Regina Madre - Teatro dell'Angelo (Roma)

Scritto da  Domenica, 19 Ottobre 2014 

Dal 2 al 19 ottobre. Rappresentato in tutto il mondo, in molte nazioni quotidianamente da 8 anni, recensito al suo debutto dalla firma Eugene Ionesco. Tra i due personaggi in scena, madre e figlio, si instaura un teso duello, condotto mediante uno scambio ininterrotto di ricatti e ritorsioni, di menzogne e affabulazioni. Un caposaldo del Teatro del ‘900, non privo di grande ironia e di momenti di vera comicità. Un testo eccezionale per una coppia inedita, formata da Milena Vukotic e Antonello Avallone.

 

REGINA MADRE
di Manlio Santanelli
con Milena Vukotic e Antonello Avallone
regia di Antonello Avallone
scene e costumi di Red Bodò

 

Il napoletano Manlio Santanelli, classe 1938, è indiscutibilmente uno dei maggiori autori italiani contemporanei. Mi sono occupato delle sue opere in varie occasione nel corso di oltre un trentennio, a partire dal suo capolavoro d'esordio, "Uscita d'emergenza" del 1980, che ebbi modo di leggere a tavolino con Bruno Cirino per l'edizione che debuttò al San Ferdinando di Napoli il 5 novembre. Dieci anni dopo, nel 1991, curando la voce "Santanelli" per l'enciclopedia del teatro contemporaneo "Autori e drammaturgie" ebbi modo di fare il punto sull'evoluzione della scrittura del drammaturgo napoletano che tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Novanta aveva alacremente proseguito la sua ricerca teatrale con una serie di testi assolutamente originali ed innovativi che avevano suscitato anche interesse ed attenzione internazionali. Mi riferisco in particolare a:
"L'isola di Sancho", Pr. IDI 2t '84; "Regina Madre", Pr. IDI 2t '85; "Il fuoco divampa con furore", 2t '87; "Elogio della paura", 2t '87; "Bella Vita Carolina", 2t '88; "L'aberrazione delle stelle fisse", '88; "La donna del banco dei pegni", 2t '89; "Vita natural durante", 2t '89; "Disturbi di memoria" 2t '90; "Tanto per animare la serata", '91; "Ritratti di donne", mon. '91.

Riporto un brano della mia nota critica di ben 24 anni fa semplicemente per ribadire che il riallestimento di "Regina Madre" al Teatro dell'Angelo, spettacolo bellissimo e recitato da una Milena Vukotic da urlo e un bravissimo Antonello Avallone che ha curato anche la solida regia, mi ha ulteriormente convinto dell'esattezza e attualità delle mie considerazioni. E naturalmente della tenuta del testo nel corso di tre decenni. Scrivevo allora:

"In evidenza fra i nomi emergenti d'una drammaturgia napoletana 'dopo Eduardo', di questo grande maestro Santanelli sembra portare avanti, con originalità di elaborazione tematica ed intensità espressiva, un discorso sulla famiglia come luogo di conflitti e sede di nevrosi. Ma si tratta in Santanelli di famiglie, o convivenze, ridotte poi all'osso, a un rapporto di coppia, e di coppia talora stravagante, comunque in ogni senso sterile, generatrice solo di pensieri (e in qualche caso di atti) distruttivi o autodistruttivi. Dai due coinquilini male assortiti di USCITA DI EMERGENZA (che nell'80 rivela Santanelli al pubblico e alla critica) agli avvelenati sodalizi parentali di REGINA MADRE, di BELLA VITA CAROLINA, di L'ABERRAZIONE DELLE STELLE FISSE, è un seguito di grotteschi, esilaranti e inquietanti 'interni' domestici, nel cui chiuso paiono dimostrarsi afflittive, in pari misura, solitudine e compagnia. Una scruttura sornionamente piana e quotidiana, ma non priva di impennate surreali, in equilibrio fra dialetto e lingua (una lingua pur segnata nel profondo dei percorsi mentali del dialetto), rende più sinistro un quadro di situazioni e vicende dalla forte connotazione italiana e mediterranea, e tuttavia dotate di una carica più generale di significati. Fra i testi meno personali di Santanelli, qualche lavoro su commissione come L'ISOLA DI SANCHO, (dalla vaga ispirazione cervantesca), o PULCINELLA su uno spunto di Roberto RosselIini. I suoi personaggi che, tutti, esprimono una "malattia del vivere" di persone in piena crisi, si ripropongono nelle sue più recenti opere, come in VITA NATURAL DURANTE, in cui troviamo fratello e sorella morbosamente legati uno all'altro pronti a dilaniarsi nella situazione-tipo delle opere di Santanelli, l' "inferno familiare".

