenico. Un quartetto di interpreti ben amalgamato, guidato da due protagonisti di indiscutibile spessore e soverchiante intensità interpretativa. "Ricorda con rabbia", pièce del drammaturgo inglese "ribelle" ed anticonformista John Osborne, capace di decifrare con affilata sensibilità il grido disperato di un'intera generazione allo sbando, torna ad esplodere nel suo magmatico coacervo di sofferenza, inquietudine ed impotenza nella viscerale rilettura di Luciano Melchionna. Protagonisti in scena l'incoercibile e sanguigno Daniele Russo e la superbamente algida ed espressiva Stefania Rocca.

 

 

 

  

 

  

 

Produzione Teatro Bellini - Teatro Stabile di Napoli presenta
RICORDA CON RABBIA
di John Osborne
regia Luciano Melchionna
traduzione e adattamento Luciano Melchionna e Gabriella Schina
con Stefania Rocca, Daniele Russo, Sylvia De Fanti, Marco Mario De Notaris
scene Francesco Ghisu
costumi Michela Marino
disegno luci Camilla Piccioni
consulente musicale Giovanni Block
la canzone "Il Pudore" è di Momo/Melchionna

 

 

Allorchè l'opera debuttò nel 1956 al Royal Court Theatre di Londra, con il titolo originale di "Look back in anger", fu immediatamente chiara la profondità virulenta dell'affondo scagliato alle traballanti certezze dei benpensanti, tanto che oltre a rappresentare un punto di snodo nell'evoluzione della drammaturgia britannica ed europea, trasformò istantaneamente il suo autore in portavoce della scapigliata compagine degli Angry Young Men, commediografi e novellisti inglesi contraddistinti da uno stile asciutto ed acuminato, da un approccio sperimentale ed insofferente alle regole codificate, nonchè soprattutto da una carica dirompente nel denunciare il drammatico divario sociale tra una working class ridotta allo stremo dagli orrori del recente conflitto mondiale e l'alta borghesia detentrice del potere economico. La connessione con la realtà attuale del nostro paese, ormai sopraffatto da una crisi sociale, etica, morale e finanziaria senza apparenti margini di scampo, è a dir poco lapalissiana, contribuendo a sancire la straordinaria attualità ed il vivo potenziale di presa emotiva insiti nell'opera.
Nel testo di Osborne l'indignazione possente di un'intera generazione, il senso di frustrazione ed impotenza paralizzante, si concretizzano in una rabbia sorda che annienta ogni conforto affettivo, ogni barlume di speranza in una redenzione futura, ogni progettualità o tentativo tangibile di un reale cambiamento: Jimmy (Daniele Russo) ed Alison (Stefania Rocca) portano avanti stancamente un ménage matrimoniale intriso del risentimento violento di lui - verso la famiglia altolocata della donna, verso l'alienante routine di coppia, verso l'immobilismo stagnante di una società che, nonostante la sua preparazione culturale e la sua "presunta" intraprendenza, non gli consente altro che guadagnarsi svogliatamente la sussistenza quotidiana con un banchetto di dolciumi al mercato rionale - e della soggiogata condiscendenza di lei, divisa tra le faccende domestiche assolte con robotica metodicità e le continue vessazioni ed offese del suo compagno brutale ed insensibile, che si arrestano solamente di tanto in tanto per lasciare il passo ad un sesso passionale ed animalesco, lontano anni luce dalla delicatezza del sentimento.
La loro esistenza si svolge all'interno della cornice degradata di una sorta di magazzino polveroso, invaso da elettrodomestici che delimitano lo spazio ed imprigionano la sofferenza dei nostri protagonisti, una schiera di imponenti frigoriferi che ben simboleggiano la glaciazione perenne che immobilizza qualsivoglia dinamica emotiva, una lavatrice col suo instancabile centrifugare sogni ed intime aspirazioni. Un caloroso plauso va a tal proposito rivolto all'inconsueta e suggestiva scenografia disegnata da Francesco Ghisu, dal valore emblematico tanto intenso da divenire prezioso strumento narrativo al servizio della magistrale e personalissima direzione registica di Luciano Melchionna.