Torniamo ad oggi e a questo "Regina Madre" che ripropone appunto quell'inferno familiare cui facevo riferimento nelle note critiche. Un figlio sulla cinquantina, debole e ipersensibile perché da sempre dominato dalla madre che ha esercitato su di lui un ruolo opprimente e, appunto, di Regina, torna a vivere a casa della madre rimasta vedova per accudirla in quelli che potrebbero essere gli ultimi mesi di vita della donna, affetta da una malattia del sangue, probabilmente leucemia. Ma la malattia non è tanto nel sangue della donna, quanto piuttosto nell'anima. Ella è infatti animata da un istinto primordiale che vuole annientare e rendere dipendente da lei qualsiasi persona le si accosti. Tanto più quando si tratta di un figlio succube e tarato da un mai superato complesso edipico.

In circa due ore di intenso spettacolo Santanelli sintetizza due mesi di dura convivenza durante i quali il gioco al massacro porta la Regina madre - che vampirescamente aveva precedentemente succhiato la linfa vitale anche al marito-modello, - a trionfare sul figlio, non solo completamente annullato psicologicamente, ma anche indotto sull'orlo di un abisso mentale e forse della mortale autodistruzione. Banalizzando un po' potremmo dire che Santanelli ha in qualche modo tratteggiato la figura generazionale del "bamboccione" che non riesce ad uscire dalle sottane della madre; mentre la madre trionfa nella gestione di quel suo potere rinvigorito e per nulla spento dalla malattia e dall'anzianità, elementi che, lontano da indebolirne l'influenza, rinvigoriscono al contrario il suo potere in quel particolare legame madre-figlio che si chiama senso di colpa.

Il testo è anche una prova d'attore di eccezionale spessore per i due personaggi estremamente sfaccettati, intricati, sempre alla ricerca di un senso che la loro condizione sospesa tra parto e morte, tra inizio fisico della vita e sua fine naturale, sembra rinviare sempre ad una terza presenza che potrei definire "amletica", il fantasma del padre che la donna fa rivivere astutamente nella memoria per tenere il figlio prigioniero del labirinto e sul punto costante di essere raggiunto dal suo Minotauro interiore.

In questo gioco al massacro trionfa una Milena Vukotic assolutamente straordinaria coadiuvata dal figlio di Antonello Avallone, perfetto nella sua naturalità e immediatezza apparentemente realistica ma che svela a mano a mano ampie zone d'ombra e di vuoti interiori.

La regia dello stesso Avallone molto giustamente a mio giudizio non tenta la strada dell'attualizzazione di un testo di per sé attualissimo, e lo inquadra della sua dimensione storica d'origine, la prima metà degli anni Ottanta, anche col supporto di stacchi musicali d'epoca. Segnalo questa caratteristica dello spettacolo, che nel testo è precisata da una datazione precisa del diario del figlio, poiché la locandina riporta una ambientazione "ai nostri giorni" che molte caratteristiche della pièce escludono a priori. Del resto, quel tipo di "bamboccione" tratteggiato da Santanelli, un professionista apparentemente sicuro di sé che dentro però cova il tarlo del complesso edipico, oggi sarebbe da rappresentarsi anche nella sua dipendenza economica dalla pensione della madre: una Regina che oggi eserciterebbe non solo un potere psicologico, ma anche centellinando al figlio, probabilmente disoccupato, gli spiccioli per le sigarette.

 

Teatro dell'Angelo - via Simone de Saint Bon 19, 00195 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/37513571 - 06/37514258, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 17.30 

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio Stampa Teatro dell'Angelo
Sul web: www.teatrodellangelo.it

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