Ad accompagnare il faticoso incedere esistenziale di Jimmy ed Alison, il fedelissimo amico di sempre Cliff (Marco Mario De Notaris), instancabile nei suoi tentativi di conciliazione e pacificazione e nel suo ruolo di confidente per la giovane donna, apparentemente glaciale e distaccata, in realtà sprofondata in un abisso di soffocante apatia. L'evento scatenante che scardinerà la cancrena dolorosa di un matrimonio ormai marcito sin nelle radici sarà un'improvvisa, non ricercata maternità, taciuta con terrore da Alison. La disvelerà solamente a Cliff, ricevendo sincero conforto umano, e poi ad Helena (Sylvia De Fanti), intrigante amica attrice appena giunta in città che troverà ospitalità per alcuni giorni nel loro "spartano" rifugio e che dapprima indurrà Alison ad abbandonare Jimmy e la sua continua oppressione psicologica, per poi sedurlo e sostituire in un baleno l'amica nel ruolo di devota mogliettina tutta mestieri casalinghi e dedizione assoluta al selvaggio compagno. Questo rapido sovvertimento di prospettive sarà però destinato a scontrarsi con gli insondabili percorsi tracciati dal destino: Alison perde il bambino a causa di un aborto spontaneo e, atrocemente devastata, decide di tornare sui suoi passi, inducendo Helena a pentirsi per il tradimento e le sordide macchinazioni perpetrate; l'epilogo sarà segnato da un drammatico confronto tra Jimmy ed Alison che, attraverso la condivisione del dolore per la tragica perdita e la temporanea separazione, li condurrà ad una riconciliazione finale e a un imprevedibile ritorno di tenerezza.
Il testo drammaturgico di John Osborne viene declinato da Luciano Melchionna - che oltre ad occuparsi della direzione registica ha anche curato la traduzione e l'adattamento con l'ausilio di Gabriella Schina - con sostanziale rispetto del canovaccio e delle atmosfere originarie. La cifra stilistica peculiare del vulcanico regista si percepisce distintamente nel lavoro di armonizzazione delle pregiate interpretazioni offerte dal corpus attoriale e in alcune emozionanti pennellate di grande potenza espressiva; per rammentare solamente alcune delle immagini che rimangono scolpite con maggiore evidenza nella memoria dello spettatore, la chiusura del primo atto con l'esplodere della passione tra Jimmy ed Helena ed il conseguente repentino mutare di prospettive, accompagnato dal sollevarsi dei numerosi elettrodomestici che affollano il palcoscenico, sino a rimanere sospesi in una dimensione metafisica e straniante. Oppure come non citare il trascinante pathos delle sequenze finali, dalla concitata e febbrile confessione di Alison, seguita da un romantico e delicato abbraccio con cui la avvolge Jimmy, sino alla pioggia dagli elettrodomestici appesi a mezz'aria di peluches raffiguranti orsi e scoiattoli, i due animali a cui si sono sempre paragonati i protagonisti nei loro rari momenti di gioco e complicità.
Contraddistinta da grande generosità, lucida consapevolezza e appassionata irruenza l'interpretazione di Daniele Russo, che impreziosisce le ottime doti recitative con una più che convincente abilità nel suonare il sax, che a più riprese accompagna il dipanarsi delle vicende; come dettato dal suo personaggio, parte invece in sordina la prova recitativa di Stefania Rocca, per poi innalzarsi in un continuo crescendo tale da mettere in evidenza l'eleganza ed il carisma di una delle attrici più versatili ed intense dell'attuale panorama teatrale e cinematografico italiano.
"Ricorda con rabbia", nella sua ottundente amarezza e sconcertante drammaticità, a quasi sessant'anni dal debutto preserva assolutamente intatta la sua carica di aspra denuncia ed onesta autenticità, caratteristiche che nella declinazione dell'opera fornita da Luciano Melchionna appaiono ulteriormente valorizzate ed enfatizzate da una regia asciutta e creativa e da interpretazioni di coinvolgente densità. Un lavoro pregevole, dalla forza disarmante.

 

 

Teatro Ambra Jovinelli - piazza Guglielmo Pepe 43-47, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/83082620, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: poltronissima € 31 - poltrona € 26 - I galleria € 22 - II galleria € 17,00

 



Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Antonio Cappelli, Ufficio stampa Compagnia
Sul web: www.ambrajovinelli.org

 

 

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